Scarcerazione Giovanni Brusca: dura lex, sed lex

Dopo 25 anni di detenzione viene scarcerato colui che ha diretto l’attentato a Giovanni Falcone, squagliato nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo e compiuto altri crimini atroci.



Giovanni Brusca riconquista la libertà sotto lo sconcerto e l’incredulità di molti, che ritengono ingiusto tale provvedimento. Ma perché costui è riuscito a sfuggire all’ergastolo riducendo la sua pena di addirittura 5 anni, rispetto a quelli originariamente previsti?

Ciò, in questo momento, costituisce motivo di indignazione, soprattutto per le vittime della mafia. Si discosta da questa corrente di pensiero, in maniera sorprendente, la sorella di Giovanni Falcone, Maria, la quale, pur essendo addolorata dalla triste notizia, sa che ciò è avvenuto esclusivamente per volontà della legge. Legge che era stata voluta proprio dal fratello e che, come tale, deve essere rispettata. Ricordiamo, infatti, l’accordo passato tra mafia e Stato, secondo il quale chiunque avesse collaborato con la giustizia, si sarebbe risparmiato la perpetuità della pena. A quel tempo, infatti, la mafia sembrava invincibile e l’unica soluzione per fronteggiarla era proprio l’ausilio dei pentiti.


Questo è quanto accaduto nel caso Brusca, il quale ha deciso di mettersi a disposizione della giustizia confessando quanto commesso, a partire dalla coordinazione dei preparativi per l’attentato a Capaci, nel quale persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e altri tre uomini della scorta, fino ad arrivare al rapimento e conseguente soppressione di Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo. Il boss decise di rapirlo per ottenere il riscatto dal padre, considerato dalla cosca un traditore. Il giovane, dopo essere stato rapito, venne sciolto nell’acido nelle campagne di San Giuseppe Jato, luogo in cui Brusca ha compiuto innumerevoli crimini. Con ciò si concluse una campagna di persecuzione dei pentiti e dei loro familiari. Sicuramente costui, nel compiere tali rivelazioni, è risultato altalenante visto il suo continuo trattare e ritrattare.

Egli è stato sempre tormentato dal ripasso in rassegna dei suoi atti, ma le cose sono cambiate proprio nel momento in cui ha appreso che, se avesse messo da parte questa sua tendenza, ne avrebbe tratto solo vantaggio. È stata proprio questa sua presa di coscienza a renderlo di nuovo libero.


Ma è giusto che un uomo che ha compiuto crimini cosi odiosi, sia rimesso in società con il rischio che possa mettere in pericolo la vita di altra gente? Questo è ciò che si chiedono in molti, tra questi la vedova del caposcorta di Giovanni Falcone, che non riesce ad accettare come la morte così atroce del marito e di altre persone sia costata solamente 25 anni. Dunque, umanamente, questa decisione appare ingiusta e difficilmente comprensibile.



Se, però, ci soffermiamo sul punto di vista prettamente giuridico, ci rendiamo conto che, in effetti, tutto ciò è frutto di un accordo voluto dalla legge, la quale è tale e va rispettata. Chiaramente, sarà necessario adottare le dovute cautele e, magari, porre dei forti strumenti di vigilanza per evitare che costui ricada nuovamente nella delinquenza, tenendo conto del percorso tortuoso che ha attraversato nel collaborare con la giustizia. La possibilità che ricada nuovamente nell’errore è molto elevata, pertanto è importante porre l’attenzione su questo soggetto in modo tale da salvaguardare l’incolumità di chi gli sta attorno, a partire dai familiari, continuando con tutta la gente che vive nel terrore che atti del genere possano nuovamente accadere.


Articolo a cura di: Marica Cuppari



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