SOS libertà di stampa: il diritto di cronaca tra restrizioni legittime e censura

A fine giugno è arrivata l’inquietante notizia della chiusura dell’Apple Daily, l’unico giornale di opposizione di Hong Kong. La redazione ha affrettato la chiusura dopo che, una settimana prima, era stata oggetto di un blitz di 200 agenti di polizia cinesi, con tanto di confisca di materiale, congelamento dei beni vari arresti con l’accusa di attività ostili in collusione con forze straniere. In segno di protesta, la popolazione ha mostrato appoggio verso il giornale e per la città si sono create lunghe code di persone che per tutta la notte hanno aspettato l’uscita dell’ultima edizione del quotidiano. Tutto ciò mostra certamente cosa stia significando per i cittadini di Hong Kong subire sempre di più il controllo cinese. La libertà di stampa è da sempre considerato uno dei capisaldi della democrazia perché incoraggia il dibattito pubblico e permette ai cittadini di controllare l’operato del potere, ma è anche spesso oggetto di compromessi e subisce restrizioni pure nei paesi più liberali. Prima di sventolare il cartellino rosso della censura, però, bisogna prima imparare a distinguere tra limitazioni ragionevoli e quelle di tipo opportunistico.



A tal proposito, uno studio pubblicato nell’aprile 2021 da Reporter senza frontiere ha denunciato gli effetti preoccupanti della pandemia sulla libertà di stampa, sottolineando come in molti paesi le limitazioni legate al Covid-19 sono diventate un pretesto per limitarla. Il 73% dei 180 paesi valutati presentano situazioni gravissime, difficili o problematiche e solo il 7% mostra una buona situazione, rappresentando la cosiddetta zona bianca, che non è mai stata così piccola dal 2013. Così, per esempio, in Ungheria le informazioni sul coronavirus sono bloccate da una legislazione di emergenza del marzo 2020 che punisce le “false informazioni”, mentre in Malesia un decreto contro le fake-news permette al governo di imporre la propria versione della verità.


In questo studio, l’Italia si posiziona come 41esima nella lista di Paesi. Secondo il segretario generale della Federazione nazionale stampa italiana questa posizione sarebbe dovuta alle minacce che ancora troppo spesso vengono rivolte ai giornalisti e allo stallo in Parlamento delle proposte di legge sulla tutela del diritto di cronaca e della professione. Definita dalla Corte costituzionale come la pietra angolare dell’ordine democratico, la libertà di stampa è tutelata dall’articolo 21 della nostra Costituzione, che ne permette la limitazione alla libertà di pensiero solo per tutelare il buon costume. Tale regime di stampa è caratterizzato da un lato dal divieto di controlli di tipo preventivo, come l’imposizione di un’autorizzazione prima di pubblicare o la censura; dall’altro da una forma di controllo successivo alla pubblicazione, il sequestro. Quest’ultimo, però, è possibile solo nei casi in cui la legge sulla stampa lo autorizza espressamente e deve essere imposto da un provvedimento motivato dell’autorità giudiziaria. In caso di assoluta urgenza può essere effettuato dalla polizia giudiziaria, che però dovrà richiedere la convalida dell’autorità giudiziaria entro 24 ore. Se questo non avviene dopo altre 24 ore, il sequestro si intende revocato.



La libertà di stampa, però, si può scontrare con altri diritti fondamentali, come per esempio l’onore o la reputazione. Nel bilanciamento tra diversi interessi, la Corte di Cassazione con la sentenza 5259/1984 ha elaborato tre limiti di legittimità al diritto di cronaca dei giornalisti. In primo luogo ci deve essere l’utilità sociale dell’informazione pubblicata, ovvero un interesse pubblico alla conoscenza di quel fatto. In secondo luogo, la notizia deve essere caratterizzata da verità oggettiva o almeno putativa, purché esito di un lavoro di ricerca adeguato. Infine, il giornalista deve esporre i fatti con una forma civile. Per garantire, poi, il pluralismo delle fonti di informazione, il legislatore ha incluso nella legislazione antitrust una disciplina ad hoc per i trasferimenti di imprese giornalistiche e radiotelevisive proprio per evitare la formazione di posizioni dominanti.


I costituenti avevano certamente colto l’importanza del diritto di cronaca agli albori della nostra Repubblica. Certo c’è ancora molta strada da fare per garantirne a pieno la tutela e non sempre possiamo godere di un giornalismo di qualità, però la storia di Hong Kong non può non scuoterci. La possibilità dei giornalisti di esprimere liberamente la loro opinione e del pubblico di godere di questo pluralismo è un importante motore per la democrazia perché mette a nudo il potere dello Stato davanti ai cittadini. E questa è una cosa che non dovremmo mai prendere sottogamba.


Articolo a cura di: Laura Tondolo



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