Perché dovresti fare un rewatch di Bridget Jones

Aggiornamento: 1 dic 2021

Il mese di dicembre è ormai alle porte e anche se vostra madre non prova “ad appiopparvi un noiosone di mezza età con i capelli a cespuglio” come quella di Bridget, le festività natalizie sono prossime e quale modo migliore di affrontarle se non facendo un rewatch delle avventure di Bridget Jones?



È possibile ci sia ancora qualcuno al mondo a non aver mai visto neppure uno dei tre film della serie più divertente e pink degli ultimi anni, dunque, mi asterrò dagli spoiler.


Vi basti sapere che Bridget è una giovane donna sulla trentina che lavora in una casa editrice di Londra e che il primo dell’anno decide di prendere in mano la sua vita e di scrivere un diario, il suo diario.


Perché dovreste guardare Bridget Jones? Sicuramente per le straordinarie interpretazioni dei giovanissimi Hugh Grant e Colin Firth, per vedere un Patrick Dempsey inedito che ha ormai tolto i panni del dottor Stranamore di Grey’s Anatomy, ma soprattutto per vivere insieme a Bridget le sue avventure, per piangere e ridere insieme a lei.


La forza di Bridget sta nell’essere una donna assolutamente normale, piena di difetti, che non ha paura di amare e di soffrire. Bridget è una donna che lascia fluire i suoi pensieri come un fiume in piena senza ricorrere ad alcun tipo di filtro (il suo essere assolutamente inopportuna in ogni situazione è una delle chiavi comiche della serie), è una donna combattuta tra due uomini: il serio e affidabile Mark Darcy (ok, mi concederete di spoilerarvi che Bridget giocava nuda nella sua piscina da bambina) e l’affascinante e spiritoso Daniel Cleaver (che poi sarebbe il suo capo).



Bridget Jones ci insegna che degli amici e una bottiglia di vino sono il più grande tesoro durante le serate più nere; è una vigorosa pacca sulla spalla quando pensiamo di aver fatto delle pessime figure in pubblico perché lei ne ha fatte sicuramente il doppio, il triplo, forse anche il quadruplo rispetto a noi.


La nostra Bridget non esita ad essere se stessa anche se questo comporta chiudere un rapporto che per reggersi in piedi ha bisogno di un suo drastico cambiamento. Avrete sicuramente presente l’immagine di Bridget che all’inizio de “Il diario di Bridget Jones” (primo film della serie) canta, impugnando un calice di vino, “All by my self” e tutti noi ci chiediamo perché Bridget che “non vuole stare più tutta sola” (come recita il ritornello della canzone) rifiuti una storia d’amore che in passato l’ha resa felice. Ebbene, la risposta è più semplice di quanto possa sembrare: Bridget sceglie di perdere l’amore per non perdere se stessa.


Jones (così la chiama un impertinente Hugh Grant nei panni di Daniel Cleaver) riesce a costruirsi una brillante carriera nonostante i mille accidenti; beve, fuma, ha qualche chilo di troppo, ma è proprio il suo essere imperfetta, il suo essere un’ antieroina a renderla così prossima al pubblico, così vera.


Non per niente all’interno della tracklist del primo film troviamo la canzone “I’m every woman”, già nota per la cover realizzata nel 1992 da Whitney Houston.


Bridget è una donna come tante altre e se almeno una volta avete sentito dire che “siamo tutte Bridget Jones” spero che alla fine di questo articolo abbiate capito perché. E adesso, correte a fare un rewatch.


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Articolo a cura di: Mariapia Crupi



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