Qualche Natale fa…

Consolidato, atteso annualmente con ansia, interpretata in mille modi, veicolo commerciale che produce una rendita non poco rilevante ogni anno, tra i momenti più importanti della religione cristiana e non solo, luogo e tempo in cui intere famiglie, in ogni angolo del mondo si riuniscono in una comune affettività, il Natale fa parte della nostra cultura e della nostra vita.


Ogni anno si avvia il conto alla rovescia per i giorni mancanti al Natale, festività che per alcuni ricorda la nascita di Cristo, per altri è una semplice occasione per riunire la propria famiglia. Ad ogni modo è innegabile la forte influenza che esso ha su di noi.


Non tutti i popoli però lo festeggiano lo stesso giorno: la Chiesa cattolica è solita celebrarlo il 25 dicembre, come i protestanti e gli ortodossi che seguono il calendario gregoriano, mentre le chiese ortodosse orientali preferiscono festeggiare il Natale il 6 gennaio; gli ortodossi che seguono il calendario giuliano il 7 gennaio; il 19 gennaio la chiesa armena apostolica di Gerusalemme, che segue il calendario giuliano, invece il 30 maggio la chiesa ederica di Sanaa, che segue il calendario gregoriano.


Se volessimo risalire alle origini del Natale, alla scelta della sua data e alla sua portata storica, dovremmo tornare indietro nel tempo e precisamente all’età del Tardo Impero Romano.

La prima testimonianza che abbiamo del Natale la troviamo nel “Commentario su Daniele” di Ippolito di Roma, datato tra il 203 ed il 204 d.C., dove si legge della festività del Natale in matrice cristiana; altra testimonianza ci è data da Paul de Lagarde, che presenta la data del 25 dicembre, come data natalizia già nel 221 d.C. nella Cronografia di Sesto Giulio Africano.


Ma non è un caso trovare testimonianze del Natale proprio in questo periodo e non in quello precedente, e per spiegare la causa di ciò, bisogna che si faccia una premessa, che riguarda il culto del Sole presso il popolo dei Romani.

Il culto del Sol Invictus, o Deus Sol Invictus (nome attribuito spesso a divinità come Mitra, Apollo, Helios ed El-Gabal) celebra la nascita del Sole. È un culto che, come testimonia Epifanio di Salamina, nacque in Oriente, specificatamente in Siria ed Egitto, dove si celebrava la nascita del dio Aion da Kore. Aion nella cosmologia greca rappresenta il tempo, più precisamente il tempo che ricorre nel presente, la ciclicità del tempo; mentre “kore”, nella lingua greca, ha il significato di “fanciulla”. Una fanciulla partorisce un dio, il dio del tempo eterno e della luce eterna: non suona familiare questo mito?


Non assomiglia forse alla vergine Maria (la fanciulla appunto), che partorì il Salvatore e la luce eterna?


Il culto del sole è attestato a Roma, nella monetazione inizialmente, già nell’età di Caracalla, ma fu con l’imperatore Eliogabalo (che regnò dal 218 al 222 d.C.), originario di Emesa e sacerdote di El-Gabal, che il culto ebbe la sua massima diffusione in Occidente, per poi subire un netto rallentamento con la sua morte.

Fu poi Aureliano, nel 274, a seguito di un forte impegno della città di Emesa in battaglia al fianco di Roma, a riportare in auge il culto del Sole Invitto, con l’erezione di templi, di statue e con la sua diffusione in tutto l’impero.


Bisogna notare poi come esista un rapporto molto stretto tra Sol Invictus e religione cristiana, e questo ci è testimoniato anche da Papa Leone I, che nel suo Settimo sermone del 460, evidenzia come i cristiani guardino al culto del sole, “tanto che prima di entrare in San Pietro, essi chinano lo sguardo verso il sole”; ma anche il vescovo siriano Jacob-Bar Salibi, in uno scritto, evidenzia come i cristiani spesso si trovassero ad officiare il culto del dio Sole.

Anche nelle sacre scritture possiamo notare quest’influenza, come nel Libro di Malachia (III, 20), dove si descrive il Signore come “Nuovo Sole di giustizia”, oppure nel Vangelo di Luca (1, 68-79), dove invece Gesù è descritto come “sole che sorge dall’alto”.


Fu proprio per queste ragioni che si pensò di accomunare i due riti, in uno solo, quello che sarebbe poi divenuto quello del Natale. Sarà ripresa dal culto del sole sia la data di celebrazione, ovvero il 25 dicembre, sia il nome, infatti la festività del Sole era denominata Dies Natalis Solis Invicti.


Così il Natale si diffuse in ogni cultura, in ogni popolo, vista la vastità dell’Impero. Il Natale cristiano adotterà però alcune modifiche, dettate da culture e riti ad esso estranei, come per esempio l’albero, il vischio e l’agrifoglio, in seguito al contatto con i popoli germanici.


Inoltre, bisogna anche ricordare, che dal 17 al 24 dicembre, a Roma si festeggiavano i Saturnali, in onore del dio Saturno, dove si ringraziava il dio per il raccolto e se ne chiedeva la prosperità. Anche per questo il Natale ebbe una così grande risonanza. È necessario anche sottolineare il fatto che il giorno della settimana istituito per il culto del dio Sole e deputato al riposo, dopo l’editto di Teodosio, il 3 novembre del 383, fu trasformato in Dies Dominicus, ovvero “giorno del Signore”. Questo ci fa capire anche quanto avesse ragione Dante, nell’etichettare l’Impero romano, come il principale mezzo grazie al quale il cristianesimo ha potuto diffondersi.


Per quanto riguarda la scelta della data del 25 dicembre per indicare il giorno in cui sarebbe nato Gesù di Nazareth, sono stati condotti molti studi, la cui maggior parte si trova d’accordo su questa data.


Alcuni celebrano il Natale tra 6 e 10 gennaio, insieme al suo battesimo, che lo ha reso Figlio di Dio, come i seguaci di Basilide, maestro religioso dello gnosticismo cristiano, attivo prima del 150 d.C.

Shemarjahu Talmon ricostruendo le turnazioni sacerdotali ebraiche e applicandole poi al calendario gregoriano, sulla base degli studi sul “Libro dei Giubilei” di Qumran, giunse alla data del 25 dicembre. Alcuni, invece, hanno calcolato che Gesù fosse morto nell’anniversario della sua nascita (quindi sarebbe nato il Venerdì Santo), e che per rintracciare la data della sua concezione, bisognerebbe risalire a nove mesi prima, trovandoci proprio tra il 25 dicembre ed il 6 gennaio.


In sostanza la festa del Natale ha una storia molto lunga alle sue spalle e alla quale non facciamo più caso. Ho avuto quindi il desiderio di riflettere un po’ sull’origine del Natale e sui vari elementi culturali che lo hanno trasformato, fino a mostrarsi come quello che oggi celebriamo.


Articolo a cura di: Marco Mariani



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