Uomini spariti nel nulla (pt. 1)

È il 19 maggio 1945, le navi Erebus e Terror dell’Ammiragliato Britannico salpano verso l’esplorazione dell’ultimo tratto del passaggio a nord-ovest, per segnarlo sulle carte marittime e finalmente aprire una rotta di transito veloce verso oriente.



Questa spedizione porta con sé una fama a dir poco terribile, oscura, che inevitabilmente pone l’accento su due questioni importanti: la capacità dell’uomo di affrontare l’impossibile e la validità del motivo per cui lo fa. Ci credereste, se vi dicessi che 128 uomini sono spariti nel nulla? Forse no, ma alla fine di questa storia tutto vi sarà più chiaro.


Il comandante della spedizione era Sir John Franklin, accompagnato dal vicecomandante Sir Francis Crozier. Entrambi avevano esperienza di navigazione artica ed entrambe le navi, tra il 1841 ed il 1844, avevano partecipato alla spedizione di Sir James Clark Ross, sempre alla ricerca del passaggio. Erano sicuramente delle ottime spaccaghiaccio e il loro equipaggiamento era a dir poco all’avanguardia: motori a vapore capaci di mantenere una velocità di quattro nodi, placche di ferro che rinforzavano le prue, un sistema di areazione a vapore che scaldava le cuccette dei marinai e un sistema di dissalazione dell’acqua marina. Le provviste che le navi caricarono sarebbero bastate per circa tre anni e, se le avessero razionate, forse per cinque. Inoltre, all’interno delle navi erano presenti biblioteche e infermerie. L’organizzazione logistica della fregata sembrava essere destinata già al valico e alla conquista del passaggio.


Un nome da ricordare tra i protagonisti di quest’impresa è sicuramente quello di James Fitzjames, al quale spettava il comando della Erebus e che si trovava al fianco di Sir John. Egli fu uno dei nomi che Sir John Barrow, incaricato dell’ammiragliato che doveva disporre e decidere il comandante di questa seconda esplorazione a nord-ovest, selezionò tra i molti. Pensiamo ad esempio che fra candidati vi era anche Francis Crozier, il vicecomandante, che nonostante la sua grande esperienza tra i ghiacci, aveva origini irlandesi, cosa che oscurò le sue capacità tecniche e di comando. Lo stesso James Ross fu riproposto, dato il suo precedente successo, ma rifiutò in quanto promise alla moglie di non intraprendere più viaggi artici. Possiamo pensare allora alla scelta di Franklin come una sorta di “ripiego”, perlomeno non fu sicuramente la prima persona alla quale l’ammiragliato pensò di affidare la spedizione.


Ora dobbiamo notare una cosa che ci risulterà fondamentale in seguito. A livello alimentare, le cucine erano chiaramente provviste di cuochi che giornalmente preparavano il rancio dell’equipaggio, ma è anche ovvio che la possibilità di consumare sempre cibo fresco, era impossibile se si era su una nave in mezzo ai ghiacci. Si affidarono dunque al signor Stephen Goldner, che promise di produrre nel minor tempo possibile una quantità di circa ottomila unità di cibo in scatola. Ovviamente è una risorsa a dir poco funzionale per un equipaggio la possibilità del cibo in scatola poiché permette una maggiore conservazione e, in caso di necessità, anche un facile razionamento. Ma, come detto prima, quest’elemento ci sarà necessario in seguito.


Le due navi si trovarono a salpare da Greenhithe, in seguito fecero una sosta presso le isole Orcadi, nella baia di Stromness, in Scozia e da qui, accompagnate dalla nave militare Rattler e dalla nave da trasporto Barretto Junior, presero la via verso la Groenlandia. Terror ed Erebus si separarono dalle altre due navi presso le isole Whalefish, nella baia di Disko. L’ultimo avvistamento da parte di uomini europei della spedizione è quello fatto dal capitano Dennet della baleniera Prince of Wales e del capitano Martin della baleniera Enterprise, presso la baia di Buffin, mentre le due navi attendevano una condizione migliore per attraversare lo stretto di Lancaster.


Da questo momento in poi dobbiamo affidarci alla parola “ricostruzione”. Terror ed Erebus svaniscono nel nulla, non si hanno loro notizie per un lunghissimo tempo. Saranno le successive spedizioni di salvataggio che riporteranno alla luce il terribile furore che portò con sé due equipaggi e due navi nelle tenebre.


Articolo a cura di: Marco Mariani




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