La Commissione Europea bacchetta l’Italia

Aggiornato il: 20 nov 2020

Il belpaese sul podio per le procedure d’infrazione. Precedono Portogallo e Regno Unito.


La commissione europea bacchetta l’italia - Il confronto quotidiano

Nell’anno della pandemia, l’Italia ottiene un primato da dimenticare: ben ventidue nuove procedure d’infrazione aperte finora da parte della Commissione Europea. Il dato è alquanto allarmante, poiché indica il divario evidente tra il nostro Paese e l’Unione e, più nello specifico, l’incomunicabilità tra la Commissione e i governi.


La procedura d’infrazione, ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, promosso dalla Commissione Europea o da qualsiasi Stato membro, è uno strumento atto a sanzionare gli Stati membri dell’Unione responsabili di violazioni del diritto UE, individuabili nei casi di mancata comunicazione (ad esempio se lo Stato non comunica, nei termini stabiliti, i mezzi adottati per l’esecuzione di una direttiva), o di mancata o errata applicazione di una normativa dell’Unione.


In termini strettamente politici e meno giuridici, l’infrazione è identificabile quale elemento affidabile per valutare non solo il rispetto del diritto dell’Unione da parte degli Stati membri, traendo così indicazioni riguardo il “termometro politico” dei governi – più o meno europeisti – ma anche la solerzia, l’impegno e la lungimiranza degli esecutivi, i cui programmi sono spesso limitati ad azioni di prossimità.

L’Italia, nonostante l’opaca performance dell’anno in corso e il numero totale di infrazioni oggi pendenti – ben 91, delle quali 68 per violazione del diritto dell'Unione e 15 per mancato recepimento di direttive... da fare invidia a molti! – proveniva da risultati più soddisfacenti ottenuti negli anni passati. Difatti, sebbene nel 2014 il dato fosse meno confortante di quello odierno, con oltre cento spade di Damocle sul capo dell’Italia, alla fine della scorsa legislatura, terminato il mandato del Governo Gentiloni, le infrazioni erano “solo” 59, il numero più clemente degli ultimi sei anni. Nel biennio successivo, invece, le procedure di infrazione sono aumentate notevolmente, non solo nel periodo del governo “giallo-verde” (M5S-Lega), ma anche nell’esperienza più recente del governo “giallo-rosso” (M5S-PD). Ciò dimostra che, nonostante il cambio di “partner” del Movimento 5 Stelle all’interno dell’esecutivo, con il passaggio da un partito notoriamente euroscettico quale la Lega, ad un partito evidentemente europeista come il Partito Democratico, la situazione non ha riportato alcun miglioramento.


Per di più, parallelamente al dato appena analizzato circa il “termometro politico”, appare ancora più singolare la performance dell’Ungheria – con un esecutivo chiaramente euroscettico a guida Orban – che, rispetto all’Italia, totalizza solo 12 infrazioni aperte nel 2020. Perciò, riguardo al numero di infrazioni, è abbastanza evidente che non esista una regola assoluta, conseguente al maggiore o minore europeismo dei vari esecutivi, ma unicamente un orientamento generale.


Altri due aspetti, spesso trascurati ma di rilevanza indiscutibile, concernono sia i settori riguardati dalle procedure di infrazione, che i costi delle stesse. Il settore ambientale è la fatica di Ercole più dura, insormontabile per molti Stati che collezionano infrazioni su infrazioni in tale materia. Quantomeno, non è una faccenda tutta italiana – quindi, mal comune mezzo gaudio? – dato che, a livello di Unione, ben 375 procedure di infrazione su 1761 (circa il 22%) riguardano la materia ambientale, mentre in Italia sono 24 su 92.


Al di là dei confini territoriali che qui contano poco, ritengo che il problema sia proprio la sensibilità ambientale, sicuramente non uniforme in tutti gli Stati, e poco sviluppata nel belpaese che, proprio a causa di infrazioni in questo settore, ha dovuto pagare fior di milioni. Uno dei casi più noti concerne le discariche abusive, infrazione aperta nel 2003, ad oggi costata ben 224 milioni, seguita a ruota dalle Ecoballe in Campania, con 173 milioni di euro. E ormai l’Italia sborsa più di cento milioni l’anno, dal 2015, a causa degli obblighi inadempiuti in riferimento a tutte le “seconde condanne” subite. Certamente non sono bruscolini.


Una classe politica lungimirante e avveduta dovrebbe ricercare soluzioni efficaci, sia per garantire il pieno rispetto delle norme europee, che per evitare uno spreco di denaro pubblico così impietoso. Gettare al vento milioni su milioni rende l’Italia il paese del sole, del mare e delle procedure d’infrazione.


Elenio Bolognese




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