Scegliere la verità online: il caso dei forni crematori russi

A Mariupol "i russi usano forni crematori mobili per bruciare i corpi e coprire i crimini di guerra". Su Telegram la denuncia del Municipio della città portuale: "Assassini che cancellano le loro tracce"


Questo è ciò che si legge in apertura di un articolo pubblicato a inizio aprile sul sito di Rai News. Stando a quanto scritto, starebbero circolando sul web immagini inequivocabili sul conflitto tra Russia e Ucraina: “A Mariupol i soldati russi hanno allestito crematori mobili per bruciare i corpi degli abitanti uccisi e coprire le tracce dei crimini contro i civili.”


La devastazione di Mariupol (fonte: rainews.it)

Ma se provate a digitare nella barra di ricerca di Google “forni crematori mobili russi”, troverete una serie di link tra loro contraddittori. Secondo alcuni canali d’informazione, le foto diffuse online del forno crematorio mobile sarebbero tratte da un video del 2013, che riprede un veicolo utilizzato per lo smaltimento di rifiuti biologici. Sembrerebbe dunque che non necessariamente questi mezzi siano utilizzati per cremare soldati russi e civili ucraini morti durante la guerra.


Se da una parte abbiamo una possibile fake news, dall’altra abbiamo quello che viene chiamato “debunking”. Il debunking è una delle strategie più utilizzate per smentire le fake news (di qualunque natura esse siano) e consiste nello spiegare a posteriori perché una notizia è falsa. Per far questo, è necessario utilizzare dati e fonti certi e affidabili. Il problema principale del debunking sta nel fatto che le persone non sempre vengono persuase, perché c’è la tendenza ad ancorare il proprio punto di vista a ciò che già si è preso per buono, anche se si tratta di una fake news. Rivedere la propria opinione su una certa tematica richiede energie cognitive e di accettare di essere nel torto. Quale minaccia peggiore all’autostima?


Un’altra strategia per combattere la diffusione delle fake news è il prebunking. Si tratta di un’azione preventiva, per cui si avvisano le persone dalla possibilità di incontrare fake news navigando online. È utile, inoltre, fornire opinioni e prospettive contrastati circa una data questione di cui non si conosce l’esatta verità: in questo modo si favorisce il pensiero critico e la ricerca di maggiori informazioni da fonti possibilmente attendibili.


A tal proposito, occorre mettersi in guardia da un meccanismo invisibile ma potente: le echo chamber. Sono ambienti online (gruppi, pagine, canali…) in cui c’è una polarizzazione delle ideologie. Prendiamo ad esempio la notizia degli inceneritori mobili in Russia, di cui non se ne conosce l’esatto utilizzo. L’idea che il governo russo abbia pianificato di utilizzarli per sbarazzarsi di tracce “scomode” rappresenta una prospettiva agghiacciante, che spinge necessariamente l’opinione pubblica in una certa direzione. D’altro canto, però, la fretta di rendere pubblica tale cruda possibilità non ha permesso una corretta verifica delle fonti. La nostra opinione potrà essere influenzata da quella dei nostri contatti online, persone che conosciamo in una certa misura e con cui condividiamo opinioni e punti di vista. Questo favorisce la polarizzazione delle opinioni delle persone, che si supportano a vicenda e danno così vita alle echo chamber.


La consapevolezza di questi aspetti permette di difendersi un po’meglio dalle fake news, imbracciando un pensiero critico e andando alla ricerca di fonti quanto più autorevoli e certificate.


Articolo a cura di: Isabella Rancan

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