YouTube: il web crea nuovi posti di lavoro. Quante energie dietro ad uno schermo

Che il mondo del web stia sempre di più prendendo il posto della classica trasmissione televisiva, è qualcosa che ormai è noto. I nativi digitali crescono a pane ed applicazioni e non c’è quindi da stupirsi se la TV non viene più considerata, se non come mezzo per le piattaforme di streaming come Netflix o Prime Video.


Queste nuove forme di intrattenimento sono diventate la quotidianità dei giovani e dei giovanissimi, lasciando da parte le generazioni antecedenti che si vedono escluse da questo mondo. Spesso non lo comprendono o non ne trovano giovamento, altre volte, semplicemente intimoriti dalla velocità con cui si evolve questo mondo, preferiscono rimanere attaccati a qualcosa che loro conosco bene e di cui hanno fiducia. L’industria dell’intrattenimento televisivo è una pietra molto importante della storia italiana, forse ancora più del cinema: i volti più noti provengo o sono passati dagli studi televisivi di Cinecittà oppure di Cologno Monzese.



Ma i tempi cambiano: cambiano le persone, i ritmi ed i bisogni.

Il web, nella fattispecie YouTube (piattaforma di libero accesso sulla quale chiunque può caricare e pubblicare contenuti video), è diventato una nuova fonte di intrattenimento. È vario: la gamma di contenuti tra cui scegliere è vastissima e quindi può raggiungere ogni target d’età. È immediato: accedervi (oltre ad essere gratuito, quindi senza canoni da dover pagar) è semplice ed intuitivo ed i video non sono soliti durare più di 30 minuti. In poche parole, questa piattaforma riesce a tenere il passo con la frenesia della vita di oggi.


Ci sono anche dei falsi miti che vanno sfatati.


Lo Youtuber è a tutti gli effetti un lavoro (anche se in Italia molte persone faticano ad accettarlo). Per caricare un video è necessario scrivere una bozza di copione, procurarsi una strumentazione adatta, saper usare programmi di editing e grafica e soprattutto essere una fonte inesauribile di idee. Anche le tempistiche di un video sono molte lunghe, spesso tra la stesura di una bozza ed il caricamento online possono passare anche due giorni lavorativi che potrebbero includere anche la notte.



Un altro pregiudizio è che gli youtuber siano tutti ricchi: no. Specialmente in Italia poiché, essendo considerati come liberi professionisti, hanno onerose tasse da pagare; in altri paesi come l’America o il Regno Unito, la percentuale di tasse sul guadagno netto è minore e quindi, se ci si basasse solo sui guadagni degli youtuber inglesi, si potrebbe creare questo malinteso. Inoltre, come in ogni campo lavorativo, il guadagno aumenta solo se aumenta lo sforzo, se il prodotto è valido e la qualità è alta: tutti possono pubblicare video ma solo chi ha talento e sa intrattenere potrà farlo diventare un lavoro (o comunque una fonte di reddito notevole).


L’Italia, essendo un paese demograficamente vecchio, è restia ad accettare questi nuovi tipi di lavoro e guarda a questi con un approccio estremamente conservatore ma, con l’inevitabile cambio generazionale il mondo del web – che è già consolidato tra i giovani – andrà incontro ad un crescendo di assensi da parte dell’opinione pubblica.


Articolo a cura di: Victoria Pevere



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