Nerthus, id est Terra mater

Nel capitolo 40 del suo De origine et situ Germanorum Tacito offre una rassegna di tribù appartenenti al gruppo cultuale degli Ingaevones, stanziate nelle regioni più settentrionali della Germania magna: si tratta di un’area localizzabile fra il basso corso dell’Elba e quello dell’Oder, tra la Frisia, lo Schleswig-Holstein, la penisola dello Jutland e la Pomerania, tra il Mare del Nord e il Baltico*.


COLLABORAZIONE - Articolo a cura di: Studia Humanitatis Paideia Fc

Il passo è di grande interesse perché costituisce il resoconto dettagliato più antico di un rituale pagano di cui si abbia notizia in area germanica*:


Reudigni deinde et Auiones et Anglii et Varini et Eudoses et Suarines et Nuitones fluminibus aut siluis muniuntur. nec quicquam notabile in singulis, nisi quod in commune Nerthum, id est Terram matrem, colunt eamque interuenire rebus hominum, inuehi populis arbitrantur. est in insula Oceani castum nemus, dicatumque in eo uehiculum, ueste contectum; attingere uni sacerdoti concessum. is adesse penetrali deam intellegit uectamque bubus feminis multa cum ueneratione prosequitur. laeti tunc dies, festa loca, quaecumque aduentu hospitioque dignatur. non bella ineunt, non arma sumunt; clausum omne ferrum; pax et quies tunc tantum nota, tunc tantum amata, donec idem sacerdos satiatam conuersatione mortalium deam templo reddat. mox uehiculum et uestis et, si credere uelis, numen ipsum secreto lacu abluitur. serui ministrant, quos statim idem lacus haurit. arcanus hinc terror sanctaque ignorantia, quid sit illud quod tantum perituri uident.


Quindi Reudigni, Avioni, Angli, Varini, Eudosi, Suardoni e Nuitoni sono protetti da fiumi o foreste. Presi singolarmente non hanno nulla di notevole, senonché venerano insieme Nerthus, cioè la madre Terra, e credono che essa si interessi delle vicende umane e sia trasportata in processione tra i popoli. Su un’isola dell’Oceano sorge un boschetto incontaminato, che ospita un carro dedicato alla dea, coperto da un telo; a un solo sacerdote è concesso toccarlo. Costui avverte la presenza della dea nel santuario e le si pone al seguito con grande venerazione, mentre viene condotta in giro da giovenche. Allora sono considerati propizi i giorni, è in festa qualsiasi luogo la dea degni del suo arrivo e della sua permanenza. Non si combatte, non ci si arma, si depongono tutte le spade; pace all’esterno e quiete all’interno sono allora soltanto conosciute, sono allora soltanto amate, finché il sacerdote stesso riconduce la dea nel recinto sacro, ormai saziata di contatto con i mortali. Il carro, il telo e – se vi si voglia prestar fede – anche la divinità sono poi purificati in un lago appartato. Compiono questo rituale dei servi, che subito dopo lo stesso lago inghiotte. Ne derivano un arcano terrore e una sacra ignoranza di che cosa sia ciò che vedono soltanto al momento di morire*.


L’autore parla del culto della dea Nerthus (aatd. *Nerþus), una divinità femminile collegata a certi riti di fertilità assai diffusi in tutto il mondo antico. I suoi devoti credevano che la dea abitasse in un bosco sacro su un’isola, benché non sempre vi fosse presente: infatti, soltanto un sacerdote preposto agli offici sacri poteva annunciarne l’arrivo. La dea era periodicamente trasportata per il territorio dell’anfizionia su un carro trainato da giovenche e, al termine del suo viaggio, era riportata al santuario; qui, nelle acque di un lago, dei servi sacri ne purificavano il simulacro e gli altri paramenti e, infine, erano deliberatamente annegati. Ora, la descrizione fornita da Tacito suggerisce un culto i cui elementi caratteristici sono un bosco sacro, un sacerdote, una processione su carro, un simulacro della dea e una lustratio. Oltre a ciò, lo storico latino segnala l’interruzione di qualsiasi attività bellica nel periodo segnato dal passaggio della processione. Ma le modalità in cui i fedeli della dea prendessero parte alla cerimonia non sono chiare: la fonte non specifica se il rito avesse luogo dinanzi ai rappresentanti dell’anfizionia (come nel caso dei Semnones del capitolo precedente) oppure fosse celebrato sulla stessa isola o se ancora il corteo giungesse via mare sulla terraferma. Tacito non parla di sacrifici animali o vegetali, ma si sofferma sull’orribile annegamento dei servi, probabilmente dovuto al fatto di aver violato il tabù di sapere il contenuto del carro*.


Emil Doepler, Nerthus. Illustrazione da M. Oldenbourg, Walhall, die Götterwelt der Germanen, Berlin 1905, 11.

Tacito glossa il nome della dea: …Nerthum, id est Terram matrem. Linguisti e storici delle religioni, a partire da Jacob Grimm, hanno posto in relazione il teonimo Nerthus e il nome del dio Vanir Njörðr, il padre di Freyr e di Freyja*, sul cui conto si hanno informazioni da fonti ben più tarde (i poemi scaldici del XIII secolo) oltre che da numerosi toponimi scandinavi: entrambi i nomi divini hanno la stessa etimologia nell’aatd. *Nerþuz. In effetti, non sembrano esserci dubbi che le due divinità fossero in qualche modo connesse tra loro, a prescindere dal fatto che Nerthus fosse femminile e Njörðr maschile*. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che Nerthus potesse costituire la componente femminile di una coppia divina insieme allo stesso Njörðr in un rapporto fratello-sorella, sposo-sposa, sulla falsariga di Freyr e Freyja. Altri interpreti hanno spiegato che *Nerþuz apparteneva alla categoria dei nomi femminili con tema in -u-, che, a seguito di un mutamento linguistico, sarebbero diventati maschili, cosicché anche il genere della divinità si sarebbe modificato per corrispondere al corretto genere grammaticale*. Un’altra spiegazione possibile è che Tacito abbia semplicemente frainteso le informazioni in suo possesso, riferendo di una divinità mascolina come se fosse femminile: è stato sottolineato che la conoscenza del culto della Magna Mater lo avrebbe indotto in tale errore*.

Stando alla fonte latina, è evidente che il culto di Nerthus fosse individuato in un luogo tutto particolare, un sacro boschetto su un’isola. Non si tratta però di un caso unico nel contesto germanico, anzi: pare infatti che l’ex isola di Walcheren, sull’antico delta del Reno, abbia ospitato il santuario di qualche divinità fino all’VIII secolo*. Allo stesso modo, si ha testimonianza di un culto isolano anche per il dio Fosite*. Non è sicuro dove vivessero le tribù che veneravano la dea Nerthus, ma è molto probabile che fossero stanziate nelle isole danesi. La grande necropoli di Møllegårdsmarken (isola di Fyn), utilizzata tra il I e il IV secolo, attesta la natura sacra della zona tra Gudme e Gammel Lundeborg anche prima del III-IV secolo*. Il toponimo Gudme, tra l’altro, deriva da Guðheimr («dimora degli dèi»)*. Un caso molto simile è quello di Helgö («Isola sacra») nel lago Mälaren (Svealand, Svezia), che sembra aver conosciuto un grande sviluppo tra VI e VII secolo, anche se le prime frequentazioni del luogo risalgono al IV secolo*. La lontananza della dimora divina dal consorzio umano (in insula Oceani castum nemus) ha fatto pensare a un accostamento fra la dea di cui parla Tacito e una figura tipica del folklore tedesco e nota sotto molteplici nomi, fra i quali Frau Holle e Frau Perchta – figura che altro non sarebbe se non la sopravvivenza di Nerthus nella tradizione popolare*. Naturalmente, l’identificazione del culto di Nerthus descritto da Tacito non è in definitiva importante. Ciò che interessa è piuttosto la testimonianza dell’esistenza di un culto e del suo luogo centrale come punto d’incontro inter-tribale nella Scandinavia meridionale.


Continuate a seguirci per saperne di più.

L’ articolo continua sulla prossima uscita!


COLLABORAZIONE

Articolo a cura di: Francesco Cerato di Studia Humanitatis Paideia Fc


*Cfr. M. Lotz, The Goddess Nerthus: A New Approach, ABAG 36 (1992), 1.

*Secondo T. Gunnell, The Origins of Drama in Scandinavia, Cambridge 1995, 53, il passo tacitiano è di interesse particolare per varie ragioni: innanzitutto, mostrerebbe come le scene di ierogamia riportate sui petroglifi dell’Età del Bronzo possiedano dei riscontri nella Scandinavia meridionale della fine del I secolo; in secondo luogo, fornirebbe la prova più antica dell’esistenza di un culto dedicato a una divinità ben precisa.

*Tac. Germ. 40, 2-4.

*Cfr. M. Battaglia, Nerthus as Female Deity. The interpretatio romana and Tacitus’ Germania, XL Revisited, ABAG 55 (2001), 2-4.

*Sull’etimologia del nome Nerthus, si vd. J. Grimm, Deutsche Mythologie, Göttingen 1854, IV 230-235. C.A. Mastrelli, La religione degli antichi germani, in P. Tacchi Venturi, G. Castellani (eds.), Storia delle religioni, Torino, 1971, II, 491, non mette in dubbio l’esatta identità etimologica tra Nerthus e Njörðr; quanto al legame con la terra, egli mette in relazione il teonimo con aatd. *Erþō < td. Erde e ingl. Earth; quanto alla confusione tra maschile e femminile, lo studioso associa Nerthus al i.e. *ner- («forza vitale maschile») < a.i. nár, gr. ἀνήρ, alb. njer, lat. neriōsus, sab. Ner(i)o, cimr. nerth, celt. nertos. Si vd. ancora R. Simek, Dictionary of Northern Mythology, Woodbridge 2007, 230 (s.v. Nerthus), 234 (s.v. Njörðr), e J. Lindow, Norse Mythology: A Guide to the Gods, Heroes, Rituals, and Beliefs, Oxford 2001, 237-238.

*Forse Nerthus è l’anonima sorella-sposa di Njörðr di cui parlano le saghe scaldiche: in Heimskringla I 13, si accenna al fatto che Njörðr si fosse unito alla sorella, dando alla luce Freyr e Freyja; in Lokasenna v. 36, Loki accusa il dio di aver generato un figlio con la propria sorella. Si vd. A. Orchard, Dictionary of Norse Myth and Legend, London 1997, 117-118. Cfr. J. De Vries, Altgermanische Religionsgeschichte, Berlin 1956-1957, II 338, che ipotizza che in origine Nerthus fosse stata affiancata da un precursore maschile di Skaði.

*Si vd. a questo proposito A. Kock, Die Göttin Nerthus und der Gott Njörðr, ZDPh 28 (1896), 289-294. Cfr. R.W. Chambers, Widsith: A Study in Old English Heroic Legend, Cambridge 1912, 70, n. 4, che afferma che la Heimskringla e la Lokasenna conservano una confusa traccia di un’epoca in cui il genere della divinità poteva cambiare dal femminile al maschile, e viceversa. Si vd. anche E. Wessén, Schwedische Ortnamen und altnordische Mythologie, APhS, 4 (1929-30), 97-115, che ritiene che alcuni toponimi svedesi portino il nome di Njörðr in onore di una divinità femminile piuttosto che maschile. Sulla questione del genere, si vd. J. McKinnell, Meeting the Other in Old Norse Myth and Legend, Cambridge 2005, 50-55.

*È questa l’opinione di E. Picard, Germanisches Sakralkönigtum?: Quellenkritische Studien zur Germania des Tacitus und zur Altnordischen Überlieferung, Heidelberg 1991, 172-83. L. Motz, The Goddess Nerthus: A New Approach, ABAG 36 (1992), 4-5, ha messo in luce che nel culto romano il teonimo Terra mater non era applicato alle divinità originarie, come Ceres o Tellus, bensì a quelle ctonie di provenienza esterna, come Demetra.

*Alcuino di York, Vita Willibrordi achiepiscopi Traiectensis, in W. Levison (ed.), MGH SS rer. Merov. 7 (1920), 81-141 [c. 14, 127-128].

*Ibid. c. 10, 124-125.

*K.K. Michaelsen, Iron Age Cemetries and Settlement Systems in the Gudme-Lundeborg Area, in P.O Nielsen, K. Randsborg, H. Thrane (eds.), The Archaeology of Gudme and Lundeborg: Papers Presented at a Conference at Svendborg, October 1991, Copenhagen 1994, 48-52.

*J. Kousgård Sørensen, Gudhem, FMSt 19 (1985), 131-138, esistono altri cinque toponimi in Danimarca e altri ancora in Scandinavia.

*E. Bergström, Early Iron Age, Curr. Swedish Archaeol. 3 (1995), 62; S. Brink, Cult Sites in Northern Sweden, in T. Ahlbäck (ed.), Old Norse and Finnish Religions and Cultic Place-Names: Based on Papers Read at the Symposium on Encounters between Religions in Old Nordic Times and on Cultic PlaceNames, Held at Åbo, Finland, on the 19th-21st of August 1987, Åbo 1990, 479-480.

*A proposito, si vd. Motz, The Goddess Nerthus…, 11-17. Frau Holle è un’entità collegata all’attività della tessitura: secondo la tradizione popolare, il suo intervento consisterebbe nel dare ricompense o punizioni alle donne quanto al loro lavoro; mentre l’epifania dell’antica Nerthus coincideva con la cessazione di ogni attività bellica e l’avvento di un periodo di pace e di letizia. La studiosa, per consolidare il parallelo fra le due entità, fa anche riferimento a una bractea del VI secolo proveniente da Oberweschen (Hohenmölsen, Sachsen-Anhalt), che rappresenta una figura femminile con in mano una conocchia e un fuso.



148 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti