Le pagine del Bollettino del CLI

Femministe e pure lesbiche? Siamo negli anni Settanta e queste sono le donne del CLI: la redazione del loro storico bollettino apre un altro genere di cultura in Italia


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Gli anni Settanta sono stati un decennio caldo per le lotte e le battaglie sociali e politiche delle donne italiane. Sono serviti per ridisegnare, almeno secondo la legge, gli equilibri familiari; sono stati contenitori delle grandi mobilitazioni per il referendum sul divorzio, per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza e per tutti gli altri articoli che hanno visto la fine proprio con quella stessa legge, la 194 del 1978.


Gli anni Settanta, però, aprivano le porte a quella che poi sarà la rivoluzione sessuale che, nel nostro Paese, trova fortuna con molta fatica.


Secondo alcuni, infatti, furono proprio le lotte femministe di quel decennio a rendere possibile la nascita della comunità LGBT nel nostro Paese.


Se l’omosessualità faceva parlare di sé già da una decina di anni negli Stati Uniti di America, dopo le famose proteste che oggi ricorrono nella storia come “moti di Stonewall” del 1969, in Italia la situazione si sviluppò soltanto qualche anno dopo.


Con i gruppi femministi, negli anni Settanta si erano venuti a creare numerosi collettivi lesbofemministi. Proprio dalle basi che furono poste da due di essi, che nel frattempo avevano costituito un nuovo gruppo detto Cli, Collegamento Lesbiche Italiane, nel 1981 nacque a Roma il Bollettino del Cli, che diventerà semplicemente La Bollettina nel 1991.


Sebbene argomenti di natura omosessuale fossero stati già trattati da altre teste, come ad esempio, alcuni numeri di Effe o dallo speciale di “Fuori!” curato da “Fuori!Donna” nel 1974, "La bollettina del CLI" fu il primo periodico lesbico italiano non pornografico.


Da un punto di vista linguistico, per tutte le donne omosessuali era fondamentali che per descrivere le vicende che le riguardavano fosse utilizzato il termine “lesbica”: come disse il direttore del FUORI!, Mario Mieli, si impegnavano a voler fare in modo che potesse diventare una bella parola.



La sua esistenza è importante non soltanto per il ruolo che ebbe nella storia dell’editoria di genere, ma anche per quello all’interno della vita quotidiana di moltissime donne in una società che, ancora, faticava ad accettarle.


Fino al 2002, anno in cui cessa le sue pubblicazioni, infatti, “La Bollettina”, con il suo abbonamento che arriva a casa in busta chiusa, permette alle lesbiche lontane dai circoli di restare al passo con le novità sullo stato della comunità, pur non frequentando i collettivi.


Fra le pagine del giornale, infatti, venivano pubblicati articoli riguardanti gli eventi dei gruppi lesbici, argomenti di attualità e traduzioni di opere e lavori di scrittrici lesbiche straniere non ancora pubblicate in Italia. Inoltre, nascendo da gruppi di collettivi, spesso si potevano trovare sezioni sulla socializzazione delle lettrici e delle militanti con cene, vacanze e altri appuntamenti che venivano utilizzati come mezzi di aggregazione delle lettrici.


Con il Bollettino del Cli si è chiusa un’altra epoca di solidarietà e comprensione, di propensione alla forza e all’autostima. Dire che dalle pubblicazioni la situazione non sia cambiata è, senza dubbio, omettere numerosi passi avanti. Ma siamo sicuri che il cambiamento sia oggi evidente come dovrebbe?


Articolo a cura di: Beatrice Tominic



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