Ruolo della Filosofia nella Morale Epicurea

Nell’esordio della Lettera a Meneceo, là dove sostiene che esiste un periodo particolare della vita per dedicarsi alla filosofia, Epicuro afferma che il frutto di questa dedizione sarà che gioventù e vecchiaia si scambieranno, per così dire, i propri doni per condurre a quella stabile condizione senza età che è l’esistenza del saggio.

Infatti, se la vita del vecchio è naturalmente incline verso il passato e quella del giovane protesa verso l’avvenire, la filosofia farà sì che il rimpianto del primo sia vinto dalla gratitudine che rinnova nel ricordo il godimento dei beni trascorsi, mentre l’ansiosa speranza del secondo si placherà nell’impavidità davanti al futuro.



Di questo amore per la filosofia, di questo ideale di saggezza, Epicuro fu il primo a dare l’esempio concreto. Di costituzione debole e spesso malato, quest’uomo, che tanti antichi e moderni non si sono stancati di dipingere come dissoluto, oppose sempre alle sue infermità, alla contrarietà e ai dolori un’invincibile forza d’animo, un’inalterabile serenità che egli sapeva derivare dalla filosofia.

Epicuro disprezza la cultura sterile, ossia quella non in grado di dare significato alla vita e assicurare all’uomo l’indipendenza e la felicità, e quella superficiale, ma non per questo tutta la cultura. Da ciò deriva il suo concetto della filosofia, considerata non come ornamento vano della persona e astratta disquisizione, ma come sapere che libera e nutre l’uomo e guarisce l’animo dai suoi turbamenti.


Non fingere di filosofare, ma filosofare davvero bisogna; non abbiamo infatti bisogno di apparire sani, ma di esserlo davvero (Sentenza vaticana, 54)

Con questo Epicuro sostiene che solo la filosofia assicura la vera serenità e la vera indipendenza, l’autarchia.

Per godere del piacere contemplativo, vero oggetto della filosofia, bisogna liberare l’animo da ogni timore e da ogni affanno ed è la stessa filosofia, intesa in senso pratico, a procurare questo.


In Epicuro il piacere contemplativo e il godimento della vita coincidono praticamente con la vera autonomia ed indipendenza del saggio.

Ne nasce il dovere per tutti di filosofare Nè il giovane indugi a filosofare, né il vecchio di filosofare sia stanco. Non si è troppo giovani né troppo vecchi per la salute dell’anima (lettera a Meneceo).


Epicuro non si limita ad esaltare la filosofia come valore praticamente autosufficiente in quanto in grado di assicurare già di per sé la vita felice.

Non esclude infatti la sua compatibilità con le esigenze normali del vivere, purché si sia in grado di viverle in modo filosofico, ossia felicemente.

Pertanto Bisogna ridere e insieme filosofare e attendere alle cose domestiche ed esercitare tutte le altre nostre facoltà e non smettere mai di proclamare i detti della retta filosofia (sentenza vaticana 41).

In altre parole, l’uomo non deve trascurare di esercitare nessuna delle proprie attitudini, subordinatamente alla sua vera attitudine, quella del filosofare, che non riguarda solo se stessi, ma anche gli altri, in quanto filosofare è anche missione educativa.

Questo bene per essere goduto richiede però delle precise condizioni conoscitive e pratiche. La filosofia non deve infatti solo additare all’uomo il fine supremo, ma anche indicargli i mezzi per raggiungerlo e permettere al bene di attuarsi.



I fattori che condizionano il godimento del bene sono di natura sia teorica che pratica.

I fattori di natura teorica sono:

1)la liberazione dal timore della morte e degli dei che si ottiene conoscendo le vere cause della realtà grazie alla fisica

2) la conoscenza dei limiti, sia conoscitivi (riguardanti il vero e il falso) che pratici entro i quali il piacere può e deve essere goduto;

3) La scelta dei mezzi e dei fini per la realizzazione del fine(bene) ultimo che la filosofia si propone di realizzare.

Questa attività costituisce l’Etica propriamente detta.


Alla filosofia aspetta un compito grande ed entusiasmante. Non era possibile dissolvere i timori riguardo a ciò che è più importante ignorando che cosa fosse la natura dell’universo, ma vivendo in sospettoso timore per i miti. Così non era possibile senza lo studio della natura avere pure gioie (Massima cap. XII).

Il filosofo ridiventa maestro di saggezza ed egli si rivolge agli uomini non riproponendo valori logorati dall’uso, ma insegnando la scienza della natura che liberi dagli errori.


Così Epicuro, anche se da una parte esorta tutti a filosofare nello stesso tempo può ammonire Alza la tua vela amico e sfuggi ogni cultura, qualunque essa sia (Diogene Laertio), perché la cultura che egli rifiuta è la sapienza ufficiale, la cultura che, rendendo l’uomo schiavo delle idee dominanti ribadisce tutte le catene e lo lega al successo, all’onore, alla fama, a tutto ciò che non solo lo condiziona e lo pone in balia della società, ma fa sì che egli stesso divenga inconsapevole strumento dei dominatori.

Ovviamente questa è solo una breve sintesi, che non esaurisce assolutamente tale tematica. Per concludere, mi piacerebbe però leggere la vostra opinione.

Siete d’accordo con il concetto di Filosofia in Epicuro? Oppure avete una concezione completamente differente?

Scrivetelo nei commenti, d’altronde questa rivista si chiama Il Confronto Quotidiano.


Articolo a cura di: Marco Tempestini



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