Non vi è zolla di terra che non si sia impreziosita del sangue di uomini, patrioti o invasori

Odore di sangue, persone dell’est, ripercussioni in occidente: tuttavia il soggetto, stavolta, non è né l’Ucraina né la Russia. Parliamo della Romania, più precisamente della Transilvania: in queste terre – o meglio, in questi boschi – Bram Stoker, morto il 20 aprile di 110 anni fa, ambientava il suo romanzo più famoso, Dracula.



Nato l’8 novembre di 175 anni fa a Clontarff, Stoker pubblica per la prima volta Dracula nel 1897 dopo un periodo durato ben sette anni di approfondimento della cultura e religione dei Balcani e soprattutto documentandosi sulle figure storiche del principe romeno Vlad II, detto Dracul – “il diavolo” – e di suo figlio Vlad III “l'Impalatore” Dracula-Nosferatu – colui che non muore, il morto vivente. A dargli questo spunto fu l’incontro nel 1890 con il professore ungherese Arminius Vambéry.


A primo impatto Dracula potrebbe sembrare il classico romanzo epistolare ottocentesco, eppure questo romanzo gotico nasconde estratti dei quotidiani locali, delle ambientazioni magiche e al confine con il mondo degli incubi. Cosa porta Bram Stoker a caratterizzare in questo modo il suo romanzo? La sua esperienza: costretto a letto per i primi sette anni della sua vita a causa del suo stato di salute, la madre gli narrava leggende con elementi soprannaturali.


Il Conte Dracula è un vampiro, una figura senz’anima che si nutre del sangue degli uomini che rinchiude nei sotterranei del suo castello sulle montagne della Transilvania. Al Conte non basta più la Transilvania, vuole espandere il suo dominio al di fuori per prolungare la sua permanenza sulla Terra: qui entra in gioco il protagonista, l’avvocato Jonathan Harker, il quale nel maggio 1890 viene mandato in Transilvania per occuparsi dell'acquisto di una proprietà londinese nella quale Dracula ha intenzione di trasferirsi. Arrivato sul posto, gli abitanti tentano di persuaderlo dall’andare dal Conte, ma Jonathan non si fa impaurire dalle loro superstizioni; a prima vista, infatti, il Conte Dracula appare agli occhi del protagonista come un simpatico signore deciso a trasferirsi in terra inglese.


Prima di questa rivelazione epifanica, l’avvocato ed il conte discutono dei più vari argomenti: uno fra i tanti è il legame del Conte alla propria terra ed il rapporto con la terra londinese, nella quale spera di potersi recare il prima possibile e farsi prendere dalla frenesia della città. Dracula narra di provenire da una vecchia famiglia nobile di secleri, minoranza etnica di lingua ungherese apparentemente discendente da Attila: proprio grazie ai Dracula i secleri possono – a detta del Conte – vantare una lunga storia, al contrario degli Asburgo e dei Romanov, cresciuti in breve tempo. In questo contesto, lodando la sua terra, il Conte afferma “Questa regione è stata contesa per secoli tra i valacchi, i sassoni e i turchi. E dunque non vi è zolla di terra che non si sia impreziosita del sangue di uomini, patrioti o invasori”.


Oltre ad essere un capolavoro horror, il capolavoro di Bram Stoker analizza anche aspetti antropologici e psicologici per poter rendere più chiari alcuni comportamenti umani e le finalità dietro questi, apparentemente oscure come le ambientazioni del romanzo ma più nitide di quanto si possa immaginare.


Articolo a cura di: Claudia Crescenzi

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