La storia triste e crudele dei desaparecidos argentini

Il termine desaparecidos ormai è tristemente entrato nel linguaggio comune per indicare la misteriosa sparizione di una o più persone. In effetti la sua origine è dovuta ad una storia di segrete sparizioni, di torture ed omicidi, è la storia di persone strappate alle proprie famiglie ingiustamente. Queste sparizioni di massa dei dissenzienti, ma più in generale di chiunque avesse idee democratiche, seminarono il panico ed il terrore nei Paesi dell’America Latina tra la metà degli anni ’70 e la metà degli anni ’80 del secolo scorso, in particolare in Cile, Uruguay, Paraguay e Argentina.



Quest’ultimo Paese è sicuramente quello che è riuscito ad operare con maggior “efficienza”, segretezza e a nascondere meglio la verità su queste disumane azioni. Quest’anno ricorre il 45° anniversario del colpo di Stato in Argentina, giorno in cui si ricordano le decine di migliaia di vittime sparite durante la dittatura di Jorge Rafael Videla, dittatore dell'Argentina dal 1976 al 1981.


Il Generale Videla decise che la sua dittatura sarebbe stata diversa da quella di Pinochet in Cile, non per questioni morali, purtroppo, ma perché la strategia utilizzata da Pinochet per il contrasto ai dissidenti politici fu messa in atto troppo “alla luce del sole” e le immagini dei campi di prigionia per i dissidenti politici fecero il giro del mondo e scatenarono una indignazione planetaria. Ricostruire in questa sede le dinamiche che portarono al potere Vileda non è possibile perché si tratta di un argomento complesso e che magari sarà oggetto di un articolo a sé, ma descrivere il suo modo di operare è indicativo del regime di terrore che aveva instaurato.


Le truppe di Vileda agirono esattamente come agiva la psicopolizia nel “1984” di Orwell, infatti la polizia rapiva le persone che semplicemente scomparivano, la famiglia non riceveva più alcuna notizia, perché di fatto niente era riportato nei registri della Polizia, degli ospedali, né i giornali ne parlavano. Il modus operandi di queste forze repressive, chiamate “squadroni della morte”, era tanto semplice quanto terrificante: questi squadroni arrivavano a bordo di una Ford Falcon a casa della persona completamente ignara di ciò che stava per accadere, perché di fatto questi sequestri venivano fatti senza un processo o un avviso di garanzia, veniva sequestrata, a volte insieme alla propria famiglia compresi gli eventuali bambini piccoli o piccolissimi, venivano successivamente torturati, picchiati e la maggior parte delle volte uccisi. Neanche da morti queste persone venivano trattate con dignità, infatti i corpi dei desaparecidos finivano in fosse comuni o gettati da un aereo nell’Atlantico con una profonda ferita nel ventre in modo che gli squali divorassero il corpo e la vittima sparisse definitivamente, i cosiddetti “voli della morte”. Nel frattempo, queste sparizioni assolvevano un’altra funzione, quella di terrorizzare la popolazione civile e le famiglie delle vittime, in modo da scoraggiare la ribellione.

La violenza non risparmiava nemmeno donne incinte e minori, alcuni episodi emblematici raccontano perfettamente la spietatezza del regime argentino anche nei confronti di queste persone, come le donne che venivano rapite all’ottavo o addirittura al nono mese di gravidanza, venivano picchiate, torturate con scosse elettriche nonostante la loro condizione fisica, quelle che riuscivano a portare a termine la gravidanza venivano uccise e i loro figli “regalati” a famiglie di militari e poliziotti.



Ma sicuramente l’episodio più crudele, quello che poi diede inizio alla rivolta, iniziò nel settembre del 1976 e che oggi comunemente ricordiamo come “la notte delle matite spezzate”. Un enorme massa di studenti organizzò una rivolta per far valere i propri diritti, soprattutto quelli inerenti ai tesserini che riconoscevano sconti sui trasporti e sui libri di testo, in quell’occasione migliaia di studenti, quasi tutti minorenni, furono sequestrati e torturati e circa 250 di loro, purtroppo, persero la vita.


Questi tristi e sconvolgenti avvenimenti, però, innescarono un moto cittadino che portò allo smascheramento dell’orrore che in segreto stava accadendo, infatti sia il movimento delle “Madri di Plaza”, cioè le madri dei ragazzini sequestrati durante la rivolta studentesca, sia le “Nonne di Plaza de Mayo”, le madri delle donne incinte sequestrate ed uccise che intendevano ritrovare i nipoti, decisero di manifestare pacificamente e rendere pubblico ciò che tutti sapevano, ma nessuno aveva il coraggio di denunciare.

Il piano di sparizione forzata, il cosiddetto “Piano Condor” fu scoperto durante un’indagine da un giudice paraguaiano José Agustin Fernandez che notò che questo fenomeno coinvolgeva molti Paesi dell’America Latina, che condividevano informazioni per l’attuazione di questo piano.

Il bilancio di questa follia è amarissimo, circa 30.000 persone sparirono nel nulla e molte ancora oggi non hanno avuto giustizia e probabilmente non l’avranno mai.


Articolo a cura di: Antonino Cuppari



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