Social World Film Festival, intervista esclusiva a Lucas Lynggaard Tønnesen

Aggiornamento: 24 nov 2020

Lucas Lynggaard Tønnesen è stato ospite alla X edizione del Social World Film Festival, la Mostra Internazionale del Cinema Sociale per la direzione generale del regista pluripremiato Giuseppe Alessio Nuzzo. La kermesse, tenutasi dal 6 all’11 ottobre presso il Castello Giusso di Vico Equense, in provincia di Napoli, si è svolta in una rigida osservazione nelle dorme vigenti e dei protocolli sanitari indicati dal ministero della Salute. Lucas, protagonista dell’acclamata serie targata Netflix “The Rain”, ha raccontato ai microfoni de “Il Confronto quotidiano” come ha fatto a calarsi nei panni del protagonista Rasmus Andersen.



In “The Rain” la trama s’impernia su un evento apocalittico che induce i personaggi principali, come il tuo, a vivere in libertà. Cos’è per te la libertà?

“La libertà è poter scegliere e fare ciò che si vuole con propria coscienza. Fare le proprie scelte e vivere nel modo più giusto per sé stessi”.


Quant’è stato importante per la tua crescita professionale la partecipazione in “The Rain”? “L’esperienza sul set di “The Rain” è stata molto importante, in quanto si è trattato di uno dei primi ruoli che mi è stato assegnato. Ho imparato molto, non solo dal mio personaggio ma anche da quelli che mi stavano attorno”.


Tra le prime pellicole della tua carriera vanti la partecipazione in “ Carl Morck - 87 minuti per non morire”. Una parte ottenuta da giovanissimo. Cosa significa essere coinvolto nelle realtà dei set cinematografici già in tenera età?

“Quando ho iniziato a recitare ho sentito subito il bisogno di dire la mia, anche nelle scene desideravo esprimere la mia opinione, spiegare come andava registrata e interpretata secondo me una scena. Non volevo che i più adulti pensassero “perché non sta zitto? Chi è?”, però in realtà con il tempo mi hanno ascoltato, chiaramente non in tutto, però ho offerto un contributo con il mio punto di vista sulla scena e sul personaggio”.


Che differenza intercorre, secondo te, tra il teatro e il cinema?

“La differenza la si nota nei tempi. Nel cinema ogni frame è importante, ogni singolo momento viene catturato. Il tempo ha una differenza sostanziale rispetto al teatro: io credo il cinema comunichi molto di più rispetto al teatro, in quanto non c’è dispersione, e la macchina da presa riesce ad immortalare ogni attimo”.


Lucas, cos’è per te il cinema sociale?

“Senza dubbio il cinema sociale è un qualcosa che serve a tenere tutti uniti. Lo si dimostra soprattutto in occasioni storiche di pandemia globale come queste, in cui a causa d’intemperie e varie problematiche non possiamo trascorrere insieme il tempo come vorremmo. Il film è importante per il sociale, perché appunto crea l’occasione per riunirsi e per scambiarsi idee, emozioni, pareri”.


Emanuela Francini



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