Viaggio e volunteering: la linea del viaggiatore cheap

Viaggiare è costoso. E’ innegabile che alcuni biglietti aerei possano costare una follia ed è opinione generale che vivere esperienze degne di significato sia direttamente proporzionale allo svuotare il portafogli. Ma siamo sicuri che non ci siano degli escamotage?


Secondo gli studiosi di turismo, esistono due tipi di viaggio: quello circolare, che appartiene al turista, parte da un punto e ritorna allo stesso; quello lineare, proprio del viaggiatore, è una linea retta che parte da un punto e non ha fine. Mentre il turista vede ma non guarda, atto a un’evasione fine a se stessa, spunta obiettivi dalla lista per poi trovarsi pieno o vuoto uguale a prima, il viaggiatore guarda ed osserva, non tocca e non disturba, viaggia per il solo scopo di continuare a farlo, compie un viaggio e da tale viaggio apprende ed immagazzina, tendente ad uno sviluppo personale.


Francamente, la figura del turista non mi è mai appartenuta. Inoltre, viaggiando in un modo e in un altro, ho scoperto che ci sono delle modalità di esplorazione che mi divertono molto di più di altre e preferisco sempre aggiungere un po’ di spezia al mio stile di vita itinerante.


Una figura che rispetta in toto la linea del viaggiatore è quella del volontario. Il volontario non si limita a godersi le mura di un ostello e la sua atmosfera per qualche giorno, bensì vuole contribuire a creare l’ambiente giusto, costruire qualcosa di concreto e tessere legami e lasciare tracce del suo passaggio, il tutto anche acquisendo skills lavorative. Perché comprare il biglietto di un festival se si può offrire i propri servizi in cambio di concerti illimitati? Perché pernottare in una stanza d’hotel quando si può alloggiare a casa di una bella famigliola ricambiando insegnando ai figli la propria lingua?


Molti non sanno dell’esistenza di piattaforme online che permettono di vivere queste esperienze. Lo so, il web può incutere timore e diffidenza, “e chi ci garantisce che non sia tutta una fregatura?”. Quando si tratta di internet, c’è poco da dire, se non che bisogna sempre essere cauti. E’ per questo che per risparmiarti un bel po’ di ansie, ti racconto la mia esperienza tramite due siti affidabilissimi.



Il primo è Workaway.info, tramite il quale ho lavorato per qualche mese in Slovacchia e in Olanda in cambio di vitto e alloggio. Workaway è una lista di host da tutto il mondo che è possibile contattare direttamente per proporsi come volontari. E’ importante precisare che si tratta di una maniera economica per viaggiare, e non, come verrebbe da pensare, un modo per trovare lavoro. Infatti si tratta proprio di questo: dopo le poche ore giornaliere di lavoro, sei libero di fare quello che vuoi in città che avresti invece pagato cifre esagerate per visitare. La quota di iscrizione è pari a circa 45 euro annui, e, se la vita dell’ostello ti dovesse risultare stancante, vi sono anche proposte più tranquille e pacate: fattorie che richiedono manutenzione, famiglie che hanno bisogno di baby sitter (o addirittura dog sitter!), progetti artistici che necessitano una mano in più. Quello che guadagni tu è un alloggio gratuito e tanta, tanta crescita. Conoscerai gente meravigliosa, cambierà la tua prospettiva e migliorerà il tuo spirito di adattamento: spesso anche sette, otto volontari dormono nella stessa stanza!


Hotbox Events, invece, si occupa di musica e festival. L’estate di due anni fa, ho lavorato nelle fire towers del Reading Festival in Inghilterra in turni di otto ore, ricevendo in cambio la possibilità di assistere ai concerti di artisti come Post Malone, Foo Fighters, Twenty One Pilots e Billie Eilish. Nel caso del volontariato nei festival, l’agenzia richiede un deposito cauzionale, che verrà restituito alla fine del periodo lavorativo nel caso in cui non vi siano effrazioni e negligenze da parte del volontario.


Ovviamente, è uno stile di vita che implica una dose non indifferente di spirito di avventura. La marcia in più che offre sentirsi parte integrante di un posto invece di guardarlo da fuori è innegabile, ma è altrettanto certo che si presenteranno delle difficoltà. Dormire in tenda nel freddo umido del clima notturno inglese, il compagno di stanza che russa o che accende le luci mentre dormi, la scomodità di ciò che non è usuale, sono tutte esperienze che insegnano, allenando il nostro cervello a trovare delle soluzioni ai problemi e a prendere la vita con filosofia.


Insomma, come recitano i mantra dei guru della crescita personale, “uscire dalla comfort zone” è indispensabile. Ed è altrettanto necessario riuscire a demistificare l’importanza del denaro. E mentre l’opinione generale è che ci vogliano tanti soldi per viaggiare, io dico che ci vogliono libertà, volontà ed un grandissimo spirito di adattamento.


Articolo a cura di: Bianca Petrucci



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