Passare un po’ di tempo in compagnia di… “Noi tre”

Aggiornato il: giu 8

«A farla breve, questa è la storia di tre ragazzi che, provenendo dalla provincia, la abbandonarono non appena possibile per essere liberi di odiarla, e cioè per non abbandonarla mai».


Noi tre” di Mario Fortunato racconta la vita di tre scrittori italiani: Pier Vittorio Tondelli, conosciuto per i suoi romanzi di successo, Filippo Betto, più misterioso, e Mario Fortunato, appunto. Chi aveva vent’anni negli anni Ottanta non poteva non conoscere Tondelli. Esordisce con “Altri libertini”, una raccolta di racconti che viene subito ritirata dalle librerie perché accusata di oscenità. Filippo Betto, invece, era uno scrittore più schivo, il più giovane tra i tre. Sono gli anni delle rivoluzioni sociali, del consumismo, della nuova musica, di una malattia che smuove il mondo intero. Vengono tutti dalla provincia e venerano la “santissima trinità” formata da Christopher Isherwood, Wystan Auden e Stephen Spender, tre scrittori che tutti e tre adorano.



“Noi tre” è la storia di un’amicizia, fatta di ricordi memorabili, segreti, ma anche piccoli screzi e rancori. Un libro scritto del tentativo di riavvicinarsi a degli amici che ormai non ci sono più, una storia che non ha un finale ma ha un fine: “passare di nuovo un po’ di tempo in compagnia di noi tre.”



Consigliato a chi ha amato i romanzi e le altre opere di Tondelli, a chi vorrebbe conoscerlo un po’ di più attraverso gli occhi, e la penna, di un amico che lo ha tanto amato. Un memoir delicato di chi, dopo tanti anni, decide di affrontare il silenzio, le proprie colpe, e mette a nudo le fragilità di un uomo che, in fin dei conti, non è così solo.


Articolo a cura di: Serena Votano



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