San Manuel, il sacerdote cattolico che non credeva in Dio

Aggiornamento: 24 nov 2020

Qualche mese fa ho “conosciuto” un sacerdote ateo. Riesci a immaginarlo? Lo scrittore e filosofo spagnolo Miguel de Unamuno, sì. Nel 1931 egli inventa don Manuel, protagonista della fortunata nivola “San Manuel Bueno, martire”. Ma cos’è una “nivola”?



Si tratta di un nuovo genere letterario creato dallo stesso Unamuno. In esso, l’autore si dissocia dall’incombente romanzo (in spagnolo, “novela”) del suo tempo per dedicarsi all’interiorità dell’uomo, ai suoi interrogativi, fra cui il senso della vita e la ricerca di Dio. La nivola è caratterizzata da una struttura lineare in cui si muovono pochi personaggi, che manifestano la loro evoluzione personale in profondi monologhi. Pur nella sua apparente semplicità narrativa, la nivola riesce sempre a tenerci sul filo del rasoio. Imprescindibile è la bravura di Unamuno nel lasciare il lettore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.

La vicenda si apre con le parole di Angela Carballino, che ci presenta la figura di don Manuel, sacerdote cattolico di Valverde di Lucerna, un paesino incastonato fra il lago e le montagne. Lui, in paese, è il muro portante della cristianità, alla quale avvicina giovani e adulti, che lo stimano e lo apprezzano al punto da vederlo come un santo. Egli ama aiutare le partorienti e stringere la mano degli infermi prossimi alla morte. Angela, invece, è una ragazza di ventiquattro anni, piena di timori e incertezze sul mistero della fede. Dopo una confessione in cui lei gli rivela ogni sua perplessità, don Manuel la prende sotto la sua ala protettrice. Fra i due nasce una sincera amicizia, che non viene turbata neanche dal ritorno di Lazzaro, fratello di Angela, ateo e dalle idee progressiste. Don Manuel, dialogando con lui durante le lunghe passeggiate sulla riva del lago, diventa suo amico. È così che Lazzaro inizia ad aiutarlo nella comunità parrocchiale e, poco tempo dopo, riceverà la Comunione.


Dopo la morte della loro madre, Lazzaro rivela ad Angela il grande segreto di don Manuel. Lui non crede in Dio, per questo esita sempre nel recitare il Credo; non è entrato in seminario con il desiderio di diventare prete, né per occuparsi dei figli della sorella vedova, come tutti dicono. Egli è diventato sacerdote per sfuggire ai suoi tormenti interiori e agli istinti suicidi, placati dal servizio amorevole e disinteressato verso gli altri, preferendo curare le ferite altrui e non le proprie. Per lui è fondamentale che le persone credano in qualcosa, riconosce il valore della fede nella vita umana e cerca di infondere negli altri questo dono celeste, a lui negato. Preferisce che i suoi parrocchiani vivano una felice illusione, ma non la dolorosa verità che, dopo la morte, non esista altro e che la vita sia solamente un sogno, un’esperienza momentanea da affrontare nel miglior modo possibile. E come adottare questo spirito, se non con la promessa della vita eterna nel Regno dei Cieli?


Don Manuel muore sotto gli occhi addolorati e compassionevoli dei fedeli, con la sua mano in quella di Blasillo, il mio personaggio preferito. In questo racconto, sembra che tutti gli attori cambino in corso d’opera: il sacerdote in realtà è ateo, Lazzaro si converte e Angela...lo scoprirete alla fine della storia. Blasillo no. Lui è l’unico personaggio che resta tale fino alla fine. Sempre deriso dai compaesani, – Unamuno lo definisce “lo sciocco del paese” – è un uomo buono e semplice, che si diletta a imitare Don Manuel Bueno in tutto ciò che fa ed è anche l’unico che riesce a strappare un sorriso ad Angela, nei suoi momenti di buia malinconia. È così fedele al suo “ruolo” che, un attimo prima che il sacerdote chiuda gli occhi, lo prende per mano e gli si accascia accanto, morendo anche lui.


La metafora della neve, che don Manuel svela a Lazzaro durante una passeggiata al lago, riflette l’eleganza dell’autore nel parlare della Fede: come la neve che cade sulle cime dei monti si attacca e ghiaccia, così la Fede trova riparo nel cuore di chi è disposto ad accoglierla. Per questa ragione don Manuel si preoccupa personalmente del benessere di chi lo circonda. D’altro canto, la neve che cade nel lago si scioglie, proprio come la Fede si dissolve se non riesce a radicarsi nei cuori. Il lago e le montagne di quel leggendario paesino sprofondato nelle acque, di cui dicono si sentano ancora i rintocchi delle campane dell’antica cattedrale, non hanno più, dunque, solo una funzione narrativo - descrittiva, ma sono posti al pari dei personaggi e divengono a tutti gli effetti parte integrante della storia.


Ci sarebbero ancora moltissime cose da dire, ma non credo di dovermi dilungare. Questa breve introduzione vuole essere l’invito a cogliere la bellezza dell’opera. È una lettura che consiglio fortemente: non parla di Dio, ma ci esorta a credere. Non parla di “vita contemplativa” ma di “vita attiva”, come l’autore ci ricorda. È inoltre doveroso sottolineare che, prima di tutto, è Letteratura e che, in quanto tale, è per tutti. Chiunque troverà le risposte che cerca. Buon viaggio.


Benedetta Pitocco



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