Olimpiadi e cinema: è tempo che gli atleti siano protagonisti

Con l’apertura dei giochi olimpici di Tokyo 2021, non si può certo rinunciare alla visione di qualche film a tema sportivo, per immergersi al meglio nel brivido della competizione.



Race - Il colore della vittoria

Il film diretto da Stephen Hopkins raggiunge le sale cinematografiche nel 2016 e, accolto calorosamente dal pubblico, raccoglie 5 volte i soldi spesi per la produzione.


Non solo questa pellicola tratta di sport, ma anche di Olimpiadi. Più precisamente ci troviamo a quelle di Berlino, nel 1936, in pieno regime nazista. Aggiungiamo a questo il fatto che il nostro competitore protagonista è un afroamericano e abbiamo già una trama importante fra le mani, ma c’è di più: questa è la storia vera di Jesse Owens, che superò ogni discriminazione e pregiudizio, rischiando anche la sua vita, per competere in un Paese che non lo riteneva neanche degno di esistere. Il giovane Jesse, statunitense di origini umili, vede la sua vita cambiare per sempre quando viene notato dall’allenatore professionista Larry Snyder. Dopo un duro lavoro fisico - e mentale - per prepararsi alle sfide che lo attendono Jesse giunge a Berlino a testa alta, e mai la piegherà: finisce per stabilire un record storico vincendo 4 medaglie olimpiche sotto lo sguardo di Adolf Hitler.


Il film è sicuramente commovente e forte, e si avvale di grandi attori capaci di rappresentare al meglio la portata storica di tale evento, quali Stephan James (al tempo poco conosciuto ma che si è poi rivelato una scelta vincente) e Jason Sudeikis, che dà il volto all’allenatore.



Tonya

Regia di Craig Gillespie, 2018, Margot Robbie interpreta Tonya Harding, concentrandosi in particolare sullo scandalo del ‘94, per cui la giovane sarebbe responsabile di aver aggredito una rivale per assicurarsi la vittoria.


Tonya non è però solo una pattinatrice, Tonya è una ragazza con un rapporto turbolento con la madre, è una ragazza presuntuosa, ma è anche una ragazza fragile. Penso che il punto forte di questo lungometraggio sia proprio che prima ancora di parlarci di un’atleta ci parla di una donna, di una bambina ferita.


Il film inizia con una piccolissima Tonya: una bambina di 4 anni che ha il suo primo incontro con lo sport che le stravolgerà - in bene e in male - la vita. Da qui in poi si sviluppa la storia di cadute e rinascite di Tonya fino ai 44 anni. Una storia che il regista ha deciso di rappresentare con tanta verità, quanta ironia, giocando sul filo sottile fra cinema e realtà, fra personaggi e persone.


La vita della Harding è forse la storia della più complessa - e controversa - pattinatrice che abbia mai calcato le piste da pattinaggio. Ciò che è certo è che Tonya è stata una grande pattinatrice, la seconda donna ad eseguire un triplo axel in una competizione ufficiale e tuttora una delle pochissime ad averne avuto il coraggio, tanto che nel film si sono dovuti aggiungere effetti speciali, non riuscendo a trovare nessuna controfigura disposta o capace di replicare le acrobazie della protagonista.



Southpaw - L’ultima sfida

Se non hai visto Southpaw, ti conviene rimediare immediatamente: questo film ti spezzerà il cuore, ma lo farà con le parole giuste, con i tempi cinematografici giusti e con le riprese giuste. Ma attenzione, se non ami la violenza, se un po’ di sangue ti fa tremare le ginocchia, forse ti conviene abbandonare l’idea.


Ma torniamo all’inizio: Billy Hope è l’esempio del sogno americano e della meritocrazia di cui New York si fa simbolo. Lui e sua moglie erano figli della strada, orfani cresciuti senza nulla, ma grazie al suo lavoro e talento per la box, Billy scala la gerarchia sociale, si classifica come campione imbattuto dei pesi mediomassimi, compra una bella villa, si diletta a cene di beneficenza, ma non perde mai la sua bussola: al primo posto rimangono la moglie e la figlia.


Poi la sua vita viene sconvolta dall’improvvisa morte della moglie, e Billy viene risucchiato in un buco nero fatto di droghe, alcool e depressione. Perde tutto: prima il prestigio sociale, poi la casa, i soldi e infine anche la figlia.


La pellicola, diretta da Antoine Fuqua ci presenta l’odissea di un uomo che per la seconda volta nella sua vita deve rinascere dalle proprie ceneri, culminando in un epico finale scontro: contro uno sfidante ma anche contro sé stesso, contro tutto ciò che è andato in pezzi e che ora ha la possibilità di ricomporre.


Punti bonus di questo film? Jake Gyllenhaal nei panni del protagonista e Forest Whitaker in quelli del carismatico allenatore che lo aiuterà a rimettersi in piedi.


Articolo a cura di: Arianna Roetta



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