Tutto quello che devi sapere su Sanremo 2022!

Come ogni anno l’Italia, per una settimana – come da tradizione olimpica – cessa ogni attività belligerante (o quasi) e i suoi cittadini, con profonda attenzione, seguono l’evento che più di ogni altro si è distinto, attraverso quasi un secolo di tempo, quale fenomeno folkloristico di massa più rilevante per la nazione. Il Festival di Sanremo, nonché noto anche come Festival della canzone italiana, attrae tutt’oggi milioni di telespettatori e utenti sul web – saggio qui l’uso di RaiPlay – pronti a barcamenarsi tra ore e ore di programmazione e a sostenere le canzoni degli artisti in gara che più li emozionano.


L’edizione appena trascorsa, oltre a garantire le soddisfazioni attese in casa Rai, si dimostra un brillante ultimo canto del cigno, pronto ad abbandonare la creatura che per tre anni ha coccolato. L’Amadeus III, difatti, secondo disposizioni del celebre conduttore (ormai presente nella veste citata nella maggior parte delle trasmissioni di punta della società televisiva e radiofonica) pare essere l’ultimo atto della sua direzione artistica al Festival (anche se, dopo lo scherzetto giocato al Presidente Mattarella, io non ci metterei la mano sul fuoco), seguendo a ruota libera l’amico Fiorello, già quest’anno presente esclusivamente durante la prima serata, dopo due anni trascorsi in veste di co-conduttore ufficiale.


Convince pubblico e critica il cast selezionato per l’edizione appena conclusasi: Amadeus si dimostra abile nell’unire generazioni di artisti apparentemente distanti le une dalle altre, ma che invece si rivelano sorprendentemente affini. Stupiscono, quindi, non soltanto la presenza in gara dei due eterni rivali/amici Morandi e Ranieri, ma soprattutto accostamenti inediti come Ditonellapiagaaccompagnata da un pilastro della canzone italiana moderna come Donatella Rettore. Inatteso, forse, è anche il podio: capace di unire la generazione di Morandi – in questa edizione forse anche eccessivamente sorretto dalla partecipazione, nella serata dedicata alle cover, dell’autore del brano in gara, Lorenzo Jovanotti Cherubini – quella di Elisa Toffoli, che solo (si fa per dire) ventuno anni fa partecipava per la prima volta e vinceva il Festival di Sanremo e infine la generazione di Blanco e Mahmood (anche qui Amadeus mostra abilità nel selezionare una delle intuizioni più interessanti della conduzione Baglioni, nonché dell’attuale panorama Urban-pop)



Colpiscono positivamente anche altre coppie, prima fra tutte Highsnob e Hu, i quali pur provenendo da percorsi e panorami musicali differenti si amalgamano molto bene e presentano sul palco un brano denso di emozione, che avrebbe decisamente meritato un posizionamento più elevato nella classifica finale. Non mancano però, nel far parlare di sé, Irama e Gianluca Grignani, quest’ultimo specialmente, dopo aver accompagnato il giovane nella serata cover – sulle note del suo brano “La mia storia tra le dita” – è parso agli occhi di molti, specialmente diversi utenti online, non particolarmente concentrato sulla performance. A questo tocca aggiungere, d’altro canto, che possa e debba (entro limiti certo non consentiti dal pubblico) essere sempre e soltanto l’artista a curare la propria apparizione sul palco. Grignani ha saputo catturare l’attenzione dell’audience al Teatro Ariston e ha spaccato in due il web, benché, fortunatamente, molti abbiano riconosciuto in quella di venerdì sera, una grande esibizione. In effetti, quello riversatosi nei confronti dell’artista, si rivela un fenomeno di bullismo imperdonabile e che stona di gran lunga con i toni assunti durante e a seguito delle serate precedenti del Festival, all’insegna dell’inclusività. Descrive in maniera efficace il fenomeno Eva Elisabetta Zuccari su Today.it “La legge della discriminazione a piacimento” checolpisce, purtroppo, tutti coloro che non hanno una risonanza mediatica sufficiente.


Poco convincente, invece, Achille Lauro, la cui partecipazione al Festival risulta meno incisiva rispetto agli anni precedenti in veste di cantante in gara e ospite, complice anche un finto battesimo che secondo la mia modesta opinione, sa di già visto. “Conquista” l’ultima posizione Tananai, che, con la sua “Sesso Occasionale” non cattura l’empatia del pubblico, pur intendendo il festival molto più sportivamente di diversi colleghi, un gioco dove si vince e si perde, ma dove conta anche emozionarsi e la capacità trarre un insegnamento utili ai fini della propria arte e della propria carriera. Emozionante, infine, “Dove si balla” di Dargen D’Amico, non particolarmente premiata dalla classifica, ma che infiamma invece il palco, il teatro e – ne sono certo – anche i telespettatori a casa con un inno non troppo velato al ballare, al superare la crisi, non soltanto sistemica, sanitaria ed economica, della pandemia, ma anche l’immobilismo sociale e culturale che questa ha innescato.


Menzione d’onore ancora una volta ad Amadeus, capace di smussare alcune caratteristiche spesso ostiche del Festival, quale ad esempio la durata – negli anni a volte incessante e immotivata – delle puntate, che durante l’edizione appena trascorsa è stata rivisitata. Specialmente il conduttore si è confermato abile nel selezionare un cast d’eccellenza di co-conduttrici e ospiti, i quali pur non mostrandosi esenti da critiche di ogni sorta (scagli la prima pietra chi è senza peccato), cavalcano un evidente spessore e tengono incollati gli spettatori al divano con delle digressioni monologhiste o satiriche azzeccate e che lasciano ampio spazio alla riflessione. Da non scordare neppure la breve apparizione dei Maneskin, ormai successo internazionale, tornati al festival per esibirsi e omaggiare la vittoria dello scorso anno, poi coronata dal trionfo all’Eurovision Song Contest. Ottimo il dosaggio della componente politica, che da sempre contraddistingue il festival e che quest’anno non viene adoperata come strumento utile esclusivamente ad oscurare la debolezza dello show o dei cantanti in gara, ma piuttosto come uno spazio saggiamente cucito per lanciare messaggi trasversali – di cui la portabandiera indiscussa quest’anno è Drusilla Foer con il suo toccante discorso sul tema dell’unicità.



A Festival concluso, possiamo dirci certamente soddisfatti; dal canto mio posso vantare una fiera seconda posizione nella lega organizzata ad hoc per il FantaSanremo, ennesima trovata azzeccata di questa edizione del festival, capace di strappare più di un sorriso nel corso delle serate (forse però, alla lunga, anche leggermente stancante). In chiusa, spesso si dice che morto un papa se ne fa un altro, e di certo la macchina di Sanremo non si fermerà di fronte ad un banale cambio di conduttore, tuttavia ci auguriamo che il cambio di rotta non si riveli drastico, in relazione ai tre anni appena trascorsi, durante i quali il festival si è avvicinato più che mai ai giovani e ha consacrato eccellenze italiane nel panorama europeo e d’oltreoceano.


Articolo a cura di: Antonino Palumbo




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