Mettiamoci a confronto! Alessandra e l’app nata per non aver più paura di usare la tua voce!

Alessandra è una giovane donna che ferma non sa proprio stare: ha due lauree, è CEO e co-founder di una start-up fondata nel 2016 che lavora nel Medtech e in seguito a una campagna di raccolta fondi ha realizzato “Voicen-Project”.

Da anni cura il proprio profilo Instagram trattando di benessere e motivazione personale ma ha sempre denunciato i fenomeni di cat-calling, invitando le donne ad alzare la voce e a dire secchi “no” a situazioni umilianti, a relazioni morbose, a commenti non richiesti che incutono paura e vergogna.

Ha sfruttato il suo essere “influencer” per andare oltre le ricette e i completi sportivi, trattando tematiche delicate.

Quante volte le donne si sono sentite impotenti di fronte a gesti che accadono anche quotidianamente e offendono la loro dignità?

Quanti fischi, sguardi insistenti, battute per l’abbigliamento gridate per strada?



“Voicen”, che oggi è un’app gratuita, nasce dall’esigenza di offrire sia un supporto psicologico alle donne vittime di abusi sia uno spazio sicuro in cui confidarsi.

È possibile, pertanto, chiedere aiuto e contemporaneamente dare sfogo a pensieri intimi, trovando sostegno e complicità in una community tutta al femminile.

Alessandra è riuscita a rispondere a diverse esigenze, dopo aver raccolto centinaia di messaggi e testimonianze: non sentirsi più sola, leggere altre storie simili e trovare la forza di reagire.

La violenza psicologica è grave quanto quella fisica e chiunque, a qualsiasi età può esserne vittima; è importante non trascurare alcun segnale e spesso dal confronto con altre donne emergono vere e proprie mancanze di rispetto subite che prima venivano considerate insignificanti.

Offese, accuse, ricatti, controllo della libertà personale: ecco che nello “Sfogatoio” vengono evidenziate queste forme di violenza e la persona coinvolta può iniziare un percorso per allontanarsi dall’abusante e dalla rete in cui è stata intrappolata.

Nello Sfogatoio si possono solo lasciare “reactions”, non commenti, visto il desiderio di non ricevere alcuna forma di giudizio.


La tutela è data dalla richiesta del documento, essenziale per iscriversi: dal momento che viene fornito un supporto psicologico, occorre identificarsi e dimostrare la maggiore età.

I dati personali non rimangono nell’app e non sono visibili, gli altri utenti leggeranno solo il nickname scelto al primo accesso.

Al momento della prenotazione di una “call” con la psicologa, l’utente trova il consenso informato, da compilare e inviare preventivamente prima dell’incontro.

Nulla è lasciato al caso, la privacy, i termini e le condizioni rispettano le vigenti norme burocratiche e per rispondere ad eventuali perplessità c’è un indirizzo e-mail apposito.

Il progetto è in versione beta per ora ma Alessandra punta ad allargare il numero di psicologhe coinvolte, rendendola un sistema completo e facilmente usufruibile.

In futuro verranno promosse iniziative, newsletter, sezioni di un blog dedicate al “Women Empowerment”, un tema sempre più in auge.



Alessandra ha sfruttato il suo carattere determinato per crearla, ma l’app è di tutte e per tutte: community, supporto, condivisione.

Se sei una lettrice ti invito a scaricarla e a riappropriarti della tua voce, che simboleggia il tuo desiderio di cambiamento.

Se sei un lettore consigliala a tua mamma, ad un’amica, a una donna che potrebbe beneficiarne: la lotta per la parità effettiva non può e non deve interessare solo il genere femminile, va combattuta da persone intelligenti ed empatiche di entrambi i sessi.


Articolo a cura di: Giulia Biamino




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