LUCIFER non è una serie infernale

Il prossimo 10 settembre Netflix rilascerà la sesta e ultima stagione di Lucifer.


Nel caso ve lo foste perso, ecco il trailer ufficiale pubblicato da Netflix: https://www.youtube.com/watch?v=VH92HoWA4Ao&t=62s



Invece, per i più smemorati o per chi non ha retto le cinque stagioni precedenti, ecco un piccolo recap, a cui seguirà una mia rece-modestissima.


Lucifer è una serie a metà tra il genere poliziesco e comico trasmessa dal 2016 su Fox e ispirata al fumetto omonimo di Mike Carrey e al personaggio che compare in una serie di fumetti di Neil Gaiman.


Il protagonista è per l’appunto Lucifer Morningstar, sì nome piuttosto ossimorico per il Diavolo che, stanco della vita all’Inferno, nel 2011 si stabilisce a Los Angeles (anche qui, trovata geniale far vivere il diavolo nella “Città degli Angeli”) dove apre un club, il LUX, insieme alla sua amica demone Mazeekin Smith.


Apparentemente la vita di Lucifer sembra essere caratterizzata da sole tre cose: bellissime donne, fiumi di alcol, svariate droghe. Nel 2016 però Lucifer incontra la detective Chloe Decker, cooprotagonista del drama, con cui inizierà a collaborare e che sarà tra le principali artefici della sua crescita “umana”. Le vicende, oltre che intorno ai casi di omicidio che i “partner” (come piace definirsi ai “Deckerstar”) cercano di risolvere, ruotano attorno alla psicologa di Lucifer, la dottoressa Linda, al fratello maggiore Amenadiel, alla carina e simpaticissima coroner, la signorina Lopez e all’ex marito di Decker, Dan.


Riassumere nei dettagli il contenuto delle cinque stagioni potrebbe esporvi al rischio di leggere la Divina Commedia, dunque mi limiterò a esporre le impressioni di chi ha appena finito di vedere la serie.


Nonostante le pessime recensioni ricevute subito dopo l’uscita della prima stagione, Lucifer è a mio avviso una serie per tutti, in cui la crescita dei personaggi nel corso delle stagioni è graduale e sempre maggiore, la trama è abbastanza lineare e i riferimenti biblici sono spesse volte comici (vedi Eve, sì quella di Adamo ed Eva, che scende sulla terra per riunirsi al suo ex, sì il Lucifer che sotto forma di serpente l’aveva tentata all’alba dei tempi), ma quasi sempre coerenti.


Tra le parti che ho apprezzato di più, oltre ai momenti “Deckestar sempre stracolmi di drammi dovuti al “contrasto umano-divino” che in una coppia a quanto pare è difficile da affrontare, la spiccata ironia che caratterizza il protagonista (e che, a mio avviso, fa passare quasi in secondo piano il suo fascino) e contribuisce a mantenere sempre presente un’atmosfera di comicità molto piacevole, i momenti in cui Lucifer tenta di affrontare le ragioni dei suoi tormenti più profondi deliziandoci con le sue performance al pianoforte. Mi ha colpito positivamente, poi, la scelta di collegare, in una perfetta concatenazione, gli sviluppi delle indagini sui singoli casi di omicidio ai dubbi e ai problemi che in quello stesso momento stanno affrontando i protagonisti e la decisione di concludere la serie ad un numero accettabile di stagioni, evitando così di annoiare il pubblico, trascinando troppo in avanti la narrazione.



Se avete già visto le prime cinque stagioni credo che sarete d’accordo con me, se non l’avete ancora fatto, ritengo di essere stata abbastanza persuasiva da spingervi almeno a guardare l’episodio pilota!


Per i lettori di poca fede, the best of Tom Ellis (aka Lucifer) al piano: https://www.youtube.com/watch?v=H6Kfiu1laOI&list=RDH6Kfiu1laOI&index=1


Qui il momento in cui sempre Tom Ellis al piano ci ha più distrutto cantando Creep dei Radiohead: https://www.youtube.com/watch?v=MHjd47Uye8Y


immagini cc: https://instagram.com/lucifernetflix?utm_medium=copy_link


Articolo a cura di: Mariapia Crupi



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