Pride: la rivoluzione oltre Stonewall

Perché giugno è considerato il mese del Pride? Quali erano le condizioni in cui vivevano gli omosessuali prima di Stonewall e quale era la situazione in Italia?


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“L’omosessualità è una malattia mentale che ha raggiunto dimensioni epidemiologiche”.


Questa fu una delle dichiarazioni rilasciate da un professore psicanalista della facoltà di medicina dell’università Albert Einstein di New York presenti nel documentario del 1967, “The Homosexuals”.


L’omosessualità, secondo la maggior parte delle autorità sanitarie, è un disturbo mentale e in tutti gli Stati Uniti di America, eccezion fatta per l’Illinois, sono vietati comportamenti omosessuali. Siamo nel 1969 e fra i rimedi per l’omosessualità compaiono ricovero, sterilizzazione, elettroshock e lobotomia.


Ciò che può sembrare a dir poco assurdo, si rivela essere una triste normalità: soltanto il 17 maggio del 1990, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie.


Una legge, inoltre, negli anni Sessanta, obbliga agli omosessuali di indossare almeno tre capi di abbigliamento tipico del genere con il quale si è nati alla nascita, calzini esclusi, pena l’arresto. Molti di loro, per non rovinare l’estetica dei loro outfit che, indossando canottiera e mutande da uomo, sarebbero comunque rimaste prive di un terzo capo maschile, avevano dei documenti falsi con cui farsi identificare.


In Italia, come vediamo nel girato di Pier Paolo Pasolini di “Comizi d’amore” del 1965, in un bar di Catanzaro si indaga sulle ragioni che portano determinati uomini ad essere invertiti. L’omosessualità, che alla maggior parte dei clienti seduti ai tavolini fa schifo, viene considerata una “condanna”: per questa ragione doveva essere tenuta nascosta nella vita privata di ognuno e mai uscire allo scoperto.



Nel 1969, invece, a New York esistevano dei luoghi in cui potersi ritrovare e vivere la propria vita pubblica omosessuale: numerosi i bar riservati agli omosessuali, soprattutto gay. In Italia, nulla di tutto ciò fu possibile per lungo tempo. Non esistevano leggi esplicitamente antigay dal 1889, ma molti omosessuali potevano comunque rischiare di essere puniti con il domicilio coatto: è il caso, ad esempio, della prima persona transgender italiana, Romina Cecconi.


Quella di Stonewall a New York, la prima marcia per ribadire la fierezza dell’essere se stessi come si è, la difesa della dignità e dei diritti degli omosessuali, vede la luce nel 1969, in particolare nella giornata del 26 giugno.


Soltanto nel 1972, invece, si ebbe la prima manifestazione italiana sulle tracce di Stonewall. Era il 5 aprile e la manifestazione fu organizzata per contestare nel corso del Primo Congresso Internazionale di sessuologia a Sanremo, in cui in agenda era prevista la discussione di quelli che venivano definiti come “comportamenti devianti della sessualità”.


Dall’occasione derivò la prima uscita del FUORI!, Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, associazione del movimento di liberazione omosessuale italiano operante fino al 1982 che, appunto, pubblicò per tutta la durata della sua esistenza, anche un’omonima rivista.


Articolo a cura di: Beatrice Tominic



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