“Le vergini suicide” di Jeffrey Eugenides

Le vergini suicide sono cinque sorelle: Cecilia, la più piccola ha 13 anni, Lux, 14 anni, Bonnie, 15 anni, Mary, 16 anni, e Therese, 17 anni. Siamo nel 1974, la famiglia Lisbon vive a Detroit, una tranquilla città in periferia. Il padre insegna matematica al liceo mentre la madre è la classica casalinga che cerca di difendere le figlie dal mondo o di reprimere e arginare il loro carattere, difficile capirla. Le biondissime ragazze esercitano un fascino magnetico agli occhi del vicinato e dei compagni di scuola, tuttavia la loro è una vita soffocante e, alle porte dell’adolescenza, è inevitabile che arrivino i primi gesti di ribellione. Ciò che le salva è la complicità che le unisce.



Cecilia, la più piccola delle sorelle, viene trovata dentro la vasca piena d’acqua, quasi morente, dopo aver cercato di tagliarsi le vene e togliersi la vita. Non si conosce il motivo di questo tentato suicidio, si pensa sia dovuto a un ragazzo, il suo primo amore (a sua volta innamorato di un’altra ragazza). Poco tempo dopo essere uscita dall’ospedale, tenta nuovamente il suicidio buttandosi dalla finestra, nonostante il tentativo della madre (dai risultati inefficaci) di organizzare una festicciola invitando anche dei ragazzi.


«E così si erano nascoste, lontane dal mondo, in attesa che qualcuno - noi - andasse a salvarle».


A raccontare questa storia è una voce corale, un gruppo di ragazzi che spia e colleziona ogni loro movimento quasi come se fossero delle divinità da venerare. Questo metodo narrativo, adottato da Jeffrey Eugenides, non consente al lettore di vedere le cose in modo piuttosto chiaro, la storia appare come una raccolta di dati percepiti dai vicini, dal vociare e da ciò che dalle finestre è possibile vedere. Non permette emozioni o empatia. Troppo vuoto, troppo spazio e, dopo, tutto accade troppo velocemente. Romanzo d’esordio, per Eugenides, pubblicato nel 1993, viene trasposto al cinema nel 1999 da Sofia Coppola.


A distanza di qualche mese dal suicidio di Cecilia, anche le restanti quattro sorelle Lisbon si tolgono la vita. La vicenda non colpisce davvero, tuttavia fornisce diversi spunti di riflessione. Non si va alla ricerca del motivo dei suicidi, perché in realtà non esiste, ma veniamo introdotti nella vita di periferia in cui tutti vociferano alle spalle, in una situazione domestica complessa di cui sappiamo ben poco e, infine, l’adolescenza, quel periodo della vita in cui sembra che nessuno possa capire nulla.


Consigliato a chi è alla ricerca di un romanzo dalla trama intricata come un labirinto, in cui sembra di sapere tutto ma, in realtà, si sa ben poco di queste cinque sorelle indimenticabili per chi le ha conosciute.


Serena Votano



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