La rivolta di Pugacev

La vita dei contadini nella storia non è mai stata facile: vessazioni, calamità naturali, anni di magra e indigenza erano sempre in agguato, ancor di più se consideriamo il territorio e l’epoca che in questo articolo andremo a esaminare.



Ci troviamo infatti nelle immense distese russe nella seconda metà del 1700, un territorio vastissimo e particolarmente soggetto alle intemperie, in cui le condizioni dei contadini erano talmente misere da essere senza ombra di dubbio assimilabili alla servitù. I braccianti erano alle strette dipendenze del signore locale, per conto del quale coltivavano enormi appezzamenti di terra, con turni sfiancanti e pause rarissime. Il limite si raggiungeva nel periodo delle corvées, periodi di lavoro non retribuito della durata anche di diversi mesi che i servi svolgevano per conto del loro signore.


Visti i presupposti, non c’è da sorprendersi che queste condizioni degradanti finissero spesso per sfiancare non solo il corpo, ma anche lo spirito di che le subiva. Le insurrezioni contadine erano all’ordine del giorno e proprio in Russia fra il 1762 e il 1769 si contano ben settantatre rivolte. Ciò che sorprende di queste insurrezioni è che le proteste, di natura economica (ma talvolta anche con elementi religiosi), non sono sovversive, ma conservatrici; i contadini non si ribellano all’ordine costituito che li costringe a vivere nella miseria, ma reclamano semplicemente delle condizioni di vita migliori pur restando all’interno dello stesso ordine.

L’apice di queste rivolte fu raggiunto fra il 1773 e il 1774, con la rivolta di Pugacev, in cui un esercito di 25.000 cosacchi, tartari e baskiri mise a ferro e fuoco la zona compresa fra i monti Urali e il corso del Volga e a cui si unirono migliaia di contadini, vessati e tormentati dalla loro condizione servile.


Tuttavia, ciò che più di ogni altra cosa rende questo evento unico era proprio il suo leader, ossia proprio Emeljan Pugacev: costui era un ex militare dell’esercito russo, dal quale aveva disertato per poi unirsi ai monasteri dei Vecchi Credenti, una setta ortodossa tradizionalista e conservatrice. Analfabeta, ma dotato di grande carisma e abile nell’uso della propaganda, Pugacev convinse i suoi seguaci di essere lo zar Pietro III, deceduto in realtà pochi anni prima, ma sul quale circolavano numerose leggende. Pugacev nella sua ideologia non era quindi un ribelle qualsiasi, ma il legittimo monarca spodestato dal trono (qui si vede l’ideologia conservatrice cui si era accennato prima), che intendeva ristabilire l’ordine che la zarina Caterina avrebbe violato.


La rivolta crebbe e coinvolse sempre più persone: Pugacev aveva in mano un vero e proprio esercito e conquistò le città di Samara e Kazan, collezionando una vittoria dopo l’altra e accrescendo sempre di più il suo potere e il suo carisma. Un aspetto che differenziava notevolmente questa rivolta, che ormai si era trasformata in guerra civile, fu che nessuna élite aristocratica riuscì a manipolare l’avvenimento a suo vantaggio; Pugacev rimase sempre saldamente in controllo e anzi, il suo esercito giustiziò decine di nobili e di proprietari terrieri. Dopo una iniziale sottovalutazione del pericolo da parte della Zarina, il pericolo degli insorti cominciava a diventare sempre più serio e l’esercito reale decise di contrattaccare: il 22 marzo e il 1 aprile 1774 Pugacev subì delle dure sconfitte, che abbassarono il morale e fecero sembrare il falso zar non più intoccabile. Tuttavia la guerra non era ancora conclusa e Pugacev non aveva intenzione di arrendersi così facilmente: l’esercito dei ribelli fu ricostituito e Pugacev continuò ad accumulare consensi e proseliti fra i contadini risalendo il corso del Volga, fino a quando nemmeno ciò fu più sufficiente; la guerra russo-turca si era appena conclusa e le truppe zariste erano molte e molto meglio addestrate dell’esercito raccogliticcio che Pugacev aveva messo su. La battaglia di Sal’nikov dell’agosto 1774 sancì l’inizio della fine.


Pugacev fuggì con pochi compagni, i quali, riconoscendo che ormai non c’era più nulla da fare, lo consegnarono alle autorità imperiali. L’autore della più grande rivolta che la Russia moderna ricordi fu catturato e processato a Mosca, dove venne condannato alla pena capitale. Nel gennaio del 1775 fu decapitato.


La vicenda storica di Pugacev fa da sfondo al romanzo La figlia del capitano di Aleksandr Puskin, nel quale Pugacev stesso appare come personaggio.


Articolo a cura di: Elisa Matta



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