"Quattro maree", intervista esclusiva all'autrice Daniela Langella

"Quattro maree" è il secondo romanzo dell'autrice e giornalista partenopea, residente nella capitale italiana da diversi anni, Daniela Langella. Edito dalla casa editrice Edizioni Creativa, si basa sulla storia realmente accaduta di Valentina Manocchio. Lei è un medico che, attraverso un lungo viaggio nel nord della Francia e, in particolare, nella città di Saint Malo, ha conosciuto meglio se stessa ed ha scoperto come svolgere al meglio la sua professione.


Di seguito, l'intervista esclusiva che Daniela Langella ha rilasciato alle pagine del nostro quotidiano.



Come hai scoperto di nutrire questa passione verso la scrittura narrativa?


"Ci sono oggetti che caratterizzano l'infanzia di ciascuno di noi. E di sicuro il mio è quell'Olivetti color panna sulla scrivania che non era stata acquistata per me, ma io sono stata quella a utilizzarla di più in famiglia. Anche in tarda sera, e questo è stato motivo di richiami continui. Una macchina da scrivere non è proprio silenziosa, come può esserlo una penna sul foglio. Non c'è un momento preciso in cui mi sono accorta della scrittura, credo che siamo nate insieme.

Ero certa che se avessi pubblicato qualcosa un giorno, sarei partita da quella storia, quella che poi è il racconto del mio primo romanzo, "Tutto d'un fiato", (del 2018): la storia di una famiglia del sud Italia che attraversa un arco di tempo molto ampio, dagli anni Venti a oggi. Tra mondo contadino, guerre, amori d'altri tempi e perdite premature a causa per esempio della mancanza della penicillina. Non è totalmente autobiografico, ma sicuro è la storia singolare della mia famiglia, romanzata. Così ho fatto quello che sapevo da tempo, partire da lì, come autrice".


Racconta di come è nata la collaborazione con Valentina, come vi siete organizzate per riportare ogni minimo particolare della sua esperienza nel libro, quanto tempo ci ha impiegato nel raccontartelo e quanto tempo hai impiegato tu nel trascriverlo.


"Alla presentazione d'esordio di quel primo romanzo, Valentina, che non vedevo da tempo, dentro un abbraccio mi confidava: "Ho una storia per te" Nonostante fossi persa tra i sorrisi delle tante belle persone che erano lì, sono riuscita a sentirla.

Dopo tempo l'ho chiamata per ascoltarla, non ero certa di raccontarla. Volevo capire, e più raccontava più mi rendevo conto delle numerose analogie, seppur in contesti e in luoghi differenti. Naturalmente il racconto dura in totale qualche ora, forse giorni, un romanzo un bel pò di pagine. Ma in un anno siamo riuscite a concludere il tutto".


Quali sono state le difficoltà nel narrare una storia di vita che non è la tua?


"Ho deciso così di lanciarmi come una paracadutista in questa avventura, ma di certo le difficoltà non sono mancate. Il lavoro della scrittura è, se vogliamo, molto solitario e visionario e in questo caso, ho dovuto spesso confrontarmi con una voce esterna per capire anche quanto potessi spingermi nel romanzare quella sua storia. Ma devo dire che siamo state sempre in rima. Altra difficoltà è stata legata al fatto che io quei posti non li ho mai visitati personalmente (anche se ora mi sembra di sì), per cui ho dovuto studiare tanto, leggere libri, guardare video e film. Ma Valentina dice spesso che ho descritto elementi a cui neanche lei, stando lì, aveva fatto caso. Comunque credo che appena potrò ci andrò di sicuro".


La storia e il carattere di Valentina ti rispecchiano? Ti sei rivista in lei e nei luoghi che ha visitato? Se sì, perché?


"Sin dalle prime parole del suo racconto mi sono accorta di essere molto vicina a quel suo percorso di vita personale e professionale scandito da un continuo sali e scendi, come credo sia la vita di ognuno, soprattutto oggi, soprattutto per la nostra generazione, soprattutto per questo momento storico. Le quattro maree sono reali in quei luoghi, e diventano lezione di vita, la protagonista ne assorbe la lezione.

Più che altro sono diventata lei e ho affrontato quelle avventure anche divertendomi. Dopo la prima esperienza letteraria in cui mi ero mossa tra luoghi familiari, è stato affascinante confrontarmi con qualcosa di sconosciuto, allontanandomi anche solo dai sapori o i profumi di casa. Forse mi ha donato la storia che stavo cercando".


Quali sono i tuoi scrittori preferiti e che, probabilmente, influenzano la tua scrittura e il tuo stile?


"Io leggo tanto e scrivo da lettrice. Non ho autori preferiti, non saprei dirti neanche se ho un colore preferito. Dipende dal momento, da quello di cui ho bisogno. Mi confronto con autori contemporanei e con i classici. Mi piacciono i libri (quelli belli però). E sicuramente sottolineo tanto, perché ogni volta, come professori severi, mi fanno capire in cosa devo migliorare, cosa manca alla mia scrittura. Mi mettono in crisi, ma è giusto che sia così. Tra quelle contemporanee però una preferita ce l'ho, mi piace tanto, è Nadia Terranova".



Cosa significa per te viaggiare?


"Io sono una persona che per vari motivi ha viaggiato poco, nel senso che sono più i luoghi che ho ancora da vedere, che quelli che ho visto. L'Italia l'ho girata tanto, tra grandi città e piccoli borghi, all'estero un po’ meno, ma qualcosa si. Posso però dirti che ogni volta che mi muovo torno con un bagaglio in più, qualsiasi luogo mi capta di visitare per me è fonte di ispirazione. Quindi scatto fotografie, annoto anche il minimo scorcio. Anche la città in cui vivo, Roma, mi offre tutti i giorni nuovi e numerosi spunti".


Gai già idee per un tuo prossimo romanzo? Se sì, quali?


"Idee per il prossimo romanzo? Io non smetto mai di scrivere. Ho ripreso in mano una storia a cui sto lavorando da tempo e che avevo accantonato per dedicarmi a Quattro maree. Posso dirti solo che tornerò a spostarmi un po’ indietro negli anni, ma non troppo".


Articolo a cura di: Emanuela Francini



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