Le guardie della porta antica (XIV sec. a.C. – età del Bronzo)

Cosa ricorderemmo dei popoli antichi, delle grandi civiltà, dei potenti regni e dei personaggi che hanno scritto il corso del tempo se l’uomo non avesse lasciato il suo segno sulla Terra? Non si tratta solo di arte, o di storia, ma anche di lavoro e intelligenza… di collaborazione tra mente e mani.



Durante la tarda età del Bronzo, a distanza di secoli da oggi, viene eretto un monumento semplice a vedersi, eppure imponente, forte e studiato minuziosamente a Micene, civiltà greca antica dal forte potere militare, finanziario e politico; stiamo parlando della Porta dei leoni. Micene, secondo le leggende, fu edificata dall’eroe semi-divino Perseo; che la fece crescere rendendola un regno maestoso, tanto da mantenere il dominio sul Mediterraneo centrale. Fu costruita a circa 280m sul livello del mare, rispetto ad altre grandi città greche era più militaresca e spartana, dunque necessitò la costruzione di mura che la cingessero e la proteggessero dalle invasioni nemiche. Le mura vennero chiamate “ciclopiche” in quanto, secondo la leggenda, Perseo vi ci portò i giganti ciclopi provenienti dall’Asia, per aiutarlo nella costruzione di un’architettura così possente (alta 7m), realizzata grazie all’assemblaggio di blocchi di pietra calcarea dallo spessore compreso tra i 3 e i 4 metri.


Soffermandoci sull’ingresso volto a nord-ovest, noteremmo che lo stile e il metodo di costruzione è arcaico, semplice, ma sicuramente sofisticato rispetto ad altri monumenti sacri del tempo. Sostanzialmente sono quattro i blocchi che compongono l’entrata: i due stipiti ai lati, l’architrave e la soglia sottostante; tal struttura è definita “trilittica”, simile a quella dei dolmen (tombe preistoriche) ma decisamente più innovativa e ingegnosa. L’architrave è un monolito orizzontale lungo 5m, profondo 2,5m, posto sui due piedritti alti rispettivamente 3m. Sopra è posto un secondo monolito triangolare, che permette di scaricare il peso della costruzione dai lati dell’architrave a terra, senza questo la parte sottostante sarebbe crollata, essendo cava, ecco in cosa consiste l’ingegnosa innovazione. Il triangolo di scarico è formato da una lastra di porfido rosso, scolpito interamente con un simbolo araldico raffigurante due leonesse simmetriche rampanti, poggiate con le zampe anteriori alla colonna rastremata in stile minoico, che allude alla rappresentazione dell’acropoli interna. Le zampe e la muscolatura non rispecchiano il reale, i corpi si presentano di profilo, sono privi di prospettiva, riprendono lo stile pittorico tipicamente minoico ed egizio. Purtroppo ad oggi si presentano acefale, prive del capo andato perduto nel corso degli anni, probabilmente realizzato con un materiale differente.



Ma…perché la scelta delle leonesse?


La leonessa è ritenuta un simbolo, o meglio un animale totemico giacché è il protettore, la guardia vigile che controlla la città e soprattutto chi vi accede. È il simbolo scultoreo e grafico che identifica la civiltà creando un notevole senso di appartenenza nonché di autorevole prestigio e solennità. E non solo, proprio attraverso esse, l’occhio degli Dei vegliava sulla potente dinastia che vi risiedeva. Tutt’ora le leonesse si ergono fiere e attente, prive di testa ma non del coraggio che necessita la difesa della patria di pietra.


Articolo a cura di: Matilda Balboni



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