"LAURO". Come Achille Lauro sta rivoluzionando l’idea di musica in Italia

Da qualche settimana è stato pubblicato il nuovo album dell’artista Achille Lauro, ora molto conosciuto dagli italiani, di qualsiasi genere ed età, per le sue comparse molto scenografiche e teatrali nell’ultima edizione del Festival di Sanremo. “Solo noi” e “Marilù” sono i singoli che hanno anticipato l’uscita dell’album, entrambi con un sound che riprende quello delle ballad rock, in grado di rimarcare il contrasto tra la voce calma del cantante e le tematiche affrontate nei brani. Questi ultimi infatti, come molti altri all’interno dell’album, affrontano tematiche delicate – in questo caso quelle dell’emarginazione e della vita di una ragazza madre – con grande sensibilità ed empatia.


Ma la peculiarità di “LAURO” è la straordinaria varietà di generi che vengono toccati dai diversi brani, mettendo a contrasto, e allo stesso tempo conciliando, canzoni punk come “Generazione X”, con la ballad pop de “Come me”, e addirittura rasentando il cantautorato in “A un passo da Dio”. La capacità, ancora forse sottovalutata, dell’artista consiste proprio nell’adattabilità di scrittura su basi musicali così tanto diverse tra loro, capacità non superficiale, tenendo anche a mente che egli è partito dal genere rap/trap.



Anche la capacità di scrittura non ha deluso gli ascoltatori: come negli ultimi due album, “1990” e “1920”, anche questa volta Achille Lauro si è dimostrato in grado di trasmettere egregiamente ciò che i giovani spesso non sanno esprimere. Sono raccontati i sentimenti positivi e di euforia, come pure il senso di smarrimento, mischiati alla voglia di ribellione e a quella di libertà.


Ciò che arricchisce ulteriormente la totalità del prodotto è la presenza di “skit” visual, che riprendono le esibizioni messe in scena dall’artista sul palco dell’Ariston nel 2020, e successivamente nel 2021 con i famosi “quadri” musicali. Questi sette estratti recitati durano circa un minuto e si trovano esclusivamente nella versione Deluxe dell’album.


Achille Lauro però non sta facendo altro che sperimentare su generi già esplorati e cantati, ma perché allora sembra tutto così futuristico e innovativo? Probabilmente la risposta risiede nel fatto che, per l’ascoltatore medio, rimane sempre strano assistere a qualcosa di fluido, di non etichettabile o classificabile; questo a molti trasmette ansia, in quanto è qualcosa di estraneo alla loro esperienza. Ecco perché Achille Lauro è rivoluzionario sotto alcuni aspetti – compresi quelli prettamente estetici, che ha abbattuto indossando in più occasioni abiti o accessori definiti “femminili” – egli, attraverso la totalità delle sue performance, continua a sfidare preconcetti e stereotipi che sono sempre stati dati per validi senza che nessuno si chiedesse se fossero o meno esatti, scardinando l’idea che i generi musicali debbano venire per forza distinti nettamente.



Insomma, ciò che sicuramente non si può dire dopo aver ascoltato l’album è che non sia soddisfacente, anzi. Non solo è un prodotto dalle sonorità varie, che quindi può, potenzialmente, coinvolgere un maggior pubblico e unirlo, ma è anche evidente la crescita artistica che sta vivendo Achille Lauro. Come egli stesso afferma, l’arte è unica – inutile separare in compartimenti stagni il cinema dalla musica, la musica dalla poesia, la poesia dalla letteratura, ecc – e in questo album è presente tutto ciò che la rappresenta. Dai rimandi cinematografici, alla lettura dei testi in poesia e prosa, fino alla mescolanza di sound è innegabile che “LAURO” sia uno dei più completi e innovativi album di questo 2021.


Articolo a cura di: Letizia Malison



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