Workaholism: una dipendenza poco conosciuta

Crema solare? Messa. Racchettoni e pallina per giocare in riva al mare? Presi. Zaino coperto dall’asciugamano per evitare furti? Fatto. Telefono? Chiamata di lavoro in entrata, impossibile non rispondere.



Una volta andare in vacanza garantiva una pausa ristoratrice dal proprio lavoro e dall’ambiente di casa, ma oggi è sempre più difficile. Se da un lato le tecnologie permettono di lavorare in modo più efficace ed efficiente, dall’altro esiste lo svantaggio di essere costantemente reperibili e questo impedisce di prendersi davvero una pausa dal lavoro. Il fatto di essere sempre reperibili, anche oltre l’orario lavorativo, contribuisce al fenomeno del workaholism, sempre più diffuso e in certi contesti incentivato, anche se si tratta di una vera e propria dipendenza.


Il workaholism è un bisogno compulsivo di lavorare eccessivamente, sia in termini di tempo che di quantità di lavoro di cui ci si prende carico. Anche nei periodi di pausa, il pensiero dei lavoratori workaholic va costantemente ai propri problemi lavorativi: è evidente quindi che le tecnologie contribuiscono a peggiorare questa dipendenza piuttosto moderna.



In base a quanto detto, si potrebbe pensare che chi lavora tanto e pensa continuamente al proprio lavoro sia guidato da un’estrema passione. Questo è vero solo in parte, perché la passione legata al workaholism è di tipo ossessivo e quindi distruttiva. Questa ossessione per il lavoro nasce dalla paura del fallimento e di non riuscire ad arrivare ad elevati standard lavorativi, da cui dipendono l’autostima e la valutazione di sé. Se da una parte il lavoro è una forma di autorealizzazione quasi per tutti, occorre tenere presente che non è l’unica via: un fallimento lavorativo non deve essere inteso come un fallimento in quanto persona.


Evitare a tutti i costi il fallimento e basare la propria autostima sui risultati lavorativi sono quindi alcuni aspetti che favoriscono il workaholism. Oltre a queste caratteristiche individuali, anche l’organizzazione per cui si lavora può metterci del suo, ad esempio premiando condotte di lavoro eccessivo, frequenti soprattutto in ambienti competitivi.


Quali sono le conseguenze del workaholism? Innanzitutto, un generale peggioramento delle relazioni e del benessere fisico e psicologico del lavoratore, con disturbi del sonno e dell’appetito e un maggiore rischio di malattie cardiocircolatorie e cerebrovascolari. Nei casi più gravi può verificarsi la cosiddetta morte per overwork.


Dal rispondere a una chiamata lavorativa quando si è in vacanza alla morte per overwork ce n’è di strada da fare e con quest’articolo non intendo incitare all’assenteismo lavorativo. Il mio obiettivo è quello di fornire qualche informazione spicciola su una forma di dipendenza poco conosciuta, ma che negli ultimi anni si sta diffondendo a macchia d’olio.


Articolo a cura di: Isabella Rancan



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