Turner: luci, tempeste e l’esperienza che cambia la prospettiva

«La nascita di un colore richiede luce e oscurità, chiaro e scuro, oppure con un’altra formula più generale, luce e non-luce. Vicinissimo alla luce nasce un colore che chiamiamo giallo, vicinissimo all’oscurità sorge invece quanto designamo con l’espressione azzurro». (W. Goethe, La teoria dei colori)

Fig.1 Fishermen at Sea (1796), olio su tela, Tate Britain - Londra

Fig.2 Tempesta di neve. Battello a vapore al largo di Harbour's Mouth (1842), olio su tela, Tate Britain - Londra

1796, siamo agli inizi dell’epoca romantica, la Royal Academy of Art decide di esporre “Fishermen at Sea” (Fig. 1), ad oggi conservato alla Tate Gallery di Londra. Così inizia la carriera pittorica del celebre William Turner, che non lascerà in eredità solo il suo segno nella storia dell’arte, ma un vero e proprio patrimonio di luci.

In “Fishermen at Sea” ci troviamo di fronte ad un’atmosfera pienamente romantica, di mistero, grandezza e assoluta bellezza, che ritrae la natura invincibile, questa volta durante una notte di tempesta e mare in burrasca, dove i marinai in balìa delle onde tentano di domare l’imbarcazione e di tenere viva la fiamma della loro unica lanterna. Intanto il tocco dell’artista si fa largo tra le nuvole scure e illumina i misteri della notte con i suoi raggi, ma ciò che non si trova nei suoi pressi risulta quasi invisibile. In questo modo i contrasti di colore giocano a mescolarsi in vortici di blu, verde scuro e un nero schietto, sottolineando un’emotività comunicativa notevole. A sinistra si ergono rocce, gli “aghi”, confermano la minuziosa attenzione per i particolari, inquadrano ancora meglio la narrazione dell’opera e la possibile collocazione geografica, riconducibile alle isole di Wight, situate nella Manica a sud di Southampton.

Avrete fatto caso ai tratti classici adottati da Turner in questa opera: puliti, precisi, realistici, distinti... del tutto diversi dallo stile che affinerà più avanti, uno stile che ispirerà gli impressionisti, in particolare a Claude Monet. Il principio e il suo modo di dipingere cambia dimostrando la sua superiorità artistica: per poter ricreare un contesto il più verosimile possibile, decise di farsi legare all’albero maestro di una nave durante una giornata di burrasca, così da avere chiare le sensazioni, ammirare la reale manifestazione della natura, senza filtri o immaginazione. Sfruttare l’esperienza per sentire, possedere la conoscenza del fatto e saperla riproporre cambiando prospettiva, questa è la novità che rese Turner diverso dagli altri.

In “Tempesta di neve. Battello a vapore al largo di Harbour's Mouth” (Fig.2), del 1842, infatti, noteremo che è proprio la tecnica pittorica ad essere cambiata. La luce è il perno su cui ruota l’intera immagine, un battello ritratto controluce ondeggia, incorniciato da un vortice di onde e vento mossi da una bufera di neve. Le zone grigie e cupe sono alternate da schizzi più chiari per mettere in evidenza il contrasto. Le pennellate veloci conferiscono la drammaticità, non permettono di mettere a fuoco la visuale sviluppatasi in ovale, rendono l’idea di dissolvenza, dispersione, mentre quelle più dense e coincitate il non poter scorgere altro se non il mescolarsi di cielo e mare, il senso di distruzione.


Dunque abbiamo preso visione di ben due opere, che seppur realizzate diversamente rappresentano lo stesso scenario e contengono le medesime caratteristiche: colori, luce ed elementi di disordine. Turner riesce a rendere la potenza dei colori mescolandoli, sovrapponendoli, ma senza disperderli completamente; questo fa sì che gli spazi non siano più misurabili, ma sconfinati, profondi, sono proprio i colori a suggerire le forme della natura marina e gli effetti che l’atmosfera crea: ciò che non si vede, si sente. Conferisce inoltre un significato alle tonalità scelte: le tinte più calde come la presenza di Dio, barlume della positività, mentre quelle scure alla disillusione e al dramma. La sua ossessione per il carattere mutevole della luce è la caratteristica fondamentale, si concentrò su come il mutamento, assieme ai colori, operasse in relazione al gioco di scuri e tenebre: non a caso fu nominato “il pittore della luce”.

Il soggetto principale è la natura, in particolare le sfaccettature di essa dove la drammaticità è la chiave delle sommosse e dove l’essere umano viene ritratto per dimostrare la sua vulnerabilità, nonché impotenza dinnanzi Dio. Dio che è luce, che è sole, è la natura stessa che palesa la sua presenza e il suo volere, è il Sublime che attrae e allo stesso tempo esige... il tutto che si mescola e affonda radici. Chapeau.

Non c’è altro da dire.


Matilda Balboni



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