Perché è così importante la scoperta dell’acqua sulla Luna

Qualche settimana fa la NASA ha confermato un risultato che molti scienziati attendevano, e cioè la presenza d’acqua sulla Luna. Infatti, è stata identificata con certezza la presenza dell’acqua in zone del tutto inaspettate ponendo ancor più in evidenza quanto questa molecola, fondamentale per la vita, sia presente in ogni angolo dell'universo.


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Gli scienziati sospettano da tempo che la Luna contenga notevoli riserve sotto forma di ghiaccio nel freddo profondo di alcuni crateri permanentemente oscurati, vicino ai poli. Per la NASA, tutto ciò è determinante dato che prevede di riportare gli astronauti sulla superficie lunare nel 2024. Gli impieghi dell'acqua sulla Luna troverebbero applicazioni ben più preziose di quelle del semplice supplemento nutritivo degli astronauti che vi andranno, bensì la NASA intende sfruttarla per renderla materia prima di altrettanta essenziale componentistica. L’acqua sulla Luna può essere suddivisa chimicamente in idrogeno e ossigeno, producendo componenti per carburante di missili e aria respirabile. Avere pronte scorte d'acqua sulla superficie lunare significherebbe inoltre, un enorme vantaggio per coloro che sitroveranno lì ed eviterebbe l’oneroso costo del trasporto dalla Terra.





La presenza di acqua è stata rilevata per la prima volta nel grande cratere Clavius, situato nella parte sud - occidentale della faccia visibile della Luna. Gli scienziati hanno utilizzato il telescopio a infrarossi della NASA e hanno scoperto per la prima volta l'acqua su una superficie della Luna illuminata dal sole. SOFIA (Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy) è un Boeing 747SP modificato che consente agli astronomi di studiare il sistema solare attraverso metodologie non accessibili con i telescopi terrestri. Questa scoperta porta con sé anche diverse osservazioni, tra queste c’è che l'acqua può essere distribuita sulla superficie lunare e non limitata a luoghi freddi e ombreggiati. Analizzando le immagini lunari ad alta risoluzione, il team ha calcolato che le regioni polari della Luna ospitano circa 40.000 chilometri quadrati di aree permanentemente ombreggiate che potrebbero contenere acqua. Circa il 60% di quell'area si trova nell'emisfero meridionale della Luna. Già nel 2009, gli scienziati rilevarono una firma spettrale che suggeriva la presenza di acqua nelle aree soleggiate della Luna. Ma poiché quella firma (una particolare lunghezza d'onda della radiazione infrarossa) poteva essere assorbita anche da sostanze diverse dall'acqua, non fu considerata una prova attendibile.

La scoperta, diventa dunque fondamentale dal momento in cui la corsa verso il ritorno sulla Luna non ha mollato di un millimetro nonostante la grave pandemia abbia gravato pesantemente sulle finanze di ogni settore, compreso quello spaziale: il focus dell’agenzia governativa statunitense è chiaro e limpido come non lo è stato mai. Il desiderio e il pensiero che serpeggia tra i corridoi è quello di chi sa di potercela fare, e di unire, passo dopo passo, tutti i tasselli per costruire il mosaico di un’impresa che porterebbe l’umanità ben oltre ogni immaginario che film e racconti fantascientifici hanno rappresentato: il primo avamposto permanente sulla superficie lunare. Nell'ambito del programma Artemis della NASA, l'agenzia spaziale è infatti pronta ad esaminare e incrociare tutti i dati ottenuti per rinvenire tutto il possibile sulla presenza d’acqua sulla Luna prima del prossimo sbarco sul nostro satellite naturale degli astronauti coinvolti nella missione. L’obiettivo è uno: stabilire una presenza umana sostenibile sulla Luna entro la fine del decennio, ponendo le basi concrete per un nuovo modo di concepire l’esplorazione spaziale.


Luigi Chianese




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