Un Rifugio nella Città Eterna, dove poter essere sé stessi, con gusto

Cari lettori e care lettrici,

Parlando di cultura gastronomica romana - o romanesca, per intenderci - cosa vi viene in mente? Sono certa di conoscere la risposta: i piatti della tradizione che il mondo intero ci invidia, come la carbonara, la pasta alla gricia, la cacio e pepe, i filetti di baccalà, i saltimbocca alla romana…veri e propri emblemi, al pari delle osterie e dei monumenti che rendono Roma unica. La bellezza immortale della nostra Caput Mundi si sposa infatti perfettamente con una cucina saporita, con radici antichissime, quasi intoccabili. Eppure, a due passi dalla stazione Termini c’è un luogo dove l’accoglienza familiare non bada a cosa si ordina o alle scelte di vita (e di alimentazione) dei commensali.



Un ambiente caloroso, che riprende le pietanze dai sapori decisi e genuini, rivisitandole in modo che diventino inclusive.

Adatte a tutti perché per ogni portata del menù esiste la controparte vegana, dagli antipasti, ai primi, ai dolci (fidatevi, mangerete il miglior tiramisù della vostra vita, per non parlare dei primi abbondanti e dei secondi che si sciolgono in bocca…). Non è una lotta tra tradizione e innovazione e neppure una gara tra i menù perché la buona cucina unisce, i pregiudizi e l’orgoglio dividono. A prescindere che siate onnivori, vegani, vegetariani o “simpatizzanti”, mettetevi in gioco, c’è solo da imparare e da stupirsi. Rifugio Romano d’altronde non è solo un ristorante: è una famiglia, è un gruppo di professionisti appassionati, è una filosofia che trasmette una visione di vita. Celebra le origini ma guarda al futuro, concretizzando nel presente l’urgenza di cambiare in mancanza di un “Planet B”.

Al Rifugio ci si può nutrire rinunciando ai derivati animali ma non al gusto e al piacere di condividere un tagliere o la proposta del giorno.

Sono le uova e il guanciale o l’amore e l’esperienza che rendono giustizia al piatto simbolo della città? È il cibo o sono le persone a farci sentire a casa? Ecco, il rifugio non è un’oasi di pace ma uno specchio.

Ti costringe a riflettere e a guardarti dentro. Basta aggiungere, sperimentare, reinterpretare. Sì, persino er cacio sui maccheroni!


Senza giudizio ma con gentilezza, come quando si tende la mano a qualcuno per camminargli accanto. Magari il passo e la distanza percorsa saranno differenti perchè ciascuno ha il suo percorso ma in fondo la Terra è uguale per tutti.


Un grazie sincero allo chef Davide e al suo modo di far sentire coccolati i clienti quando si siedono a tavola; impossibile non ordinare veg con lui ai fornelli e con quelle proposte, una più invitante dell’altra! Regalatevi il piacere del Rifugio, amici e amiche di ICQ, stomaco e anima vi ringrazieranno ‘na cifra.


Articolo a cura di: Giulia Biamino

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