Tacito e la Roma del suo tempo

Nel complesso panorama letterario che si sviluppa con la fine della Repubblica e l’inizio del Principato, Tacito denuncia la battaglia di Azio come il capolinea della libertas romana e l’inizio della servitus. Probabilmente originario della Gallia, Publio Cornelio Tacito si formò a Roma, dove nel 78 d.C. sposò la figlia di Gneo Giulio Agricola, sotto la cui egida intraprese la carriera politica. Sotto l’imperatore Nerva ricoprì nel 97 il ruolo di consul suffectus e, sotto il principato di Traiano sostenne con Plinio il Giovane l’accusa di corruzione mossa contro Mario Prisco.



Fu proconsole d’Asia nel 112. Morì intorno al 117. Sono tre le opere di Tacito funzionali a delineare la sua visione della società romana: l’Agricola, le Historie e gli Annales. In queste Tacito, a distanza di un secolo da Livio e Sallustio, ci mostra tutte le conseguenze e i risultati del Principato. Pur mantenendo la tesi della necessità del Principato, il percorso intrapreso da Tacito porta agli estremi il moralismo sallustiano. La critica alla contemporaneità sottintende uno stretto rapporto con la politica, ed è possibile solo grazie alla riacquistata libertas sotto il principato di Nerva e Traiano. La società romana sotto il Principato è dipinta da Tacito come cupa, corrotta moralmente e schiava del desiderio di assecondare ogni volontà del principe. Centro della riflessione di Tacito è il palazzo reale, attorno al quale orbitano l’élite romana e i familiari del principe. Questi ultimi, assunti come protagonisti degli Annales, sono descritti pieni di vizi, dissoluti e crudeli. Particolarmente disumano è il personaggio di Nerone, caratterizzato da eccessi e crudeltà di ogni sorta. Per quanto piena di vizi, la società romana può ancora fornire esempi di politici sani.



Al’interno del quadro complessivo della società, il suocero Agricola, Petronio, Corbulone e Germanico non esitano a dimostrare tutte le loro virtù morali e amministrative. Malgrado ciò, il tono con cui Tacito ci racconta le vicende di Roma rimane intenzionalmente tragico. L’intento dello storico è infatti quello di metterci di fronte ad una riflessione pessimistica, che non vede per i romani alcuna redenzione futura. In questo contesto si inserisce la figura di Traiano. Costui rappresenta per Tacito un ottimo imperatore, capace di ristabilire l’unità dell’impero e di governare senza cadere nella tirannia. Tuttavia il suo regno costituisce solo la migliore situazione possibile del momento, anteponendo Tacito, in ogni caso come forma ideale di governo la Repubblica. In conclusione, per Tacito, l’assurgere di Roma a potenza dominante alimentò il processo di autodistruzione che ebbe come culmine le guerre civili e come tentativo di riparazione il Principato.


COLLABORAZIONI - Articolo a cura di: Giacomo Sabbatini



Bibliografia:

AA.VV., Lo spazio letterario della Roma antica, volume I: l’idea di crisi in Livio, Sallustio e Tacito, Salerno editrice, 1993, p. 208.

AA.VV., Lo spazio letterario della Roma antica, volume III: la ricezione del testo, Salerno editrice, 1993.

I. Montanelli, Storia di Roma, pp. 348, 436-440, Longanesi & C., Milano,1957.

Tacito, Annales, Mondadori Libri, Milano 2018.

Rassegna degli strumenti informatici per lo studio delle antichità classiche (http://www.rassegna.unibo.it).

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