Perché obbligare la lettura (solo) in estate è controproducente.

Le vacanze estive stanno facendo il loro decorso per gli studenti: escludendo i maturandi e gli universitari, tutti gli altri studenti si trovano a dover svolgere i compiti delle vacanze tra esercizi e temi da scrivere. Tra i possibili assegni per l’estate troviamo anche l’obbligo – a volte la scelta – di leggere diversi libri, solitamente i classici: il nome della rosa di Umberto Eco, madame Bovary di Gustave Flaubert, i miserabili di Victor Hugo, i Malavoglia di Giovanni Verga e così via. Per i ragazzi nella fascia di età compresa tra i 10 e i 17 anni che adorano leggere e divorano i libri questo compito potrebbe non risultare così arduo – al massimo potrebbe stizzirli l’obbligo – come per chi, invece, fa molta fatica a leggere normalmente, quindi figuriamoci d’estate.



Gli studenti, soprattutto quelli delle scuole superiori, passano gran parte del loro tempo a studiare sui libri e, una volta terminato lo studio, vorrebbero rilassarsi: mettersi davanti ad altre pagine – nonostante siano diverse dai libri di scuola – potrebbe risultare più difficile del normale, quasi nauseante. I professori spesso minacciano i propri alunni affermando che, al rientro dalle vacanze, si farà una verifica incentrata proprio su questi romanzi; questa minaccia non è più così spaventosa da quando abbiamo internet a portata di mano, dove cercare i riassunti dei suddetti titoli senza dover forzatamente leggere l’intero libro. Se quindi le minacce non sono più efficaci, è davvero così necessario obbligare i ragazzi a leggere i libri scelti dal professore? Perché?


Partiamo dal presupposto che sovraccaricare gli studenti con i compiti è assolutamente sbagliato: la vacanza – dal latino “vacuum”, vuoto – significa tempo libero, tempo in cui ci si può dedicare a tutte quelle attività a cui, vuoi per mancanza di tempo vuoi per una questione di priorità, dedichiamo molto meno tempo durante l’anno scolastico. Tra queste attività non sempre rientra quella della lettura: dalle statistiche dell’Associazione Italiana Editori vediamo che il maggior numero di lettori si trovano nella fascia di età tra i 4 e i 14 anni, dopo i quali si arriva al dato secondo cui 6 italiani su 10 non leggono nemmeno un libro all’anno. Un altro contributo negativo nei confronti delle letture estive può essere il fatto di dover per forza leggere qualcosa: infatti, molti libri che in circostanze normali potrebbero risultare gradevoli diventano pesantissimi. Questo avviene non solo perché spesso si danno da leggere dei classici lunghissimi con la scusa dei tre mesi di tempo, ma anche perché leggere un libro solo in vista del compito o del voto bello da dover necessariamente prendere non dona quella spensieratezza che la lettura dovrebbe dare. Non c’è paragone tra piacere di sapere e dovere di sapere. Certamente il professore deve invogliare gli studenti nella lettura, ma è pure vero che non può fare tutto lui. Come risolvere questa situazione?


Sapendo che non si tratta solo di una mancanza di tempo, il primo passo nella giusta direzione sarà quello di dare una lista di libri tra cui scegliere, i quali magari approfondiscono il percorso di studi scelto dallo studente. Questa azione non risolverà totalmente la situazione, ma almeno apre la strada ad un minimo di scelta da parte dell’alunno. È vero, leggere libri scelti dal professore in estate ai ragazzi sembra come dover andare ad un buffet ma essere obbligati a non mangiare, ma se si fa scegliere loro cosa bere daranno meno peso al buffet negato.


Articolo a cura di: Claudia Crescenzi

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