Le menzogne della notte: a noi due

«allora mi chiedo: io, chi sono? Noi, gli uomini, chi siamo? Siamo veri, siamo dipinti? Tropi di carta, simulacri increati, inesistenze parventi sul palcoscenico d'una

pantomima di cenere, bolle soffiate dalla cannuccia d'un prestigiatore nemico? Se così è, niente è vero. Peggio: niente è, ogni fatto è uno zero che non può uscire da sé».



È universalmente noto il detto che recita di non giudicare un libro dalla copertina. E se invece della copertina lo giudicassimo dalla sua epigrafe?


Gesualdo Bufalino è conosciuto specialmente per la difficoltà della propria scrittura. Egli stesso si definisce un ‘poeta della prosa’ rendendo così esplicito come la propria scrittura non sia al servizio della trama, ma della parola stessa. Né tantomeno può essere definito uno scrittore al servizio del pubblico: non è raro che il lettore non riesca a comprendere pienamente ciò che il poeta\narratore voglia dire e quest’ultimo non fa nulla per aiutarlo, piuttosto, ironicamente, lo sfida!


Ancor prima di cominciare il romanzo ci si imbatte nella singolare epigrafe che recita “a noi due”.



Ma chi è l’altro al quale Bufalino si riferisce? L’autore non lo specificherà mai, non presentando dunque soluzioni per un romanzo giocato sulla poetica dell’inganno, del non detto e della menzogna (il lettore è messo in guardia ancora prima di cominciare la lettura, a partire dal titolo), in cui le bugie e la non trasparenza diventano i fili fondamentali per tessere l’intreccio, i fili che tengono in piedi e muovono i Pupi, come nella famosa Opera siciliana, che nel romanzo diventa grande metafora della falsità dell’esistenza e della continua reversibilità dei ruoli tra pupi e puparo.


Ma ogni prodotto artistico, si sa, sottostà alla volontà del proprio creatore; così Bufalino è il vero puparo dell’opera (o dell’Opera) e noi lettori siamo i pupi (tra i tanti) ai quali è rivolta la sfida lanciata nell’epigrafe. Attraverso la dedica iniziale Bufalino ci avverte di aver disseminato tra le pagine indizi, menzogne, citazioni nascoste e mezze verità, sfidando in maniera intimidatoria, ma affettuosa, l’intelligenza del lettore a ricomporre le tessere del puzzle e ritrovare il filo di Arianna che può condurlo al di fuori del labirinto postmoderno della letteratura.


Edito da Bompiani e vincitore del Premio Strega 1988, Le menzogne della notte è un romanzo tipicamente e perfettamente postmoderno, un’opera aperta e iperletteraria lucidamente consapevole di collocarsi come parentesi ludica nel continuo dissidio tra arte e vita.


A questo punto sta solo al potenziale lettore decidere se accettare la sfida e uscire dal labirinto trionfante e novello Teseo, o se cullarsi all’interno di esso, consapevole che ormai il Minotauro non potrà fargli in alcun modo del male.


La sfida è aperta. Gesualdo Bufalino: a noi due!


Articolo a cura di: Sabrina Russo



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