Peter e Wendy: l’amore taciuto tramandato nelle generazioni (pt.2)

“Tutti i bambini, tranne uno, crescono. Ci mettono poco a capirlo, e Wendy lo capì così: un giorno, quando aveva due anni, mentre stava giocando in giardino, colse un fiore e corse a mostrarlo a sua madre. In quel momento doveva essere molto graziosa, perché Mrs Darling si mise una mano sul cuore ed esclamò: «Oh, perché non puoi restare così per sempre?».”

- James Matthew Barrie


È con questa meravigliosa citazione che ci addentriamo tra le pagine di “Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere”, opera teatrale scritta nel 1904 destinata ai più piccoli, in seguito romanzo e ancora pellicola che fece sognare intere generazioni. La vicenda ha inizio in casa Darling, più precisamente nella vivace camera da letto in cui tre bambini: Wendy, John e Michael giocano, inventano e raccontano favole. Da qui in poi tutti conosciamo la classica versione della storia, in cui Peter attratto dalle favole e poi privato della sua ombra s’intrufola nella camera, a seguire il viaggio verso l’Isola che non c’è, il conflitto con Capitan Uncino ed infine il ritorno a casa. Subito salta all’occhio il mezzo grazie al quale la storia comincerà a mettere radici; si parla di un mezzo il cui stato significherà la continua preghiera di due genitori che sperano nel ritorno dei figli e la speranza che questi ultimi non dimentichino la propria casa. Si tratta della finestra aperta, la notte fuori e il calore dentro, l’avventura fuori e i sogni che spingono da dentro. Paradossalmente solo varcando le porte della propria casa si inizierà a crescere e dunque diventare cittadini del mondo e di una nuova realtà, ma qui è proprio il ritorno a casa a simboleggiare il desiderio di vita, crescita, famiglia… ciò che Peter non riconobbe più dopo aver scoperto che la sua finestra fu chiusa per sempre dopo la fuga.



Ancora presenti sono i numerosi bimbi sperduti, o come dice Peter “bambini caduti dalla carrozzina quando la tata non guardava”, gli stessi che se non vengono reclamati entro sette giorni diventeranno a tutti gli effetti abitanti dell’Isola. Come a Peter anche a loro manca una figura di riferimento, una figura materna che racconti loro tante favole, ecco perché l’immensa dolcezza di Wendy, la sua fantasia e il suo istino materno fungerebbero da salvezza e da guida verso un futuro in cui il dolore, la confusione e la solitudine si dissiperebbero piano piano. È una relazione complessa e delicata quella tra Peter e Wendy e ciò che prende il volo inizialmente si tramuterà poco a poco in una storia d’amore taciuta, ma non estranea a Peter, che già ha conosciuto tale sentimento. Wendy ne è attratta sin dall’inizio, il brivido dell’avventura e la veste di “madre” però vengono vissuti da lei come un gioco a cui prendere parte, giacché Wendy conosce e ricorda i valori che la famiglia le ha insegnato e nonostante ancora non abbia varcato i dodici anni, la sua maturità prevale sulle regole dell’Isola e su ciò che Peter sperava di poter trattenere per sempre. John e Michael col passare del tempo dimenticano la loro vera mamma, il papà, Nana… ma non Wendy. Sarà proprio lei infatti a voler imboccare la strada del ritorno, sarà per amore che Peter accetterà di riaccompagnarli indietro, sebbene non lo sappia. Imparerà solo più tardi cosa significa, dopo che con il passare degli anni si accorgerà della donna che ha davanti e della piccola Jane nella culla. E dopo il pianto amaro della consapevolezza continuò comunque a farle visita ogni primavera: a lei, a sua figlia, alla figlia di sua figlia… così nonostante il corpo si fece polvere riuscì per sempre a trattenere a sé il ricordo di Wendy.



Articolo a cura di: Matilda Balboni



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