Tre giorni d’inverno ligure

E nel pomeriggio quando il sole ci nutriva Di tanto in tanto un grido copriva le distanze E l'aria delle cose diventava irreale

Ricordo così i tre giorni trascorsi sulla Riviera Ligure, con Summer On Solitary Beach di Battiato. Basta solo sostituire all’estate il mese di febbraio e il sole riflesso sul mare non è quello accecante della calda stagione, ma quello languido dei primi mesi dell’anno. Ricordo soprattutto l’aria delle cose che diventava irreale: leggendo oltre sarà chiaro il perché.



Il primo dei tre giorni, dopo un viaggio in macchina con una partenza poco lontana da Vicenza, siamo approdati a Recco. È una cittadina in provincia di Genova che si affaccia sul mare, con una spiaggia protetta da due suggestivi moli in sassi bianchi. Nonostante Recco sia famosa per l’omonima focaccia, un piatto semplice generalmente accompagnato da formaggi, quel giorno ho optato per un piatto di gnocchi con pesto alla genovese: una scelta quanto mai azzeccata e nel rispetto della tradizione culinaria locale!


Nel pomeriggio ci siamo spostati a Camogli (GE), la base di partenza e ritorno per i due giorni successivi. Nutrita dal sole invernale e incorniciata dal cielo limpido, la cittadina ha dato il meglio di sé. Gli alti palazzi dai colori caldi spiccavano in contrasto al cielo azzurro e al mare d’inverno, che nel piccolo porto accoglieva numerose barche al riparo.


Il tempo del secondo giorno è stato meno clemente, ma non ci siamo fatti intimidire. La tappa era Genova, che abbiamo raggiunto da Camogli attraverso un viaggio in treno lungo la costa. Scesi alla stazione ferroviaria di Piazza Principe, abbiamo raggiunto il famoso acquario con una passeggiata di un quarto d’ora. I biglietti che avevamo prenotato online ci hanno permesso di accorciare di molto la fila: sul sito dell’acquario sono disponibili diverse offerte e, ad oggi, la visita è permessa solo a chi possiede il Green Pass rafforzato ed è munito di mascherina FFP2.


Durante i giorni di quel viaggio si sapeva ancora molto poco del Covid-19. Si iniziavano a registrare i primi casi in Lombardia e l’ironia sull’ “influenza asiatica” che fino a quei giorni aveva accompagnato le chiacchiere tra amici stava lasciando spazio a una più seria preoccupazione generale. Ricordo che quel giorno, conclusa la visita all’acquario, abbiamo deciso di fare un giro per le piovose vie di Genova e poi di ritornare a Camogli con il primo treno della sera. Non c’erano ancora mascherine a coprire i volti dei passeggeri, ma alle risate di due bambini seduti non lontano si mescolavano i discorsi sul Coronavirus delle altre persone nel vagone. In quei giorni tutti ne parlavano, senza sapere davvero cosa sarebbe successo di lì a poco. Sembrava così irreale che una pandemia potesse abbattersi su tutto il mondo e cambiare così radicalmente le nostre vite.


Portofino è stata la meta dell’ultimo giorno. L’abbiamo trovata molto tranquilla: qualche bar aperto e poche persone che passeggiavano oziosamente nel porto, meravigliate quanto noi dalle centinaia di piccole meduse che si vedevano appena sotto il pelo dell’acqua. Con una passeggiata di circa mezz’ora abbiamo raggiunto il faro, sulla punta estrema del promontorio. Il percorso fa parte della più estesa Passeggiata dei Baci (8.5km), che parte da Santa Margherita Ligure e raggiunge il faro di Portofino. Da lì si può godere di una suggestiva vista sul mare che si estende a perdita d’occhio,solitario e blu.


Articolo a cura di: Isabella Rancan


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