Le Piste ciclabili in Italia

La pandemia da Covid-19, con le conseguenti restrizioni e lockdown, ci ha fatto riscoprire la bellezza dell’attività fisica: infatti, per evadere da quelle “anguste” quattro mura domestiche, chiunque si è improvvisato appassionato runner o ciclista provetto. Tutto molto bello e salutare, diremmo; se non fosse che, per poter andare in bicicletta in modo ordinato e sicuro, è necessario che le città posseggano numerose piste ciclabili.



Pandemia a parte, negli ultimi anni la mobilità sostenibile ha invaso la scena del dibattito pubblico, non soltanto a causa del turismo di nicchia – che privilegia l’utilizzo di mezzi “leggeri” quali le biciclette – ma anche, e soprattutto, come risposta all’inquinamento, dovuto all’utilizzo smodato di mezzi di trasporto, e al conseguente cambiamento climatico. Molte città, infatti, si sono dotate di servizi di bike e car sharing.


E l’Italia? Di fronte a queste nuove sfide, come reagisce il nostro paese? La risposta, regione per regione, territorio per territorio, è tutt’altro che uniforme.



I dati del 2018 ci rivelano che, per 100 km² di superficie nei capoluoghi, ci sono 23,4 km di piste ciclabili. Un valore che, purtroppo, varia da Nord a Sud: infatti, 56,3 km di piste ciclabili ogni 100 km² al Nord; 14,8 km di ciclabili ogni 100 km² al Centro; e, infine, 5,2 km di ciclabili ogni 100 km² al Sud.


Padova è la città con il risultato migliore: ben più di 180km di piste ciclabili ogni 100 km²; subito dopo Brescia (167,9 km), Mantova (164,4 km) e Torino (159,2 km). Al meridione, invece, i capoluoghi con piste ciclabili sono pochi: Viterbo, nel 2018, aveva solo 0,2 km di piste ciclabili ogni 100 km², seguito da Ragusa, Matera e Avellino che non raggiungevano neppure 1 km.



Covid-19 e piste ciclabili


Legambiente, nel report del progetto “Covid lanes”, ha analizzato l’impatto della pandemia sulla mobilità sostenibile, evidenziando la nascita del fenomeno delle “piste ciclabili pop-up”, cioè corsie riservate alle biciclette, economiche e realizzate in poco tempo. Si tratta di interventi riguardanti la segnaletica verticale e orizzontale, in particolare nelle zone maggiormente trafficate, in modo tale da poter trasformare queste piste pop-up in vere e proprie piste ciclabili. Nel 2020, le grandi città italiane hanno visto tracciare ben 193,92 km di piste ciclabili pop-up, con risultati ragguardevoli a Milano (35km) e a Genova (30km).

In definitiva, la situazione contingente, oltre a fornire maggiori risorse – stanziate per la “ripartenza” – potenzialmente utili per ampliare le piste ciclabili, ha dato la possibilità di ripensare ulteriormente la mobilità cittadina, coniugando l’attività sportiva con i benefici ambientali e il risparmio economico.


Articolo a cura di: Elenio Bolognese


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