"Nelle terre estreme” alla ricerca di sé, da Jon Krakauer a Eddie Vedder

Aggiornato il: gen 24

“Nelle terre estreme” nasce dall’incontro fra Chris McCandless e John Krakauer che, in veste di giornalista, riportò la sua storia sulla rivista Outside.

Chris Johnson McCandless vagabondò nella zona occidentale degli Stati Uniti fino in Alaska. Tanti giovani si rispecchiano in questa storia: ragazzi che mal tollerano la società e le sue regole e cercano nella natura il vero significato della vita.

La storia colpì John a tal punto da spingerlo a scrivere un libro sulla storia di Chris, una biografia in cui utilizza la sua esperienza per comprendere meglio il perché di questa scelta, perché liberarsi di tutto e tuffarsi, di petto, nella natura.


«C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace nello spirito, ma in realtà per l'animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo».

Dopo la laurea all’Emory College, Chris inizia il suo viaggio attraverso gli Stati Uniti, prima in macchina e poi a piedi. Come in “Sulla strada” di Jack Kerouac, ma in solitaria.


Chris non si lascia intimorire dalle difficoltà, oltrepassa confini e non ha paura di rischiare; cambia nome (si fa chiamare Alexander Supertramp) e realizza l’avventura delle avventure: l’Alaska.

Cerca di lavorare e mette da parte un po’ di soldi per comprare l’attrezzatura necessaria, non resta mai per troppo tempo nello stesso posto.

Nell’aprile 1992 raggiunge l’Alaska e si imbatte in un vecchio autobus abbandonato che diventa il suo rifugio. Per cinque mesi sopravvive alle ferree leggi della natura: si nutre cacciando e pescando, o raccogliendo bacche. Non ha un telefono, orologi o mappe con sé.

John Krakauer, sin da giovanissimo, è un appassionato alpinista e, mentre Chris è impegnato a raggiungere l’Alaska, lui si trova in Sud America dove scala il Cerro Torre.

Cosa vuol dire inseguire se stessi? Lo sanno benissimo entrambi.

Eppure Chris, nella sua solitudine ha compreso quello che, sotto gli occhi del mondo, non gli era mai apparso così chiaro. Lì, nella natura selvaggia e incontaminata comprende che…


«La felicità è reale solo se condivisa».


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Ma non può ritornare alla civiltà, una pianta velenosa lo porterà alla denutrizione e, infine, alla morte.

Sarà, forse, questa storia a spingere lo scrittore e giornalista a scalare l’Everest?


Pubblicato nel 1997 da Rizzoli, e dal 2008 da Corbaccio, è una lettura consigliata a chi ha bisogno di intraprendere un viaggio nella natura umana, per riflettere su molti aspetti della vita quotidiana, “Nelle terre estreme” è molto più che una semplice biografia.

La storia di Chris McCandless non è stata solamente raccontata nelle pagine di un libro e rappresentata nel film “Into The Wild”, ma anche la musica ha dato il suo fondamentale contributo. I brani che fanno parte della colonna sonora del film rivelano gli aspetti più interiori del viaggio intrapreso da Chris, un viaggio che lo ha portato definitivamente lontano da casa e dalla persona che era stato prima di partire.

Una volta terminate le riprese per il film, il regista Sean Penn si è rivolto a Eddie Vedder, cantante dei Pearl Jam, affinché si occupasse degli aspetti musicali della pellicola. Mai scelta fu più azzeccata, tanto che lo stesso regista ha affermato che Vedder fosse perfetto per ricoprire il ruolo di “voce interiore del personaggio” di Chris. Non si tratta di una considerazione da poco, proprio perché buona parte del viaggio del protagonista è solitario e occorreva una narrazione introspettiva efficace, come solo la musica in certi casi può garantire.


Il genere musicale prediletto di Vedder è il rock, nelle sue declinazioni Grunge, Hard, Alternativo e Folk: proprio quest’ultimo è il taglio che il cantautore ha scelto di dare ai brani composti appositamente per il film. Si tratta di tracce piuttosto brevi e semplici, dai suoni puliti e genuini, il tipo di canzoni che potrebbero essere suonate con una vecchia chitarra davanti al fuoco in una sera d’estate.


Ma semplicità non è sinonimo di banalità. Vedder è stato in grado di dar vita a brani che rispecchiano alla perfezione il viaggio definitivo di Chris dentro la natura e dentro se stesso.


I temi delle canzoni riportano ciò su cui probabilmente Chris ha riflettuto durante il viaggio. Non dimentichiamo che il percorso intrapreso dal protagonista era una sorta di rito di passaggio, spinto dal desiderio di trovare da sé il significato della propria esistenza, senza l’influenza del tipo di vita che fino a prima della partenza non aveva sentito davvero sua.


Immancabile nei brani è il tema della natura, fonte di libertà ma anche di difficoltà e asprezze. Inoltre, è ricorrente l’idea del viaggio nella direzione del sé più autentico: alcuni pezzi, come “Rise” e “Long Nights”, fanno riferimento a un percorso solitario, mentre in “Hard Sun” è presente anche una figura femminile.


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Un altro aspetto del carattere di Chris, rispecchiato in “Society”, era quello di volersi distanziare dal resto della società, governata dall’avidità per cose e denaro.


«Oh, è un mistero per me Abbiamo un'avidità a cui abbiamo acconsentito Pensi di dover volere più di quello che ti serve Finché non ottieni tutto non ti sentirai libero Società, sei una razza folle Spero tu non ti senta sola, senza di me».


In “Guaranteed”, Eddie Vedder dà voce al desiderio che aveva avuto Chris di allontanarsi dai meccanismi a cui obbedisce la società, meccanismi a cui nessuno sembra sottrarsi:


«Lascia che ci pensi io a trovare un mio modo di essere Considerami un satellite in orbita per sempre Conoscevo tutte le regole ma le regole non conoscevano me Garantito... »


Articolo a cura di: Serena Votano e Isabella Rancan



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