Uno Stato a Colori

“Sono favorevole alle unioni civili, le persone omosessuali hanno diritto ad una famiglia”. Così Papa Francesco esordisce nel documentario di Evgeny Afineevsky, presentato lo scorso 21 ottobre alla Festa del cinema di Roma.



Le parole di Papa Francesco hanno destato subito grande stupore, poiché per la prima volta la comunità LGBTQ+ ottiene il “consenso” di chi l’ha sempre tenuta al margine della società.


Facendo un excursus storico, ricordiamo che i rapporti omosessuali in Italia risultano legali, se non scandalosi in pubblico, dal 1889, con il codice Zanardelli; ma, la comunità Lgbt riesce ad ottenere un grande riconoscimento – a livello mondiale – grazie ai moti di Stonewall (New York, 1969) che costituiscono la prima vera e propria ribellione di questa comunità ormai stanca di essere emarginata per la propria identità sessuale. Stonewall costituisce l’inizio del riconoscimento dei diritti della comunità LGBT che, da quel momento, diventa protagonista della scena politica e mediatica non solo d’America, ma di tutto il mondo.


Un passo importante avviene nel 2015 grazie a Barack Obama, allora Presidente degli USA, che riconosce i matrimoni omosessuali. In Italia, un evento significativo è dato dall’approvazione della Legge Cirinnà (2016) che regola le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Nonostante questo traguardo, però, l’Italia sembra essere ancora “frenata” nel concedere loro un pieno riconoscimento dei diritti. Vi sono ancora numerosi limiti e impedimenti: rispetto ad altri paesi Europei che equiparano l’unione civile al matrimonio, l’Italia non prevede la coincidenza tra i due istituti. Infatti, i soggetti legati da un’unione civile non sono vincolati da un dovere di fedeltà e possono ricorrere al divorzio senza sottoporsi alla separazione personale.


Altro problema è quello delle adozioni: in Italia le coppie omosessuali non godono di questo diritto, in quanto si ritiene che un fanciullo cresciuto da genitori omosessuali possa avere degli svantaggi rispetto ad altri cresciuti in una famiglia etero. Ma partendo da ciò: è certo che una creatura cresciuta da una famiglia omogenitoriale non possa godere dello stesso amore che “generalmente” concedono una madre e un padre? È giusto lasciare un bambino in un orfanotrofio anziché affidarlo ad una famiglia che, sebbene “diversa”, lo possa accudire come se fosse proprio? È migliore la situazione di un fanciullo nato da uomo e donna che subisca il peso di un divorzio o di altre tristi dinamiche familiari che possano sconvolgerlo? La domanda sorge spontanea: perché la politica italiana non prende in considerazione questi aspetti procedendo a rilento nel processo di integrazione sociale delle famiglie “arcobaleno”?


Ciò è determinato soprattutto dall’influenza del fenomeno religioso cristiano. La Chiesa, infatti, concepisce la famiglia come voluta da Dio e composta da madre, padre e figli, per cui non c’è posto per le coppie composte da persone di sesso uguale. Gli italiani, tra l’altro, si mostrano fiduciosi nei confronti della Chiesa e per questo ancora non si riesce a naturalizzare l’idea di una famiglia arcobaleno. Secondo statistiche europee compiute dall’associazione Ilga, per i diritti degli omosessuali, l’Italia è posizionata al 35° posto su 49 ,in merito al riconoscimento dei diritti della comunità LGBT, data anche la percentuale di atti discriminatori e manifestazioni d’odio compiute da una popolazione che ancora risente dell’influenza cattolica e di una politica non proprio favorevole.


Il nostro Paese, infatti, è stato esortato dall’associazione Ilga ad evitare quanto più possibile manifestazioni omofobiche, attraverso la proclamazione di una legge contro l’omotransfobia, ancora in fase di accettazione dopo la proposta di Ivan Scalfarotto (IV) avvenuta nel 2013.


Nonostante i tentativi di avanzamento della cultura italiana in merito al riconoscimento di questi diritti, ancora il processo di integrazione totale sembra essere lontano, soprattutto in seguito alla smentita del Vaticano riguardo le parole di papa Francesco. Con esse, infatti, egli non voleva discostarsi dalla dottrina della Chiesa stravolgendo un concetto così radicato nella cultura cristiana. Dunque, se la Chiesa ritiene che gli atti compiuti dagli omosessuali siano contrari alla legge divina, Francesco, con le sue parole, non vuole affermare il contrario ma, semplicemente, intende riconoscere loro la possibilità di condividere un rapporto – per così dire – positivo in cui comunque non sono ammesse né la possibilità di procreare, né quella di adottare. Dunque, nonostante le parole del nostro Papa siano rivoluzionarie – come lui del resto – di fatto la situazione cambia poco. Infatti, se in alcuni paesi, ove la realtà LGBT ha riscontrato maggiore fortuna, è concessa la possibilità di unirsi in matrimonio, in paesi come l’Italia, in cui il progresso istituzionale risulta lontano, questa comunità si ritrova ancora emarginata e in attesa di poter essere libera e al pari degli altri.


Marica Cuppari



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