Vlad III di Valacchia, il Conte Dracula

Figlio di Vlad II Dracul, voivoda di Valacchia e membro dell’ordine del drago, creato per proteggere il cristianesimo nell’Europa orientale, minacciato dall’espandersi dell’Impero Ottomano. Fu principe di Valacchia tra il 1448 e il 1477.



Vlad si trovò a governare un territorio profondamente instabile sia a livello politico che economico, minacciato da pericoli esterni (Turchi) e interni (Boiardi, ricchi vassalli che erano causa di problemi politici e di instabilità). Riformò l’apparato burocratico e giudiziario, istituendo un a sorta di legge uguale per tutti, nel senso che anche la nobiltà era soggetta alle leggi e alle punizioni derivanti dalla violazione della legge, che quasi sempre consistevano in tortura e pena di morte.


La sua ossessione nei confronti dei boiardi raggiunse il culmine nella “Pasqua di sangue” il 25 marzo 1459, quando furono uccisi, decapitati o ridotti in schiavitù circa 200 boiardi, accusati di alto tradimento e di cospirazione volta a rovesciare il potere del voivoda.


Nello stesso anno, il 1459, Papa Pio II organizzò una nuova crociata che doveva essere guidata dal figlio del sovrano ungherese, Mattia Corvino e Vlad decise di allearsi con Corvino per tenere lontani gli Ottomani dal suo regno. Nel frattempo, il sultano Maometto II aveva già inviato alcuni messaggeri a riscuotere la tassa annuale che il regno di Valacchia doveva versare all’Impero ottomano. Vlad, con il pretesto che i messaggeri non si fossero tolti il turbante dinanzi al suo cospetto, fece inchiodare il turbante alla testa dei messaggeri e successivamente li fece decapitare.


Il sultano reagì a quell’offesa, anche perché seppe che Vlad controllava il Danubio, inviando il governatore di Nicopoli Hamza Pasha, per trattare la pace e, se fosse stato necessario, uccidere Vlad. La reazione di Vlad non si fece attendere e attaccò Hamza Pasha ed il suo esercito di mille uomini in uno stretto passaggio a nord di Giurgio, dopo averli uccisi li impalò e posizionò Hamza Pasha su un palo più alto, ad indicarne il grado più elevato.

Nell’inverno del 1462 decise di attaccare il territorio bulgaro oltre il confine del Danubio, nelle zone tra la Serbia e il Mar Nero. In quell’occasione diede prova della sua spietatezza, in una lettera scritta a Corvino ammise di aver ucciso oltre 23.884 turchi, senza contare le persone morte all’interno delle case bruciate e quelle decapitate dagli ufficiali.


In risposta a questi accadimenti, il sultano Maometto II organizzò un esercito che tra combattenti legittimi e mercenari superava il numero di 100.000 uomini, un esercito spaventoso quattro volte superiore al numero di uomini dell’esercito di Vlad. Il voivoda, quindi, capì che l’unico modo per vincere era utilizzare l’astuzia e così organizzò piccoli attacchi ed imboscate, decimando a poco a poco l’esercito turco, come il famoso “attacco notturno” in cui furono uccisi circa 15.000 turchi.


La vittoria di Vlad sull’impero ottomano venne celebrata in tutto il mondo cristiano e Vlad fu considerato da molti come un eroe. La morte di Vlad non è precisata ma si pensa sia avvenuta tra l’ottobre ed il dicembre 1476, le cause della morte sono pressoché sconosciute ma la maggior parte degli storici ritengono sia stato ucciso in guerra contro gli ottomani e in questa occasione la sua testa e la sua spada furono nascoste nel timore che potesse tornare in vita.


La storia di Vlad si intreccia con la sua “passione” per le torture e per i metodi di punizione e uccisione crudeli e spaventosi. In realtà molti episodi attribuiti a Vlad sono privi di fondamento storico, ma tali leggende sono la prova del temperamento sanguinario e violento che caratterizzava il sovrano. Sicuramente la forma di uccisione peggiore e più frequentemente utilizzata dal sovrano era l’impalamento, tanto che gli venne affibbiato il soprannome di “impalatore”, consisteva nel mettere un palo di legno lungo 4 metri circa oleato nel retto del condannato, che moriva lentamente in un paio di giorni, di solito il condannato veniva anche cosparso di miele per attrarre gli insetti. La leggenda narra che in un giorno furono impalati 10.000 turchi contemporaneamente e organizzò un banchetto tra i condannati agonizzanti. Le adultere venivano impalate vicino alla loro casa. Ma non fu l’unico metodo di uccisione utilizzato dal tiranno, si dice infatti che un giorno fece raccogliere tutti i malati e i mendicanti del suo regno presso una grande casa di legno e mentre i poveri malcapitati consumavano il pasto offerto da Vlad, venne appiccato un incendio che distrusse la struttura ed uccise tutti i presenti.


San Gallo scrisse che in quanto a crudeltà superava Nerone, Erode e Diocleziano messi insieme e la sua leggenda fu di ispirazione per molti romanzi, il più famoso dei quali è il “Dracula” di Bram Stoker. Ma la letteratura, per quanto affascinante e suggestiva, non sarà mai in grado di descrivere esaustivamente la follia di un uomo così crudele.


Articolo a cura di: Antonino Cuppari



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