La ricorrente presenza della politica nello sport

Perché i fatti avvenuti nelle competizioni dell’estate 2021 non rappresentano nulla di nuovo.


Tra i tanti avvenimenti che hanno reso uniche le Olimpiadi di Tokyo 2020 ve n’è uno in particolare che ha suscitato l’attenzione dei media e non solo: il ritiro dalla competizione olimpica del judoka Fethi Nourine per motivi politici. Il campione algerino di judo ha infatti dato forfait per evitare l’incontro con l’avversario israeliano Tohar Butbul – ripetendo il gesto che aveva già compiuto ai Mondiali di judo del 2019 – motivando la sua scelta dichiarando “abbiamo lavorato duramente per qualificarci per i Giochi, ma la causa palestinese è più grande di tutto questo”.



Nonostante sia un gesto degno di attenzione – e anche di nota per i sostenitori della causa – non è la prima volta che la politica entra in modo così esplicito all’interno dello sport, e soprattutto delle Olimpiadi. Tra gli esempi più eclatanti troviamo sicuramente le Olimpiadi del 1936, attraverso cui Hitler cercò di trasmettere agli Stati un’immagine di Germania pacifica e inclusiva; mentre allo stesso tempo utilizzò il legame con la Grecia – da cui, attraverso una staffetta, era stata portata la torcia olimpica – per sottolineare il legame con l’antica civiltà greca e, di conseguenza, la superiorità della razza ariana.


Non molti anni dopo, i Giochi Olimpici sono stati utilizzati anche dall’URSS e dagli USA per dimostrare la propria superiorità durante gli anni della Guerra Fredda. Il clima politico mondiale teso portò a diversi boicottaggi e ritiri volontari, da parte degli Stati Uniti e di alcuni alleati della NATO durante le Olimpiadi del 1980 a Mosca, e successivamente da parte dell’URSS durante i Giochi del 1984 svolti a Los Angeles.



Tra le prese di posizione all’interno dell’universo sportivo, sicuramente quella che ci è più vicina riguarda la scelta della Nazionale Italiana di calcio di non inginocchiarsi durante gli Europei. Il gesto simboleggia, ormai da alcuni anni, la presa di posizione contro il razzismo e le numerose violenze perpetrate nei confronti della comunità nera internazionale, e per questo la scelta di astenersi ha creato non poco scandalo. L’affermazione della Federazione prima della partita contro il Belgio – “la squadra si inginocchierà per solidarietà con gli avversari, non per la campagna in sé, che non condividiamo” e ancora “se quelli del Belgio lo faranno, anche i nostri saranno solidali con loro” – ha ricevuto molte critiche. Persino l’ex Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha rimarcato la sua posizione sul suo profilo Twitter scrivendo “I gesti simbolici sono importanti per affermare i valori. Per questo alcuni di noi decisero, in Parlamento, di inginocchiarsi per il Black Lives Matter. Per questo è giusto farlo anche sui campi di calcio. Tiferò gli Azzurri. Però dispiace per la loro scelta di non scegliere". Ed effettivamente non è difficile comprendere il motivo di tanto sdegno: se, com’è dimostrato, nello sport i gesti e/o simboli politici sono quasi sempre presenti, allora forse non è poi tanto sbagliato aspettarsi da una squadra Nazionale, di un Paese che si definisce non razzista, di rappresentare il sentimento di solidarietà che moltissimi cittadini sentono verso una causa pacifica.


Probabilmente sarà sempre presente il dibattito tra chi vorrebbe vedere politica e sport nettamente divisi, e chi, invece, ritiene giusto che uno una squadra rappresenti in tutto e per tutto i valori del proprio Paese. Quindi, il punto su cui focalizzare l’attenzione, forse, non è tanto se sia giusto o sbagliato, per degli sportivi, prendere esplicitamente posizioni politiche, ma quanto effettivamente ritengano importanti i valori da cui queste cause o posizioni sono scaturite. E allora, a vederla così non ha tutti i torti il judoka Fethi Nourine nella sua scelta di ritirarsi, d’altronde cosa sono le Olimpiadi in confronto ad un conflitto che uccide ogni giorno centinaia di persone innocenti?


Articolo a cura di: Letizia Malison



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