Quelle ventuno madri Costituenti

Tutti sanno che anche le donne furono elette per far parte dell’Assemblea Costituente. Pochi sanno chi siano e cosa fecero.



Quando si tratta della famiglia il ruolo centrale è occupato dalla madre. Qualsiasi malanno, impegno scolastico, pranzo di Natale è appannaggio delle madri.


Tranne la costituzione. Quando si parla della costituzione, le persone che vengono ricordate più spesso sono i padri costituenti: la costituzione, la politica, sono forse un affare troppo serio per ricordarsi delle madri? Eppure, anche se forse non tutti lo sanno, su 556 membri dell’Assemblea Costituente, 21 erano donne. Non erano molte, eppure per l’epoca sembrò un vero successo.


Anche le 21 donne, infatti, erano piuttosto rappresentative dei vari partiti: nove di loro erano democristiane, nove comuniste, due socialiste e una del Fronte dell’Uomo Qualunque.


Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Nilde Iotti, Maria Jervolino De Unterrichter, Teresa Mattei, Angelina Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana, Maria Nicotra, Teresa Noce, Ottavia Penna Buscemi, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio: questi i ventuno nomi di coloro che aprirono le porte alla storia e al riconoscimento pubblico delle donne nel nostro Paese.


In questo primo momento, però, è necessario ricordare che, pur provenendo da realtà di partiti diversi, vi erano delle caratteristiche sociali che accomunavano tutte le madri costituenti.


La maggior parte delle madri costituenti, infatti, proveniva da famiglie della media borghesia, che avevano permesso loro di studiare fino a raggiungere gli ambiti accademici. Molte provenivano dal Centro Nord, anche se in numerosi casi si erano trovati a vivere mesi, se non anni, in esilio. Erano per la maggioranza giornaliste con una preparazione accademica umanistica, ma fra loro vi era anche una chimica.


E, soprattutto, erano donne come tutte le altre, le uniche che, davvero, avrebbero potuto prendersi carico dei problemi delle donne italiane, restituirne una visione dai tratti più reali possibili e trovare una soluzione che potesse effettivamente porre rimedio alle necessità.


Poteva considerarsi, questo, un altro piccolo passo verso l’uguaglianza politica della donna?


Sebbene spesso i valori espressi rimasero inattuati, fu anche grazie alle madri costituenti che all’interno della nostra Carta Costituzionale, entrata in vigore il primo gennaio del 1948, troviamo ancora oggi alcuni articoli dedicati alle donne.


Per quanto riguarda la parità degli uomini e delle donne, infatti, furono redatti sei articoli: l’articolo 3, comma 1, sul principio generale di uguaglianza davanti alla legge; l’articolo 29 sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi; la protezione della maternità nell’articolo 31; la parità del lavoro nel 37; la parità nella partecipazione politica nell’articolo 48 e, infine, la parità all’accesso nelle cariche pubbliche.



Non passerà inosservato, già ad una prima occhiata, come alcuni di questi principi sembrino ancora lontani nella società odierna: inutile specificare che, soprattutto in alcuni casi specifici, nonostante la nobiltà delle idee proposte, vi fu una forte repressione nella messa in atto di alcuni dei principi esplicati in questi articoli.


In particolare gli ostacoli maggiori furono, come è ben facile immaginare, riguardo all’articolo 37: l’Italia che aveva superato la guerra, infatti, non era pronta ad accettare la donna emancipata, moderna, lavoratrice, tanto che in una prima stesura dello stesso anziché definire la donna come “lavoratrice”, si era limitato l’articolo alla donna “che lavora”.


Ricercandolo oggi, nel sito del Senato, l’articolo si presenta così:


La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

Ovviamente quella offerta dalla Costituzione non poté che essere soltanto una base da cui far partire altre idee, altre proposte, altri modi per impegnarsi a regolamentare quei passaggi oscuri della vita delle donne. Oggi come allora, però, non dobbiamo dimenticare quanto sia ancora lunga la strada da affrontare per la piena parità.


Articolo a cura di: Beatrice Tominic


Immagini: Da “La domenica del Corriere”



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