Sport e gender gap: la parità è ancora lontana?

Viviamo in un paese in cui è ancora evidente la divisione tra le “cose da maschio” e le “cose da femmina”. Un sinonimo di arretratezza culturale che non poteva non coinvolgere anche il mondosportivo, un campo in cui le donne ci sono, ma con il ruolo di riserve in “panchina”.



Tanto gentile e tanto onesta pare”. Lo diceva Dante Alighieri per rivolgersi alla sua bella Beatrice. Una citazione che racchiude l’ideale di donna del tempo: dotata di grazia e gentilezza, non di certo fatta per la pratica sportiva, collegata invece ai concetti di forza e di fatica. Per coniugare il mondo dello sport a quello femminile bisognerà aspettare il 1800 quando, in Inghilterra e in Francia, verrà data anche alle nobildonne l’opportunità di svolgere qualche semplicegioco di movimento.


Insomma, lo sport era proprio “roba da uomini”. Ora, la domanda sorge spontanea: “oggi, la situazione è realmente cambiata?” Con piacere, possiamo confermare che la situazione attuale non è esattamente la stessa di un tempo, ma con rammarico bisogna sottolineare che, quando si tratta di sport (e non solo), il divario tra uomini e donne è ancora molto evidente. Un gap tra sessi che si manifesta non solo inrelazione alla tipologia di sport praticato, ma anche al salario percepito che, nel caso degli uomini, è spesso nettamente più alto, anche a parità di capacità e livello. A contribuire in modo evidente a questo divario, c’è l’impossibilità per le atlete di essere professioniste, una condizione che le obbliga al ruolo di dilettanti, alla mancanza di sponsor e alladifficoltà di generare un reddito sufficiente al proprio sostentamento. È un dato di fatto che le donne sportive guadagnino circa il 30% in meno dei colleghi uomini: se pensiamo al calcio, uno degli sport più pagati in assoluto, lo stipendio mensile di una giocatrice ammonta a 5.000 euro circa (per le più fortunate), da non paragonare minimamente agli ingaggi esagerati della maggior partecalciatori. Con relativa certezza, si può affermare che la scarsa visibilità e considerazione delle atlete è causata anche dal fatto che la copertura mediatica riservata agli uomini sia nettamente superiore e, al tempo stesso, le poche notizie che coinvolgono le sportive focalizzano l’attenzione sul loro aspetto estetico,piuttosto che sulle performance. Un caso emblematico è quello rappresentato da Dutee Chand, la sprinter indiana che fu accusata di mostrare tratti somatici “troppo mascolini” e costretta a sottoporsi a test ormonali per valutare isuoi livelli di testosterone, che ne determinarono il ritiro dalla federazione indiana. Un episodio mai accaduto tra gli atleti uomini e che dimostra, ancora una volta, la tendenza discriminatoria neiconfronti delle donne, anche a scapito della loro privacy. È bene sottolineare che il gender gap nello sport non coinvolge solo gli atleti avanzati. Anche quando si tratta di sport dilettantistico e hobby, le donne sono in minoranza. Secondo i dati del Censis, relativi al periodo pre-pandemia, le donne che praticano sport con continuità sono circa 18 milioni, il 48% del totale degli sportivi, una percentuale che si abbassa ancora se si fa riferimento alla fasciadi età over 18 e agli sport considerati “da maschi”, come il calcio.


È evidente che il divario di genere rappresenta soprattutto una questione culturale: per ora,l’appuntamento per la gender equality è fissato al 2172, riusciremo a battere gli stereotipi di generesul tempo?


Articolo a cura di: Alice Fiore


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