Le tre età della donna (1905)

Aggiornamento: 27 ott 2020


Le tre età della donna 1905 - Il confronto quotidiano
Le tre età della donna (1905), olio su tela, Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma.

La donna, figura spesso ricorrente nelle opere di Gustav Klimt, che la esalta e la rappresenta fiorente in tutta la sua fierezza e sensualità. Il corpo diviene arma di seduzione, nudo come la natura l’ha creato, puro, non mascherato dal tempo che scorre e che rende consapevoli della propria essenza. La morbidezza del corpo diviene altresì simbolo della dolcezza materna. “Le tre età della donna” è una tra le due opere di Klimt custodite in Italia, questa precisamente a Roma. Ma chi sono le tre figure in questione?


Di donne stiamo parlando, certo, e di donne si tratta, ma l’artista in questo caso non vuole mostrare solo l’unicità della singola donna, bensì il suo percorso diviso nei tre momenti fondamentali della vita, inteso come l’allegoria delle stagioni. Dunque l’infanzia, un germoglio che prende colore, poi la maternità, quindi il fiorire ed infine la vecchiaia, l’appassire. Tutto ciò sta a designare la precarietà della vita oltre alla bellezza destinata a svanire, ma anche alla vicinanza degli eventi, in quanto il tutto è posto in un nucleo centrale dove “le tre” coesistono pur essendo temporalmente distanti.


Partendo da destra, la prima “donna” che osserviamo è la bambina, adagiata dolcemente sul ventre della mamma, sua custode fino a poco tempo prima. La testa della piccola si appoggia ai seni prosperosi che l’hanno nutrita; le guance rosee e paffute mettono in luce sul suo viso la serenità, una felicità spirituale indisturbata e appagata. La pelle candida, ancora morbida, sottolinea la differenza tra lei e la madre e allo stesso tempo il tenero abbraccio che reciprocamente si scambiano, entrambe ad occhi chiusi.


Abbiamo, dunque, capito chi è la seconda donna. Ella mantiene il viso rilassato, quasi per godere del momento condiviso con la piccola, un momento, appunto, di intimo amore materno, catturato per sempre in un attimo dipinto. Anche il viso della mamma tende a colorarsi di colori più aranciati, probabilmente dovuti al calore che scalda i due corpi nudi a contatto. I capelli, più lunghi di quelli della figlia, accendono il quadro vivacizzandolo, occupano spazio come se fluttuassero vivi. Le labbra disegnano un sorriso rosato, nessuna ruga marcia sul viso, come nient’altro sfigura il corpo ancora giovane, pallido sì, ma caldo. Solo un velo azzurro copre leggermente gli arti inferiori e si riavvolge sotto la mano che regge la bambina, simboleggia un legame di forza che sta alla base del rapporto madre - figlia.


In contrasto, più a sinistra, troviamo l’ultima, ma non meno importante, “forma” femminile del ciclo della vita; così esterna e visibilmente distaccata per lasciare spazio a chi è ancora bel distante dall’inizio della fine. È la vecchiaia, l’ immagine forse più realistica. L’anziana si copre il volto con un gesto drammatico della mano evitando di mostrarsi completamente, quasi in segno di rinuncia ad affrontare il reale, nonché naturale, corso della vita. Il corpo, non più tonico, mette in evidenza la propria decadenza, la sua degradazione, essendo così scarno. La pelle, in contrasto con quella delle altre due donne, è molle, ricade grinzosa, il suo colore è sui toni freddi e opachi, in via di spegnimento. Le mani nodose mostrano le vene sempre più in rilievo, tratto caratteristico di un’anziana, mentre i seni si deformano, il ventre si gonfia, i capelli perdono volume, si ingrigiscono... è così che ci si consuma.


Veniamo allo sfondo, diviso verticalmente in decorazioni sui toni pastello e parti monocrome. Soprattutto alle spalle dell’anziana donna, tende ad essere più cupo e “ansiogeno”, si sposta dal marrone puntigliato di fiori secchi, l’energia che lentamente si spegne, al nero prima a chiazze poi collocato sotto i piedi della vecchia; il passaggio tra la coesistenza di vita e morte e l’incombenza di quest’ultima. Mentre in contrasto, dietro a madre e figlia, lo riempiono armonicamente piccoli dettagli circolari variopinti dai toni vivaci, come un campo fiorito rappresentante la fertilità. Si sviluppa poi anche in orizzontale: in basso un marroncino puntigliato di schizzi bianchi e in alto la fascia totalmente scura. Si evoca così un’atmosfera che nonostante tratti di temi concreti, si colloca, per l’ambientazione, al di fuori della realtà; dunque nella sfera del sacro e del fantastico.


Matilda Balboni




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