Musica per concentrarsi meglio?

Si tratti di interrogazioni o verifiche, di esami oppure lavoro, concentrarsi necessita sempre di una certa dose di concentrazione e tranquillità, cose che spesso si fatica a trovare soprattutto se il nostro livello di attenzione risulta essere molto basso. C’è chi si chiude nella propria camera in silenzio e si mette a trascrivere riassunti degli argomenti da studiare, altri invece preferiscono ridurre ancora di più le distrazioni e ripetere ad alta voce, troviamo altri ancora che preferiscono utilizzare trucchetti mnemonici per avere meno difficoltà. Tuttavia, certe persone preferiscono utilizzare una “distrazione” per aumentare la loro concentrazione, quasi un paradosso. Questa sorta di distrazione è la musica: quest’ultima viene spesso erroneamente etichettata come distrazione in quanto essa viene associata al relax dopo il lavoro o anche al semplice divertimento, quando in realtà può aiutarci a tornare produttivi.



C’è una premessa da fare: i risultati dipendono dal tipo di musica che si sta ascoltando e l’effetto di quest’ultima varia da persona a persona, in quanto chi non è abituato a studiare con la musica o semplicemente chi non sopporta i rumori esterni potrebbe ottenere dei risultati inferiori proprio per questo motivo, come solitamente succede agli introversi. In seguito ad alcuni studi effettuati da J.G. Fox e E.D. Embrey dell’Università di Birmingham, nel caso di lavori ripetitivi come lo studio oppure i lavori da ufficio la musica è risultata efficace nell’aumentare l’efficienza, ad esempio durante il controllo della posta elettronica o della scrittura di un documento; per quanto riguarda lo studio invece uno studio dell’Università di Daytona ha dimostrato come gli studenti che hanno studiato con Mozart in sottofondo avessero ottenuto i migliori risultati.


Se non è possibile stabilire delle leggi universali per sfruttare tutti in egual modo la musica così da aiutare la concentrazione si possono tuttavia tracciare delle linee guida per consentire a tutti di trovare la loro musica e di conseguenza concentrarsi meglio. Per la Generazione Z ed i Millennials questa cosa sarà scontata, ma esistono dei video o delle playlist, sia su YouTube sia su Spotify, i quali spesso si intitolano “musica per concentrazione” oppure “musica per studiare” e sono principalmente di due tipi: nel primo caso questi contengono suoni della natura come pioggia, temporali, ruscelli o anche del semplice vento – in quanto secondo uno studio della Rensselaer Polytechnic Institute gli elementi della natura, oltre a costituire rumore bianco, sono in grado di stimolare la messa a fuoco. Nel secondo caso invece, seguendo i risultati di uno studio compiuto a Cambridge, la musica in questione sarà senza testo, classica o acustica o proveniente da un videogioco, poiché le parole spostano l’attenzione dal lavoro in corso su di esse e sono quindi considerate come fonte di distrazione.



Nel caso non si voglia rinunciare alla musica con le parole ci sono due opzioni possibili: si può ascoltare musica che non coinvolga emotivamente l’ascoltatore, per non far spostare appunto l’attenzione dall’azione alla musica, oppure ascoltare musica – anche semplicemente le proprie canzoni preferite – ad un volume moderato di suono, adatto appunto per stimolare il pensiero, poiché ascoltare musica ad un volume troppo alto porterebbe il cervello a rallentare la velocità con cui elabora le informazioni.


Articolo a cura di: Claudia Crescenzi



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