Le banche nell’antica Roma

Aggiornato il: 24 nov 2020

Molti credono che furono le città italiane medievali ad inventare il concetto di banca, quella che è una vera e propria rivoluzione per un sistema economico: immaginate il mio stupore nell’apprendere che nel mondo antico le banche erano non solo presenti, ma anche molto sviluppate, per certi versi almeno ai livelli dei loro successori medievali.


A Roma le banche nascono assieme con la moneta con la funzione di come cambia - moneta, a volte con semplici sportelli di prestito. Presto evolvono fino a diventare in alcuni casi delle grandi attività economiche, diffuse su tutto il mondo mediterraneo. A Roma i banchieri erano chiamati “argentari”, a differenza di oggi non facevano parte delle élite cittadine e la loro attività imprenditoriale, per quanto necessaria ed importante, era in parte considerata disdicevole, anche se avevano la fiducia dei loro clienti, tra i quali anche l’aristocrazia senatoria. Spesso si trattava di libertà, il primo di cui ci è giunto il nome – tale Lucio Fulvio – era attivo durante le guerre puniche. Sono presenti anche le società a scopo bancario: abbiamo un testo che narra la storia della costituzione di una società danistaria, ovvero con l’obiettivo di dare denaro in prestito. Un famoso banchiere fu nel secondo secolo un tale Callisto, uno schiavo cristiano che svolgeva l’attività per conto del liberto imperiale Carpoforo. La banca però fallì a causa di alcuni prestiti non restituiti, forse a causa della crisi economica del 186-189 innescata dalle conseguenze della peste antonina. Lo schiavo Callisto provò a fuggire, ma fu riacciuffato, tentò di prendere denaro a prestito nella comunità ebraica ma fu infine denunciato come cristiano e condannato ai lavori forzati nelle miniere della Sardegna. La sua religione fu però anche di aiuto: fu liberato grazie all’intercessione di Marcia, concubina di Commodo e simpatizzante dei cristiani. Tornato a Roma Callisto divenne diacono e organizzò il primo cimitero cristiano, le famose catacombe di Callisto. Con il tempo venne infine perfino fatto Papa. Non capisco come mai nessuno abbia pensato a realizzare un film su Callisto, altro che “il gladiatore”.


Tornando alle banche, i depositanti avevano dei veri e propri conti correnti che permettevano una sorta di bonifico: abbiamo testimonianze nelle quali Tizio compra da Caio un bene per diciamo 100 monete d’oro e scrive a Caio una lettera di pagamento per il prezzo pattuito. Caio si reca presso la sua banca che registrerà sul conto corrente l’avvenuto pagamento. La banca poi provvederà a correggere contabilmente la transazione presso la banca di Tizio, le banche infatti tenevano aperte con l’una con l’altra proprio per queste operazioni. In questo modo abbiamo un tipico esempio di moneta virtuale: non era necessario portarsi dietro grosse somme per le transazioni più importanti. A quanto pare in oriente erano perfino diffusi una sorta di assegni circolari.


I prestiti delle banche erano regolati dallo stato, il tasso di interesse massimo era fissato al 12% e tutte le testimonianze documentali e archeologiche attestano che i tassi erano solitamente tra il 5 e il 12%, ovviamente a seconda del rischio del prestatore e delle condizioni economiche locali e generali. Per il commercio a lunga distanza esisteva però un prestito speciale, il faenus nauticus, ovvero il prestito marittimo, un prestito ad alto rischio per il quale erano permessi tassi più alti del massimo legale.


Facciamo un esempio: un commerciante di Cartagine prende a prestito in città 100 aurei al tasso diciamo del 20% e da come garanzia il valore della sua nave. Dopo aver comprato le mercanzie il mercante invia la nave a Roma, dove vengono vendute per 150 aurei. A questo punto gli agenti del mercante depositano 120 monete d’oro come pagamento alla filiale Romana della banca di Cartagine, riportando il guadagno di 30 aurei a Cartagine, assieme alla ricevuta della filiale romana che viene presentata alla banca di Cartagine per estinguere l’ipoteca sulla sua nave.


Si tratta di un meccanismo che agevola enormemente i traffici via nave, eliminando la necessità di anticipare il costo della mercanzia e permettendo di assicurare i mercanti contro il rischio di naufragio: in caso di perdita del carico infatti l’ipoteca si estingue e la banca non può rivalersi in alcun modo sul mercante. Il prestito è comunque molto interessante anche per le banche: è vero che è più

rischioso, ma è l’unica forma di prestito che permette tassi alti, non regolati, spesso davvero esosi e quindi molto allettanti per le banche, a differenza dei noiosi prestiti con il massimo legale. E’ probabile che furono questi prestiti, e la relativa bolla finanziaria, a causare una delle prime crisi finanziarie documentate nell’antchità: la crisi del 33 dopo cristo, sotto Tiberio. Ma questa è un’altra storia.


Collaborazione - articolo a cura di @italiastoria



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