“Medievalmente donna” Cosa significava essere donne nell’Alto Medioevo

Ho voluto utilizzare un titolo, per così dire, “stravagante”, perché conosco bene la reazione comune dell’accostamento del termine “Medioevo”, a quello di “donna”. Subito sorgono nella mente immagini di sottomissione e subordinazione, sfruttamento e relegazione, di una forte disparità di genere e una discriminazione verso il “gentil sesso”.



Ebbene, tutto questo ha del vero, come del falso, ed è mio desiderio in questo articolo, spiegare un po’ quale sia la verità storica della vita di una qualsiasi donna nei primi secoli del Medioevo. Diciamo innanzitutto che, l’Alto medioevo, ovvero gli anni che vanno dal V al X secolo, è stato sicuramente il primo momento in cui ci fu una preponderante spinta verso la parità dei sessi, per alcuni aspetti ancor maggiore di quella odierna. La donna “classica”, quella del mondo romano, seppur molto più emancipata della greca, che sostanzialmente aveva come unico ruolo nella società, quello della procreazione, rappresenta una figura di donna molto subordinata all’uomo: nessun accesso alla politica (seppur in molti casi riuscì ad influenzarla), nessun potere nella propria casa e nell’educazione dei propri figli, per non parlare poi della “proprietà privata”, poiché di fatto, la donna romana, di suo, possedeva solo sé stessa; chiaramente questo discorso valeva per coloro che avevano una condizione sociale elevata, per le altre bisognerebbe fare un discorso a parte, che richiederebbe un articolo a sé.


Dunque nell’Alto medioevo, anche grazie alla commistione della cultura germanica e più in generale “barbara”, con quella di stampo romano, la donna progressivamente riuscì in una grande espansione dei propri diritti e delle proprie prerogative. E non parliamo solamente di donne dal rango sociale elevato, come possono essere le eroine (per esempio Giovanna d’Arco), le donne di chiesa e le sante (come Caterina da Siena), oppure principesse e nobili; no, parliamo di donne normali, contadine, persone abituate al quotidiano e non avvezze ai comfort di palazzo.


Scrittori come Règine Pernoud, o Georges Duby, nei loro scritti hanno combattuto e abbattuto l’idea generale che la donna medievale fosse schiava dell’uomo e controllata da un patriarcato oppressore, basandosi su documenti storici, piuttosto che su dicerie, luoghi comuni e stereotipi, che hanno distrutto la verità storica del medioevo.


Partiamo dall’analisi di documenti notarili, dove la donna contadina compare come comproprietaria della tenuta del marito che anzi, alla morte di quest’ultimo, sarebbe divenuta la legale proprietaria, superando tutte le regole del lignaggio (ovvero della trasmissione dell’eredità per linea maschile), poiché essendo legata all’uomo dal matrimonio, essa partecipava in tutto ciò che riguardava il marito. In secondo luogo, se il marito di una donna, fosse stato costretto ad abbandonare la proprietà per la leva militare, o altre motivazioni di carattere coercitivo, la donna era la sola che poteva gestire l’andamento della proprietà, avendo pieni poteri sul controllo degli operai e delle mansioni che essi dovevano svolgere. Pensiamo poi ai sovrani francigeni: essi automaticamente, a partire da Carlo Magno in poi, assoggettavano le proprie regine alla gestione del regno, divenendo esse, di fatto, comproprietarie.


La donna, inoltre, aveva pieno accesso alla compravendita di intere proprietà, anche se non sposata e, se la sua situazione economica lo permetteva, di condurre i propri studi, che nella maggior parte dei casi avvenivano nei conventi.


Dunque, da dove nasce quell’ideale di donna medievale, che tutti conosciamo? Si è trattato di una distorsione della storia, oppure il falso risiede in quello che è stato detto qui sopra? La condizione femminile subì un rapido declino a causa della cattiva propaganda perpetuata dai padri della chiesa e dal cristianesimo in generale. Secondo la loro interpretazione delle sacre scritture, la donna era un “instrumentum diaboli”, un oggetto di cui Satana si serviva per condurre l’umanità nel baratro. Partendo dunque da questo punto di vista, essa non era capace di giudicare, pensare, ragionare e compiere azioni autonomamente; e nel corso degli anni, avvicinandoci dunque alla metà e poi alla fine del Medioevo, la spinta verso un’uguaglianza si andò incrinando proprio a causa di questa visione maligna, e chiaramente distorta, della donna. Bisogna anche sottolineare come la riscoperta del Diritto Romano, abbia contribuito ad una maggiore inversione di rotta nell’emancipazione della donna. E dunque quell’immagine di donna medievale perpetuata fino ad oggi, nasconde la parziale spinta che il Medioevo stesso, diede per la sua emancipazione, interrotta poi da sterili credenze e corrotti ideali.


Articolo a cura di: Marco Mariani



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