Rino Gaetano, cantante visionario e spensierato, figlio di un’epoca passata ma tuttora attuale

Aggiornamento: ago 6

Il percorso artistico del cantautore calabrese durò poche stagioni a causa della sua prematura scomparsa. Tuttavia, a quarant’anni dalla sua morte, Rino Gaetano è ancora amatissimo dal pubblico di ogni età e le sue canzoni vengono cantate in qualsiasi contesto, dal più romantico e intenso a quello più goliardico e spensierato.



Quel maledetto 2 giugno 1981 alle sei del mattino, dopo un giro infruttuoso di ospedali, ci lasciava a trent’anni uno dei cantautori italiani più influenti della musica italiana la cui eredità resterà intatta sino ad oggi senza mai essere scalfita e fungendo da monito per le nuove generazioni; d’altronde i testi delle canzoni di Rino Gaetano sembrano non aver patito il trascorrere del tempo, anzi. Alcuni dei suoi pezzi danno la parvenza di scrittura fresca e attuale intrisa di una forma di ribellione singolare e dissacrante ma pienamente riconducibile alle criticità sociali odierne: solo una mente folle come quella di Rino avrebbe concepito un frammento d’arte che se ascoltato oggi, sostituendo alcuni nomi e lasciandone invariati altri, indurrebbe l’ascoltatore più attento nell’errore di credere che “Nunterreggae più” sia stata scritta oggi, dopo aver appreso alcuni fatti di politica dai quotidiani nazionali per poi scoprire che la canzone risale al lontano 1978, un anno tra i più cupi e problematici del Dopoguerra italiano.


A ritroso negli anni Rino Gaetano ha deliziato l’udito del popolo italiano con due canzoni storiche che tutt’ora fanno breccia nel cuore e nella mente dell’ascoltatore a tal punto da tramutare un testo in qualcosa che va oltre, echeggiando tra i più come un inno nazionale da cantare a squarciagola dopo la vittoria di una competizione calcistica internazionale. Non a caso “Ma il cielo è sempre più blu” nell’epoca in cui venne rilasciata (1975) vendette oltre 100 mila copie grazie ai suoi contenuti leggeri, ma al contempo rappresentativi di un popolo pittoresco e variegato come il nostro; le citazioni ai costumi e al folklore italiano si sprecano donando alla Hit di quell’estate un clamore mediatico non indifferente e consacrando il cantautore come artista di successo nazionale. Nel mondo della musica il successo spesso non è solo fortuna del momento e la conferma arriva l’anno successivo con “Mio fratello è figlio unico” (1976), una composizione dai toni diametralmente opposti a quelli rilevati in precedenza, ma non per questo meno incisivi e intensi. La seconda traccia dell’omonimo album è un canto sull’emarginazione, la solitudine e la frustrazione dell’essere umano, incarnato nella misteriosa figura di “Mariù”, l’uomo, il fratello immaginario, a cui Rino si rivolge aprendosi al mondo come mai aveva fatto fino a quel momento.



Nel 1978 il cantante crotonese partecipa a Sanremo con “Gianna” e da lì in poi il seguito del pubblico non verrà mai meno. L’onda dell’entusiasmo travolse in pieno l’autore fino a sconfessare la canzone stessa mediante un’affermazione che lascerebbe perplesso chiunque, tranne chi lo conosce veramente: “Sanremo non significa niente e non a caso ho partecipato con Gianna che non significa niente”.

Gli album pubblicati in studio sono solo sei ma le composizioni di Rino Gaetano generano tuttora una risonanza mediatica straordinaria. Il dato più curioso è che le raccolte postume superano gli stessi album e il seguito incrementa notevolmente solo dopo quella maledetta sera di cui si parla in apertura di questo articolo. Come se l’ironia riversa nel suo patrimonio artistico si scagliasse contro, o, sotto certi punti di vista, a favore di lui.


La carriera dell’artista calabrese è breve e semplice. Nella sua discografia non vi è necessità di espressioni complesse o contorte perché il suo fine era quello di arrivare a tutti, talora anche improvvisamente, ponendo l’accento sull’essere umano e le sue ironiche contraddizioni nonostante non tutti fossero in grado coglierle. Il più grande merito di Rino fu quello di cantare la società con tono sarcastico, tipico di chi è consapevole delle problematiche della propria terra, sfidando l’opinione pubblica a carpirne i contenuti per la risoluzione degli stessi ed uscendone sempre sconfitto, ma mai abbattuto. Sono trascorsi quarant’anni da quando Rino Gaetano ci ha lasciati ma la sua eredità vivrà grazie alle sue canzoni che ne descrivono il suo spirito ribelle e spensierato.


Articolo a cura di: Giuseppe Mafrica



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