Processo a Marco Cappato

“Piuttosto che essere assolto per un aiuto giudicato irrilevante, mentre è stato determinante, preferirei essere condannato. Altro sarebbe essere assolto per incostituzionalità del reato. Perché altrimenti si accetterebbe che solo chi è in grado di raggiungere la Svizzera può essere libero di scegliere”.



Con questa dichiarazione Marco Cappato esordisce nelle conclusioni del 17 gennaio 2018. Ricordiamo come il 28 febbraio 2017 questi si presentava presso i Carabinieri di Milano comunicando che nei giorni precedenti si era recato in Svizzera per accompagnare presso la sede della Dignitas Fabiano Antoniani alias Dj Fabo, al fine di attuare il suicidio assistito di quest’ultimo.


Viene così iscritto nel registro degli indagati da parte della Procura della Repubblica la quale, tuttavia, presentava nei confronti dell’indagato una richiesta di archiviazione con conseguente interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 580 c.p. tale per cui la condotta doveva ritenersi penalmente irrilevante. Suddetto articolo, ricordiamo, prevede la pena della reclusione per chiunque determini il suicidio o, in qualche modo, ne agevoli l’esecuzione. Il 14 febbraio 2018 si è in parte concluso il processo con l’assoluzione per la parte che imputava a Cappato l’istigazione al suicidio, mentre, per la parte relativa all’aiuto al suicidio, la Corte d’Assise di Milano ha rimesso alla Consulta il giudizio di costituzionalità dell’art. 580 c.p.


La stessa, in seguito all’inerzia parlamentare e senza un intervento della Corte ha stabilito che la condotta di chi aiuta al suicidio “non è punibile ai sensi dell’art. 580 c.p. ,a determinate condizioni”. Tra queste condizioni includiamo tutti quei casi in cui si faccia riferimento a pazienti affetti da patologie estremamente gravi da comportare il ricorso a trattamenti di sostegno vitale e i quali comunque sono , nonostante le precarie condizioni di salute , in grado di prendere decisioni libere e consapevoli. Queste motivazioni offrono alla Corte d’Assise di Milano la decisione finale.


Ad oggi, la battaglia di Marco Cappato per l’eutanasia è ancora aperta. A partire dalla metà di giugno , in tutta Italia è partita una raccolta firme per indire un referendum sull’eutanasia legale. L’iniziativa è stata presentata dall’Associazione Luca Coscioni, di cui Marco Cappato è tesoriere. L’associazione, nata nel 2002, è promotrice di diverse battaglie sociali concernenti le libertà civili e i diritti umani. Attualmente , l’attività principale riguarda la lotta per l’eutanasia legale.


Il referendum di cui si tratta ha come obiettivo l’abrogazione dell’art. 579 c.p. che tratta dell’omicidio del consenziente. In sostanza, il comma 1 , che prevede la pena della reclusione da sei a quindici anni per chiunque cagioni la morte di un uomo , con il consenso dello stesso, cosi’ come il comma 3 , verrebbero privati delle parole “reclusione da sei a quindici anni” e del “ si applicano”. Il comma 2, invece, verrebbe meno. Marco Cappato, in questo palcoscenico, è sicuramente uno dei protagonisti. Questi mira alla legalizzazione della eutanasia dal momento che, ad oggi, in Italia non esiste una legge che garantisca il diritto di scelta sul fine vita.


L’obiettivo è raccogliere entro il 30 settembre 500.000 firme da presentare in Corte di Cassazione , così da lasciare la parola ai cittadini sulla volontà di introdurre l’eutanasia legale nel nostro Paese.



Con l’eutanasia legale, una persona gravemente malata ha la possibilità di decidere anche per quando si troverà in uno stato di incapacità a comunicare le sue scelte su determinati trattamenti sanitari ai quali non vorrà sottoporsi, evitando così l’accanimento terapeutico e favorendo cure palliative. Molte persone con patologie irreversibili ( SLA, tetraplegia) in Italia non hanno la possibilità di scegliere proprio perché il nostro codice penale vieta l’omicidio del consenziente. Vista l’inerzia del Parlamento, che continua a rimandare la riforma necessaria per ottenere l’eutanasia legale, il Referendum risulta , in extremis, l’unica possibilità per determinare una svolta e che lascerebbe impunita l’eutanasia “attiva”. Attualmente la campagna sembra aver trovato un ottimo consenso vista l’adesione delle tante associazioni, dei tanti partiti e di tutti coloro che si sono fatti promotori di questa grande iniziativa. Ricordiamo , tra i primi i Ferragnez, che, proprio prima di partire per le vacanze estive, hanno appoggiato l’iniziativa offrendo la propria firma a favore della legalizzazione dell’eutanasia e il sostegno all’associazione. Lo stesso Cappato ha ringraziato Fedez e Chiara Ferragni per aver contribuito in poco tempo al raggiungimento delle 500.000 firme. Una sensibilizzazione di questo tipo è fondamentale, soprattutto per i giovani, che, senza questo pronto intervento pubblicitario non sarebbero mai stati in grado di avere piena notizia in merito ad una questione tanto importante che, inevitabilmente ha coinvolto tutto il nostro Paese.


Articolo a cura di: Marica Cuppari



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