Un alone di mistero, sotto la guida di Shakespeare

“Ma non può ignorare il fatto che a quel tizio piaceva creare un alone di mistero intorno alle cose.”



Archibald Mitfold ha il sospetto che qualcuno stia cercando di ucciderlo. È lontano dall’individuare il colpevole e non ha alcuna intenzione di denunciare il fatto alla polizia per insufficienza di prove se non la sua parola.

Nella Londra della Seconda guerra mondiale, l’ispettore Dan Pardoe è chiamato a investigare sulla morte di Archy Mitfold. È stato trovato con un cappio al collo ma tutti gli elementi nella stanza fanno capire che non si tratta di un suicidio.


“È un fatto ormai consolidato che il suicidio al buio è talmente raro da risultare una pratica sconosciuta. Gli uomini preferiscono morire alla luce.”



Le prime indagini e interrogatori di amici e parenti rivelano che questo era il terzo tentativo di “farlo fuori”, ma qual è il movente? E chi l’assassino?



Un cappio per Archibald Mitfold di Dorothy Bowers (edito da Edizioni Le Assassine) è il classico giallo inglese, il mistero che Scotland Yard (nota dai romanzi su Sherlock Holmes) deve risolvere. Dan Pardoe deve mettere insieme i tasselli di un puzzle, tracce e indizi che Archy ha lasciato intorno a sé, come i tanti disegni di uccelli che sembrerebbero rivelare qualcosa di più.



Consigliato a chi, in un giallo, vuole sentirsi alle strette, capitolo dopo capitolo, un po’ come durante una partita a scacchi. Ogni capitolo inizia con una citazione di William Shakespeare, una guida per il lettore, che incoraggia a seguire nuove piste e a nutrire nuovi sospetti.

Dopotutto, quello che all’inizio sembra essere un enigma irrisolvibile e inspiegabile, in realtà avrà una svolta inaspettata e diversa.


Articolo a cura di: Serena Votano


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